Pissa pì curt Stampa
Scritto da Bruno Babando   
Domenica 08 Luglio 2007 00:49

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Il Sindaco e il delirio di onnipotenza. Ma anche lui fa qualche errore

A prescindere, avrebbe detto Totò. Chiamparino ha sempre ragione. Anche quando tira fuori delle colossali tavanate - capita a tutti - le sue parole vengono accuratamente soppesate, passate in filigrana per carpirne significati reconditi, esaminate minuziosamente nella certezza di cogliere oscuri segnali, formule sibilline, messaggi trasversali. E magari ha solamente la luna di traverso o gli è rimasta sullo stomaco la peperonata della sera precedente e lo stranguglione gli impediva di mettere a fuoco le idee. Che volete, succede: è un sindaco, mica Einstein.

Questa mania di esternare a raffica e, da parte dei giornali, di chiedere la sua opinione su qualunque materia, lo espone al rischio di fare brutte figure e a liquidare con una battuta d’effetto o una dichiarazione banalotta questioni che, invece, meriterebbero meno approssimazione e maggiore rigore. Ma non è così. Chiamparino è intelligente, colto e preparato. A prescindere. Lo riconoscono alleati e avversari politici, giornalisti di sinistra e fogli di destra, sindacati e padroni. Da quando in modo rocambolesco (e fatale) s’è seduto sulla poltrona di primo cittadino è stata tutta una sarabanda di inchini e salamelecchi, una rutilante gavotta in suo onore. Un’entente cordiale che avrebbe fatto girare la testa chiunque. Questo sproporzionato culto della personalità ha molte spiegazioni. Anzitutto nel carattere cortigiano della città, sempre in cerca di nuovi sovrani da servire, e in quella propensione del torinese a ubbidire. Poi un sistema elettorale che  ha trasformato persino un presidente di quartiere in uno statista intoccabile, per cui molti si sentono Churchill o Truman (o Indira Gandhi). Insomma, fatto sta che Chiamparino ha sempre ragione, pure quando il torto è marcio. Aveva torto sullo scandalo delle esumazioni al Cimitero monumentale, non ha azzeccato la scelta di molti collaboratori, sulla gestione dell’ordine pubblico ha fatto il pesce in barile per lungo tempo salvo cavalcare al momento opportuno la protesta spontanea dei cittadini, sulla riconferma dell’assessore alla cultura Fiorenzo Alfieri ha interpretato la parte del “Sindaco Tentenna” cedendo alle pressioni delle fondazioni bancarie e alle grane che potrebbero arrivare dalla eternamente progettata nuova biblioteca di Spina 2. Sull’acquisto delle aree dismesse dalla Fiat a Mirafiori da parte degli enti locali la sua parola è stata determinante: peccato che dopo aver sborsato 67 milioni di euro (finiti nelle casse del Lingotto) tutto sia pressoché fermo.
Chiamparino ha ragione, a prescindere. E non vuol sentire ragioni: è permaloso, si offende facilmente, è quello che in piemontese si direbbe un moschin. E se tra le ola e gli osanna, alcuni iniziano a mettere in dubbio qualche sua decisione – tipo l’ultima, la difesa del city manager sotto indagine per truffa olimpica – l’ira funesta si abbatte su di loro, tanto che debbono nascondere la dissidenza nel segreto dell’urna. Però li tiene tutti a bada, col bastone – la minaccia di elezioni anticipate – e la carota: nelle nomine c’è posto per tutti, politici trombati, tirapiedi, intellettuali di corte. Poco meno di un satrapo persiano, molto più di un podestà del Ventennio. Secondo i soliti bene informati, Chiamparino ha in mente una mossa per aggirare il divieto di correre per la terza volta alla carica di sindaco: alzare i toni dello scontro con la sinistra radicale, tessere alleanze traversali con un pezzo dell’attuale opposizione e tornare al voto, sperando di bissare il diabolico 66,6 per cento della tornata precedente. Avvolto in una cotica di cinismo, indispensabile per chi fa il suo mestiere, Chiamparino è impermeabile e ha annunciato contromisure nei confronti di chi ha osato esprimersi in Sala Rossa contro la sua volontà. Non uno che si sia ribellato. Un solo consiglio, con ossequio e deferenza: oltre la regola aurea dell’understatement sabaudo,  il noto «Esageroma nen!» che ogni due per tre invoca quando replica ai suoi critici, Chiamparino segua anche il suo principale corollario: «Pissa pì curt». Piscia più corto, giusto per centrare il vasino.
Ultimo aggiornamento Sabato 03 Gennaio 2009 00:16
 

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