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Torino, arriva il secondo store Ikea: sarà a Nichelino Stampa
Scritto da Redazione Però   
Venerdì 14 Ottobre 2011 11:01

Torino 14 ott (Però Torino) - Nessuna conferma ufficiale, però la decisione è stata presa, dicono dal Comune di Nichelino: sarà nel territorio di questa città, infatti, che sorgerà il secondo mega negozio Ikea del torinese. E, a Nichelino, ovviamente si festeggia: arrivano posti di lavoro e un traffico enorme di persone da tutta l'area metropolitana. Un po' meno contenti saranno i grossi e storici mobilifici che proprio a Nichelino già esistono e che comunque, da anni assicurano lavoro e fatturato.
Il supermega magazzino dovrebbe sorgere sull'area ex Viberti, ora occupata dalla Acerbi. A fianco sorgerà anche un ipermercato Auchan, visto che a Torino e cintura tanti ne avvertivano la mancanza: vedremo se la Regione, dopo tante promesse di contenimento della grande distribuzione, autorizzerà anche questa nuova apertura. Al momento, però occorre usare il condizionale. Perché, proprio mentre gli enti locali torinese festeggiavano l'accordo, dandolo per scontato, la multinazionale svedese ha fatto sapere che ci sta pensando. Valuterà l'area, ma ancora non ha preso una decisione.

La scelta è maturata nelle ultime ore. Dopo il no di quest'estate da parte della Provincia che aveva giustamente negato al colosso svedese la possibilità di costruire il nuovo punto vendita a La Loggia, su terreni agricoli di pregio, l'Ikea aveva minacciato con una certa arroganza lo stop agli investimenti in Piemonte, quasi facessero beneficienza e non business, come invece palesemente fanno.

Il negozio di mobili da montare dovrebbe comunque garantire 300 nuovi posti di lavoro. Quello che è certo, è l'investimento di 70 milioni cui si deve aggiungere l'investimento per il nuovo Auchan e in più si parla della costruzione, a spese delle due aziende multinazionali, di un nuovo svincolo della tangenziale a supporto di quelli già esistenti. Solo Ikea prevede almeno altri 3 milioni di clienti l'anno nel nuovo sito (a Collegno sono stati 3,6 milioni l'anno scorso).

A sbloccare la situazione dopo il no ambientalista di Saitta è stata la mediazione della Regione, che non ha mai sconfessato la posizione del presidente della Provincia, ma è riuscita a riaprire una canale di trattative con i vertici dell'azienda. In effetti, vista la quantità di aree industriali dismesse a Torino e in cintura, sarebbe stato assurdo andare a occupare terreni agricoli con un nuovo capannone.

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