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Tu chiamali, se vuoi, cantautori - Però Torino

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Martedì, 15 Maggio 2012 12:23

Tu chiamali, se vuoi, cantautori In evidenza

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Ila RossoAh, gli anni '70 della musica di protesta, delle bottiglie di vino appoggiate sui bordi del palco, degli appelli lanciati tra le lenzuola di John Lennon. Come insegna il manuale di retorica, ora ci vorrebbe un cambio di tono improvviso. Qualcosa come "fermi tutti, gli anni '70 sono tornati!". Invece no, quel periodo controverso cantato da menestrelli come Guccini, De Andrè e Ciampi, rimane chiuso nel cassetto dei ricordi. Al massimo ci pensa Ila Rosso, uno dei nuovi cantori della Mole, a riesumare da quell'epoca il conflitto tra i sogni giovanili e la cruda realtà della vita adulta. La canzone si intitola "Figlio di papà". Racconta la metamorfosi di un punk "duro e puro", quello che gira con il furgone scassato e il cane malaticcio, prima di alzare la cornetta e di farsi sistemare dal papà banchiere. Una storia nota sopratutto ai tanti ribelli che con l'età hanno fatto dietrofront. È tutto qui, il ponte tra lo storico cantautorato italiano e il fenomeno che spopola a Torino. Perchè i figli di quella stagione non somigliano affatto ai numi tutelari della musica tricolore. Nè nello stile espressivo nè negli obiettivi. Per esempio ci sono le atmosfere rilassate di Vittorio Cane, l'amore al tempo della cocaina vissuto con Antimusica e il rock sghembo dello stesso Ila Rosso. Per non dimenticare i vulcanici Luciano De Blasi e i Sui Generis, come le acconciature estreme di Deian e Lorsoglabro. Un altro compare della scena torinese, Alberto Bianco, è perfino arrivato alla grande ribalta mediatica grazie a MTV.

L'impronta nazional-popolare e l'impegno politico hanno ceduto il posto ai toni dimessi e alle narrazioni frammentate. Il nuovo cantautorato sembra molto più frivolo, sicuramente più "social", in fondo più contemporaneo rispetto all'aura ormai storica dei padri. La si può chiamare decadenza dei costumi o impoverimento della lingua, brandendo con nostalgia i 33 giri stipati in salotto. Oppure ci si può immergere nelle storie leggere e malinconiche, a sfondo tragicomico, raccontate dalle nuove leve. Una scala musicale fatta di grigi, di chiaroscuri che fanno parte del mondo liquido. Dove una vera strada da prendere non c'è e dove la poesia ha le stesse parole della Tv.

Ultima modifica il Sabato, 26 Maggio 2012 17:01
Matteo Monaco

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