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Alpitour: i cuneesi non vogliono venire a Torino. La protesta Stampa
Scritto da targatocn   
Giovedì 15 Settembre 2011 20:44

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Hanno prima proclamano lo sciopero, per la giornata di giovedì, di 2 e 4 ore a seconda del tempo pieno o dimezzato, poi nel pomeriggio i 300 dipendenti dell'Alpitour con sede a San Rocco Castagnaretta di Cuneo si sono riversati in massa davanti alla sede della Provincia. C'erano le mamme con il passeggino al seguito, i bambini che tenevano alti gli striscioni di protesta e qualche volto storico dell'azienda, i quarantenni impegnati con il megafono a scandire gli slogan prontamente ripetuti da tutti i partecipanti: "Da Cuneo non ce ne andiamo, non ce ne andiamo, da Cuneo non ce ne andiamo", "Stiamo qua, a Torino non si va", "1,2,3, Cuneo dov'è?".

Sono stati oltre un'ora e mezza davanti alla sede dell'Ente provinciale mentre i segretari della FILCAMS CGIL e FISASCAT CISL venivano ricevuti dall'assessore al Lavoro Pietro Blengini e dalla presidente Gianna Gancia per un confronto in merito alle ricadute occupazionali ed economiche che tale decisione aziendale provocherà.

"Mamme a Torino, chi guarda il bambino?!" e "No Torino" le frasi più gettonate dai lavoratori. Un ragazzino prende il megafono a Saverio, classe 1974, e urla: "Torino neanche per sogno". "Trecento, trecento, trecento" si fanno sentire e scandiscono la loro presenza. Nessuno è escluso dalla mobilitazione: le mamme con pargoli al seguito, ma anche chi non avrà nessun problema a trasferirsi in quanto senza famiglia e/o figli. "Insieme si vince" recita un cartello e insieme continueranno a lottare tutti e trecento.

Raffaella G., 37enne, ricorda i bei tempi in azienda, la solidarietà tra colleghi e l'attaccamento alla filosofia Alpitour: "E' una bella doccia fredda questa notizia. Lavoro in Alpitour da 18 anni, facevo gli stage d'estate in quarta ragioneria. Guglielmo Isoardi (il proprietario) cercava dei giovani da inserire. Facevamo alcuni mesi d'estate e ci ripagava in gadgets o viaggi, poi dopo la maturità se volevamo ci attendeva un contratto a tempo indeterminato. L'azienda era nostra, alcuni sabato mattina andavamo in sede se sentivamo che era successo qualcosa nelle zone dove operiamo. Non facevamo niente, ma ci confrontavamo, parlavamo, guardavamo la situazione. E le porte erano aperte, ci sentivamo a casa. Ora non è più così forte l'attaccamento all'azienda".

Simona R. è a protestare con un passeggino doppio, dentro ci sono i due gemelli di 3 mesi: "Ho 30 anni e sono in Alpitour da 11, ho un full time che ho fatto di tutto per mantenere perché comunque riesco a conciliare casa e lavoro. La possibilità di andare a casa a pranzo e verdeli è qualcosa di unico. Quando ho deciso di diventare mamma ho riflettuto e pensato che sarei riuscita a vederli crescere senza lasciarli a qualcuno, invece così cambiano tutti i piani e le mie prospettive".

Alle 16.48 si rompe l'incantesimo creatosi in corso Nizza. La folla converge attorno a Loredana Sasia della Filcams Cgil che annuncia soddisfatta l'esito positivo dell'incontro allargato anche ai rappresetanti del Comune di Cuneo. Gli enti comunali e provinciali si sono impegnati a promuovere iniziative sul territorio in accordo con le sigle sindacali per scongiurare il trasferimento dei dipendenti nel capoluogo regionale. "E' tutto da giocarsi e useremo tutte le armi di cui disponiamo" ammette Sasia. Il 26 settembre a Cuneo si terrà un consiglio comunale aperto sulla vicenda, mentre il giorno dopo al tavolo di crisi in Provincia siederanno le parti sociali, sindacali, la politica e l'Unione Industriale.

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