John Axelrod, direttore americano, torna sul podio dell’Orchestra Rai; è stato recentemente nominato Direttore principale dell’Orchestra Sinfonica di Milano “Giuseppe Verdi”, che nella stagione scorsa è stato protagonista di una memorabile Nona Sinfonia di Mahler, e che in quella in corso sarà impegnato in quattro concerti.
Nel primo, venerdì 16 dicembre alle 20.30, all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, in diretta su Radio3 e in live streaming sul sito www.osn.rai.it, propone un programma introdotto dall’Ouverture Leonore n. 3 di Beethoven, scritta per la prima ripresa della sua unica opera, il Fidelio. La viola solista è Luca Ranieri. L’ouverture Leonore fu pubblicata con il numero di opus 138, ma scritta nel 1804, fu probabilmente eseguita alla prima rappresentazione dell'opera. Seguendo la moda corrente dell' epoca, l' ouverture introduceva temi presenti nell' opera stessa. Beethoven poneva, tra l' esposizione del tema e la ripresa, un adagio, tenendo allo sviluppo il celebre tema di Florestan rinchiuso nella segreta. Questo tema è comune alle tre ouvertures Léonore. Il compositore tuttavia non fu soddisfatto di questa ouverture, pensando che i contrasti dell'azione fossero scarsamente indicati. Fu giudicata dalle critiche «troppo semplice e troppo lontana dai temi dell' opera». Si tratta tuttavia di musica molto ricca, con il tema principale che trabocca di originalità e di energia. L' ouverture esordisce con un accordo scuro, e con una lunga introduzione lenta. Ma non si non ritrova, come nelle due successive ouvertures, la tragica discesa nella segreta di Florestan. Un impressionante crescendo conduce, accelerando senza tregua, verso il tema principale. Il tema di Florestan viene allora, a guisa di sviluppo, seguito della ripresa dell'allegro. Da notare, anche, un crescendo del tema principale che - probabilmente- influenzerà anche Rossini. La seconda ouverture, scritta immediatamente dopo e pubblicata, come l'opera, con il numero di opus 72, corrisponde esattamente allo svolgimento dell'azione. Nello sviluppo, lo spunto culminante dell'evoluzione drammatica riflette lo stato d' animo dei due personaggi principali, esalta l' azione, e, dopo lo squillo di tromba che ricorda l'avvenimento,la musica rappresenta l'eroe radioso e trionfante, grazie dal tema di Florestan. Quando Beethoven rimaneggiò questa ouverture, diventando opus 72 b, ristabilì l'equilibrio delle forme. La fedeltà all'azione è sacrificata al compromesso tra forma e programma. E questa magnifica ouverture diventa una variante melodica e poetica della precedente. Si trova quindi, dopo lo squillo di tromba, una ripresa dell'allegro, traboccante di slancio irreprimibile verso la felicità, che raggiunge al termine di un vertiginoso "presto". Bisogna ancora parlare dell'esposizione del tema principale, dove la melodia è suonata "piano" , semplicemente fra violini e violoncelli, ma con una forza straordinaria – «forte come il "piano" di Léonore 3», amava dire un grande direttore d' orchestra.
Mendelssohn introdusse questa ouverture tra i due quadri del secondo atto dell'opera. Questa abitudine è stata conservata fino ai nostri giorni. Nel 1814, in occasione della revisione completa dell'opera, Beethoven riscrisse l’ouverture di Fidelio. Napoleone battuto, Parigi occupata dagli alleati dell' Imperatore, Fidelio apparve come il simbolo della lotta vittoriosa contro la tirannide: l'euforia patriottica di Vienna esplose in questa ouverture che non contiene nessun tema dell'opera, ma predispone il pubblico alla conclusione felice del dramma. Le chiamate dei fiati, largamente rinforzati in questa ouverture, convocano la folla ad una festa della libertà. L'apoteosi annuncia il finale della nona sinfonia. A seguire il Concerto su antichi canti popolari per viola e piccola orchestra Der Schwanendreher di Paul Hindemith, il cui titolo allude all’antica figura del “rotatore del cigno”: l’uomo che nelle feste paesane faceva arrostire la carne sullo spiedo. Il concerto, eseguito per la prima volta ad Amsterdam nel 1935 dallo stesso compositore, è interpretato dalla prima viola dell’Orchestra Rai Luca Ranieri.
In chiusura la Sinfonia perduta di Franz Schubert, la Grande, ritrovata per caso nel 1839 a casa del fratello del compositore da Robert Schumann, che dell’opera disse: “ci conduce in una regione dove non possiamo ricordare d’essere già stati prima”.
Il concerto sarà replicato domenica 22 gennaio al Teatro “Alighieri” di Ravenna.












