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Il Torinese (e Torino) spiegato in 4 luoghi - Però Torino

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Lunedì, 26 Gennaio 2015 15:40

Il Torinese (e Torino) spiegato in 4 luoghi

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DSC_8388La prima volta che sono partita alla volta di Torino non sapevo dove fosse, non sapevo come arrivarci e sono andata a caso perché al tempo non avevo il navigatore.
Sapevo la direzione e mi son fatta bastare quest’informazione.
Adesso, sempre più spesso, senti gli amici dire: “Lo sai che abbiam fatto un week end a Torino? Ma è bella…”
Chi ci va, resta stupito della sua bellezza. Consolante è sapere che sono stupiti anche i Torinesi del fatto che gli “stranieri” l’apprezzino.
Il Torinese è un essere complesso, difficile da comprendere ed unico al mondo.
Portatevi il navigatore: serve!

Il Torinese ha manie di grandezza.
Loro hanno la piazza più grande d’Europa, piazza Vittorio: 360x111m.
Hanno 18 monumentali kilometri di portici che la classificano come la più ampia zona pedonale d’Europa.
Ecco… diciamo che in Europa vanno forte!
Nota di colore: loro i semafori li mettono al doppio dell’altezza delle altre città. E come se non bastasse il fatto che per vederli tu debba sbavare sul volante, li mettono DOPO l’incrocio così che un povero cristiano non sappia dove fermarsi e regolarmente viene insultato perché in mezzo alla strada. (Si parla tanto del traffico selvaggio di Napoli… Andate a Torino, poi ne riparliamo).
Itinerario: lasciate la macchina davanti al Parco del Valentino, fateci un giro e, se avete voglia, allungate il percorso fino al Borgo medievale: è completamente finto, ma d’estate è un incanto.
Proseguite poi lungo le rive del Po fino a trovarvi davanti l’immensa piazza Vittorio e, se quell’enormità vi dà il capogiro bevetevi un San Simone, amaro tipico torinese, nonché la peggior sbronza della mia vita, a La Drogheria.

Piazza Vittorio

Piazza Vittorio

Il torinese è tifoso. Ed ha una passione per le cause perse.
Se pensate di arrivare a Torino e trovare il più alto tasso di juventini vi sbagliate.
Il torinese doc ha il cuore granata.
Non ha nessuna importanza se il Toro non vince mai.
Anche se, ad esser sinceri, è tornato in serie A quando me ne sono andata… ero io che portavo sfiga?
In ogni caso, agli splendori passati non ci tornerà mai.
Sarà perchè, dopo aver perso il titolo di Capitale d’Italia i Torinesi si sono abituati a perdere, ma il cuore che batte a Torino è Granata, punto.
Itinerario: se avete un pò di tempo per ampliare il tour classico della città, dirigetevi verso la collina di Superga. Vi trovate la basilica costruita da Vittorio Amedeo che, salito sul colle per osservare la città assediata dai franco-spagnoli, giurò che, in caso di vittoria, avrebbe edificato un monumento alla Madonna.
Per i cuori granata, però, questo è luogo di pellegrinaggio. La collina di Superga è il luogo dove il 4 maggio 1949 si schiantò l’aereo che stava riportando a casa tutti i componenti della squadra del Torino. Nell’incidente perse la vita l’intera squadra, vincitrice di cinque scudetti consecutivi dalla stagione 1942 al ’49 e che costituiva la quasi totalità della Nazionale Italiana (… qua ho citato, le mie conoscenze calcistiche non arrivano a tanto..).
ATTENZIONE, però! Se siete donne, non proponete mai ad un uomo di portarvi a Superga: per i torinesi è sinonimo di camporella. Un pò kitch come luogo per appartarsi, ma tant’è!

Basilica Superga (da web)

Basilica Superga (da web)

Il Torinese ha qualche problema di fede.
Papa Giovanni Paolo II durante la sua visita disse: “Torino è una città di Santi e di Luce, quindi dove c’è la luce occhieggia anche il demonio”.
Secondo le teorie esoteriche, Torino fa parte del triangolo della magia bianca, con Praga e Lione, e della magia nera con Londra e San Francisco.
La chiesa della Gran Madre di Dio, più simile ad un tempio greco che non ad una chiesa, presenta un orientamento astronomico non casuale: a mezzogiorno del Solstizio d’Inverno,  il sole batte sul vertice del timpano visibile dalla scalinata dell’ingresso. Ai lati della scalinata che conduce all’ingresso, le due statue di donna raffiguranti la Fede e la Religione. La Religione riporta in fronte il triangolo con l’occhio, simbolo massonico.
La Fede, invece, con la mano sinistra tiene elevato un calice che rappresenterebbe il Graal, mentre lo sguardo della statua ne indicherebbe il luogo di sepoltura.
In tutto questo, Piazza dello Statuto è situata esattamente sul 45° dove si intersecano flussi di energie e l’obelisco pare sia il punto che indica la porta dell’Inferno.
Come non ricordare, poi, che Torino custodisce la Sacra Sindone nella cappella costruita dal Guarini su ordine dei Savoia?
Insomma, poveretti… sono un pò confusi.
Itinerario: se avete modo di prenotare la visita alla Sacra Sindone, la cui prossima ostensione sarà nel 2015, vi assicuro che è un’emozione fortissima, che siate o meno credenti.
Ovviamente fate una capatina a vedere la Gran Madre, ma soprattutto lasciatevi alle spalle l’ambiguità di Torino e dirigetevi verso la Sacra di san Michele in Val di Susa per un trekking.
É bellissima ed anch’essa è piena di mistero. Risiede infatti su una retta che collega perfettamente Mont Saint Michel a Monte Sant’Angelo e questi due luoghi distano esattamente 1000 km dalla Sacra.

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Sacra di san Michele – Val di Susa

Il Torinese patisce il freddo.
Di sicuro lo fa con noncuranza, ma se non patisse il freddo, non avrebbe inventato alcune ghiottonerie.
In due anni a Torino non ho MAI mangiato la Bagna Cauda, ma… non ci si fa: solo l’idea dell’aglio rovinava il romanticismo legato a questa grandiosa città.
Però vi posso consigliare il Bicerin: bevanda calda composta da caffè, cioccolato e crema di latte. Andate allo storico Al Bicerin.
Itinerario: lo storico caffè dove potete gustare questa calorica delizia lo trovate in Via della Consolata.
Il percorso di corsa di circa tre ore che sarete costretti a seguire dopo averlo bevuto per smaltirlo, decidetelo da soli, ma io seguirei il Lungo Po!

Al Bicerin

Al Bicerin

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Einstein

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