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Il Csi ci diffida, ma (per ora) non si sbottona

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csi-piemonteIl Consorzio per il Sistema Informativo del Piemonte, a firma del suo direttore generale Stefano De Capitani, s’è preso la briga di diffidare la nostra testata dall’”offendere” ulteriormente la struttura, un moloch para pubblico che gestisce l’informatica di quasi tutte le amministrazioni subalpine e che è forte di 1.200 dipendenti.

La nostra colpa? Quella di aver riportato le indiscrezioni di un personaggio interno alla maggioranza Cota, che ci aveva confidato le intenzioni di “ridimensionamento” del Consorzio da parte del nuovo presidente del Piemonte.

Ovviamente c’era anche qualche apprezzamento poco lusinghiero sul rapporto qualità prezzo, circa i servizi offerti dal Csi. Niente di diffamatorio (come lo stesso De Capitani ci ha telefonicamente confermato) ma in effetti neanche tanti complimenti.

Non ci interessano comunque le diffide. Continueremo a riportare le notizie concrete di cui veniamo a conoscenza e, infatti, in una nostra successiva intervista all’assessore Massimo Giordano, le intenzioni di rivedere le cose all’interno del Csi che settimane prima ci erano state anticipate, hanno trovato puntuale conferma. Tra l'altro Giordano aveva espresso giudizi lusinghieri su De Capitani stesso e noi li avevamo puntualmente riportati.

Ma su una cosa abbiamo dato ragione a De Capitani: questa informazione da Internet è basata su indiscrezioni e dichiarazioni di cui talvolta non si può rivelare la fonte. E' un modo di informare u po' parziale, peraltro adottato da corsivisti di grandi giornali senza tanti problemi. Però merita senz’altro diritto di replica, come qualsiasi altro tipo di informazione.

Ecco perché intendiamo approfondire appieno tutte le questioni riguardanti il Csi. Abbiamo subito chiesto al direttore De Capitani, di poter vedere i conti dell’ente, i contratti che ha in essere con la pubblica amministrazione, quanto tali contratti costano e quanto rendono all’amministrazione stessa e quindi ai cittadini pagatori di tasse. Per la verità, a queste nostre legittime richieste, non è che il “diffidante” De Capitani abbia risposto con grande entusiasmo.

Anzi, si è quasi schernito, sostenendo di non essere tenuto a darci queste informazioni. Ma non è un ente privato totalmente posseduto dal pubblico? Non si tratta dei soldi di tutti che vengono spesi in questo caso per computer, software e progetti informatici? Che male c’è a sapere quanto costano i singoli progetti e poi a fare un raffronto con i prezzi di mercato per simili servizi?

Dobbiamo dire che il direttore è stato formalmente molto gentile, corretto e disponibile nei toni. Nei fatti, tuttavia, ci ha detto che si dovrà aspettare il ritorno dell’assessore per avere qualsiasi informazione, perché lui non ci da nulla. Forse, visto che nella lettera di diffida ci ha chiesto di essere più accurati nell’informare giornalisticamente i nostri lettori e ci ha anche sparato un pistolotto vagamente moralizzatore sull’etica e sulla deontologia professionale, chiariamo che noi siamo dispostissimi ad approfondire, sondare, vagliare. Ci diano le carte e lo faremo volentieri: se non ce le danno loro, come a nostro avviso sarebbero tenuti a fare, ce le procureremo comunque.
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