Categoria: Cronaca Pubblicato Giovedì, 05 Luglio 2012 10:09 Scritto da Paola Fabris
TORINO 5 lug (Però Torino) - Da questa mattina, un centinaio di finanzieri sono impegnati in 10 regioni: Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Puglia, Sicilia e Sardegna, nell'esecuzione di arresti, 21 perquisizioni e nel sequestro di beni per oltre 5 milioni di euro.
Le indagini della guardia di finanza di Torino sono scattate dopo l'avvio di una verifica nei confronti di una società per azioni torinese e hanno permesso di disvelare un'evasione fiscale per 22 milioni di euro, essenzialmente fondata sull'abbattimento fraudolento del "cuneo fiscale".
La frode fiscale avveniva mediante l'utilizzo di fatture false per oltre 20 milioni di euro. Per questa accusa sono finiti in carcere il presidente del C.d.a., l'amministratore delegato e i principali dirigenti di una importante società torinese specializzata nelle spedizioni in espresso. Quattro sono in carcere, uno agli arresti domiciliari.
Le indagini del Nucleo polizia tributaria sono scattate dopo l'avvio di una verifica fiscale nei confronti di una società di Trofarello, quando il contenuto di appunti e brogliacci ha lasciato intravedere l'esistenza di un meccanismo di evasione finalizzato ad abbattere fraudolentemente il "cuneo fiscale", il mix di imposte e contributi che grava sul costo del lavoro.
Anziché assumere direttamente il proprio personale, infatti, la società si avvaleva di dipendenti formalmente in carico ad imprese compiacenti, vere e proprie "cartiere", sulle quali gravavano quindi tutti gli obblighi di gestione dei lavoratori.
Le società interposte, però, non pagavano né imposte, né contributi. I debiti con l'erario venivano "saldati", semplicemente compensandoli con crediti Iva del tutto inventati. Prima che l'imbroglio venisse scoperto, le stesse società, intestate a prestanome nullatenenti, erano poste in liquidazione o lasciate fallire, mentre i lavoratori venivano "travasati" ad altre società di comodo.
Per giustificare, nell'eventualità di un'ispezione, la presenza nelle filiali di personale di altre imprese, venivano stipulati contratti di appalto "ad hoc", per la generica fornitura di servizi di trasporto. Il pagamento delle fatture emesse serviva poi per trasferire alle "cartiere" i fondi necessari per versare gli stipendi a fine mese.
Ammonta a 20 milioni di euro il valore delle fatture per operazioni inesistenti contabilizzate dalla società dal 2003 al 2010, che ha portato alla detrazione indebita di Iva per più di 4 milioni di euro ed a minori versamenti di Ires ed Irap per oltre 9 milioni di euro. A questi, va aggiunto l'ulteriore "risparmio" di imposte e contributi sul costo del lavoro, nella misura del 43% delle retribuzioni corrisposte ai dipendenti, per un'evasione complessiva allo stato quantificata in 22 milioni di euro.
Notevoli gli effetti distorsivi della concorrenza e del mercato, derivati dalla possibilità di abbattere, con i costi, anche le tariffe praticate. In soli undici anni, il volume d'affari della società è praticamente decuplicato, passando dai 9 milioni del 1999 agli oltre 90 del 2010.
A farne le spese erano anche i lavoratori dipendenti che, pur immaginando che qualcosa non andava dietro al continuo "cambio di casacca", anche se poi continuavano a svolgere le stesse mansioni nello stesso posto, firmavano le lettere di dimissioni ed a volte ci rimettevano Tfr e scatti di anzianità, pur di portare a casa lo stipendio.
Resta salvo, comunque, il trattamento previdenziale: con la consegna della busta paga ed il sistema di compensazioni orizzontali tra debiti e crediti erariali, il "buco" nei conti dell'Inps viene in ogni caso coperto dallo Stato. Anche per questo, alcuni degli indagati non disdegnavano di farsi assumere dalle società "cartiere", non senza il riconoscimento di paghe di tutto rispetto, anche superiori ai 7 mila euro netti al mese.
Una volta riconosciute le singole responsabilità, saranno avviate le azioni di recupero dei contributi non versati, a cura degli Enti previdenziali ed assistenziali, anche rivalendosi sulle proprietà nel frattempo sequestrate dai finanzieri di Torino: 4 abitazioni, 3 garage, 2 fabbricati industriali ed 1,5 milioni di euro in titoli.