
TORINO 23 nov (Però Torino) - "Anche se è amore non si vede", questo il titolo dell'ultimo film del duo Ficarra e Picone, interamente ambientato a Torino, da questi giorni in tutte le sale italiane. Una commedia degli opposti che ricalca pienamente il carattere dei due protagonisti (e registi) e che si annuncia spassosa e divertente.
I due hanno voluto ambientare il film proprio nella nostra città, forse più per i benefici legati alla Film Commission che altro. In ogni caso, interrogati, rispondono così: «Ci serviva una città d'arte e potevamo scegliere tra Firenze e il capoluogo piemontese, la scelta è caduta su Torino». Una frase che, qualche anno fa, con il marchio di metropoli industriale di Torino, nessuno avrebbe immaginato pronunciare.
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«Perché abbiamo scelto questo titolo? Era uno dei pochi disponibili - risponde Salvatore Ficarra - avevamo pensato anche a Vola, colomba bianca vola oppure Il ballo del qua-qua ma erano già occupati».
Anche se è amore non si vede è pronto a ripercorrere le tappe degli altri tre pellicole del duo palermitano. A partire da Nati Stanchi (2002) e concludendo con La Matassa (2009). «Volete sapere come si conclude questo film?» chiedono prima di allontanarsi dalla conferenza di presentazione. «Con la risata del pubblico in sala».
I protagonisti sono autisti di un bus turistico che si troveranno ad affrontare una serie di funamboliche relazioni amorose, con tre diversi tipi di donne, portate in scena, da Ambra Angiolini, hostess nevrotica fidanzata di Picone, Diane Fleri, amica del cuore di Picone e Sascha Zacharias, guida straniera, preda dell'interesse di Ficarra.
Tempi comici perfetti, per una bagarre di equivoci che rendono la narrazione esilarante. «L'idea del soggetto è nata da una storia vera - spiega Ficarra - dai racconti delle sofferenze amorose di un nostro amico. Io e Valentino ci siamo accorti che più lui soffriva più noi ridevamo delle sue disgrazie. A quel punto ci siamo resi conto di quanto possano essere buffe le pene d'amore e tutti gli equivoci che intorno a questo sentimento si possono sviluppare. Da qui la genesi dell'opera. La scelta di Torino - prosegue - è stata funzionale al copione. Volevamo una città d'arte e abbiamo pensato di fare una scelta diversa dal solito, per far risaltare la geometria di un luogo meno battuto dalle macchine da presa rispetto, ad esempio, a Roma.
Poi la selezione delle attrici ironizza il cabarettista - è avvenuta attraverso un classico scambio di favori sessuali».












