In particolare l'inchiesta ha riguardato il gruppo dei marocchini che avevano un sistema ben organizzato per procurarsi i clienti e 'fidelizzarli', come la possibilita' di acquistare lo stupefacente a credito o a rate, offerta soprattutto ai minorenni che avevano piu' difficolta' a trovare i contanti. Dalle indagini e' emerso, inoltre, che in alcuni casi uno degli spacciatori, che si erano divisi i compiti fra chi procacciava la clientela e chi vendeva la droga, cedeva lo stupefacente a una donna in cambio di prestazioni sessuali. Molto importante per la loro attivita' era il passaparola tra gli adolescenti per l'acquisto dello stupefacente in quantita' maggiori, e quindi con lo sconto, e per trovare nuovi clienti.
Particolare inquietante emerso nel corso dell'inchiesta e' la ricerca da parte dei giovanissimi acquirenti di nuovi tipi e qualita' di droghe che in alcuni casi vengono definite dagli stessi adolescenti ''dall'effetto devastante''. Curioso, anche il gergo, usato fra spacciatori e clienti: la 'bolla di sapone' era una dose di cocaina molto forte e buona, mentre una dose normale era indicata come 'vernice' e quella di hashish come 'birra' o 'maglia'.
Lo spacciatore era 'l'imbianchino', mentre la parola araba 'kamsin' che indica il numero 50 era usata per indicare meta' dose. Nell'ambito dell'inchiesta, che ha anche portato all'arresto di una prostituta magrebina, sono anche stati identificati e arrestati i due albanesi che avevano in casa della cocaina.
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