
TORINO 22 feb (Però Torino) - La giursiprudenza va avanti: i giornalisti non possono più criticare un prodotto (ad esempio un'automobile), perché altrimenti danneggiano il produttore. Il diritto di critica, quindi, ha un limite nuovo e molto forte. Il tribunale civile di Torino ha infatti condannato la Rai e il giornalista Corrado Formigli a risarcire con oltre 5 milioni di euro Fiat Group Automobiles e a pagare 2 milioni per la pubblicazione della sentenza sui giornali.
La sentenza si riferisce a un servizio trasmesso da “Annozero” il 2 dicembre 2010 in cui era stata criticata una vettura prodotta dalla casa torinese, la Alfa Mito, in un modo che il giudice Maura Sabbione ha definito “denigratorio”. Un concetto, naturalmente, piuttosto soggettivo. Se il quotidiano della Fiat parlasse male di un film, magari massacrandolo e facendogli perdere spettatori, d'ora in poi quindi le case cinematografiche potranno chiedere i danni il giornale dell'azienda.
Questo è il servizio, francamente un po' superficialotto, com'è nello stile censoreo di "Annozero", ma sul fatto che sia "denigratorio" lasciamo la parola ai magistrati.
Fra i convenuti c’era anche Michele Santoro, il quale, però, secondo il magistrato non ha responsabilità. Nel servizio la vettura del gruppo torinese veniva messa confronto in un test con auto di altre marche automobilistiche.
Un'informazione «non veritiera e denigratoria», «incompleta e parziale» ha cagionato alla Fiat, e in particolare al sub-brand Alfa Romeo Mito, un danno patrimoniale e non patrimoniale che è stato quantificato in 7 milioni di euro. È la motivazione con la quale il giudicE della 4/A sezione del Tribunale Civile di Torino ha condannato Formigli e la Rai.
La giornalista Milena Gabanelli ha scritto al "Corriere della Sera", argomentando il suo stupore per la tempesta con queste motivazioni.
La difesa di Formigli ha obiettato che il Politecnico di Torino viene finanziato dalla Fiat (nel 2011 Fiat e Politecnico di Torino hanno rinnovato fino al 2014 l'accordo di collaborazione che ha permesso, alla fine degli anni Novanta, di istituire il Corso di Laurea in Ingegneria dell'Autoveicolo). Dal curriculum del professor Cheli emerge che: «Da anni è responsabile di una serie di contratti di ricerca tra il Politecnico di Milano e, tra le altre, le società Pirelli Pneumatici, Bridgestone, Centro Ricerche Fiat, Ferrari Auto, Fiat Auto». Salvio Vicari, docente alla Bocconi, è stato nel consiglio di amministrazione della Valdani-Vicari e associati. Dentro la Valdani-Vicari troviamo l’ex direttore generale di Teksid France ( gruppo siderurgico fondato da Fiat). Dalla Valdani Vicari invece proviene l’attuale tax senior specialist di Fiat Services. E’ possibile domandarsi se nella loro valutazione ci sia imparzialità?
Secondo aspetto: la quantificazione del danno. Per il Tribunale il servizio di Formigli ha compromesso la reputazione progettuale e commerciale dell’automobile in questione. Tradotto in euro: 1.750.000 danni patrimoniali, 3.250.000 per l’offesa arrecata a una società composta da un assai rilevante numero di persone. Pochi giorni fa, sempre a Torino, nella sentenza Eternit il tribunale condanna 2 dirigenti a 16 anni di reclusione per disastro doloso e omissioni di misure infortunistiche, e ai responsabili civili impone il risarcimento di 30.000 euro ad ogni famiglia che ha avuto un morto in casa per amianto. Il Tribunale civile di Milano, nel 2011, ha aggiornato le tabelle che fissano i danni per perdita parentale. La morte di un figlio, di un genitore, della moglie o di un marito viene liquidata con tetto massimo di 308.700 euro. Per la perdita di un fratello o di un nipote il tetto massimo è di 134.040. Ben altra cifra dovranno pagare la Rai e Formigli per aver accusato una vettura di essere meno veloce di un’altra. Un’informazione considerata incompleta. Va ricordato inoltre che Formigli aveva invitato, invano, i vertici al confronto.
La sentenza del Tribunale di Torino costituisce un monito molto duro verso il diritto di critica (che in questo caso non è stato preso in considerazione), e che lascerà il segno, poiché difficilmente un editore si assumerà il rischio di sostenere simili cifre. Non risulta invece che sia mai stata emessa condanna esemplare nei confronti di coloro che ti portano in tribunale senza motivo. Per loro il rischio massimo, oltre la doverosa condanna alle spese, è solo una piccola multa, 1000 euro, per aver disturbato il giudice.










