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Le due facce del mal di Torino - Però Torino

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Martedì, 22 Maggio 2012 10:12

Le due facce del mal di Torino

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Mal di TorinoNell'ultimo capitolo della “trilogia involontaria” su Torino, l'autore Fabrizio Vespa tocca alcune note sensibili del pentagramma piemontese. Presentato all'ultimo Salone del libro per Espress Edizioni, il “Mal di Torino” sta già rappresentando un momento di riflessione sugli ultimi venti anni in città, raccontati dalle testimonianze di dieci protagonisti urbani dei nostri tempi. Tra un pensiero dell'assessore Ilda Curti e le memorie di Bruno Gambarotta, il giornalista de La Stampa incontra Max Casacci e Gianluca Gozzi. L'uno a rappresentare i suoi Subsonica in questo ventennio di trasformazioni, l'altro in veste di organizzatore riconosciuto, dietro al bancone del Blah Blah di via Po.

Forse inaspettatamente, ne esce un botta e risposta a distanza incalzato dalle domande di Vespa. Torino è l'epicentro di una nuova stagione artistica? E anche: siamo davvero cambiati, rispetto all'alveare industriale dell'era Fiat? Secondo il chitarrista torinese, la linea di pensiero che accompagna la città dagli anni delle Olimpiadi e di Chiamparino risponde alla verità dei fatti. Torino è on the move, come dimostrano i progetti autofinanziati dai giovani e i più recenti movimenti musicali nati sul territorio. Insomma, non c'è una grande distanza tra la vulgata promozionale/politica che ci vuole risorti dal grigiore e ciò che si respira, ad esempio, per le strade di S. Salvario.

Del tutto opposta la visione di Gozzi, definito dallo stesso autore come la “Cassandra” degli intervistati. A Torino, secondo il fondatore dello sPAZIO 211, prevalgono gli abiti borghesi e gli investimenti sicuri. Altro che nuova capitale della musica, le abitudini e gli orari della città operaia si confermano un vero ostacolo per l'organizzazione di un tessuto artistico davvero capillare. Siamo la città dei grandi eventi, ma non coltiviamo la passione quotidiana delle realtà minori. Gozzi aggiunge che Torino è l'unica città dell'entroterra a soffrire del mal di mare: sempre un po' avanti, o un po' indietro, rispetto a tutti gli altri.

L'unica certezza è che l'ambivalente "mal di Torino", fatto allo stesso modo di entusiasmo e umiltà, esiste. Quale dei due avrà però ragione?

Ultima modifica il Sabato, 26 Maggio 2012 17:01
Matteo Monaco

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