Piemonte Informa
L’assessore regionale alla Sanità, Paolo Monferino, ha convocato il 1° febbraio una conferenza stampa per precisare che “le Molinette non chiudono perché il riscaldamento non funziona. L’impianto è legato alla rete del teleriscaldamento di Torino e funziona benissimo anche con le basse temperature. In realtà il problema che ci si è posti è relativo a due caldaie provvisorie che producono vapore alimentando il calore, il condizionamento e le sterilizzazioni dei blocchi operatori. Sono macchine provvisorie installate perché l'impianto precedente è stato smantellato per fare spazio a quello nuovo, che sarà pronto entro aprile”.
Ripercorrendo l’iter della posa del nuovo impianto, Monferino ha ricordato che “la gara è stata assegnata nel 2009 e sospesa poco dopo a causa dell'arresto dell’allora direttore dell’ufficio tecnico e successivamente per problemi di rimozione dell’amianto. Ad oggi l'impianto è pronto al 90%. Le due caldaie provvisorie possono comunque funzionare benissimo fino a -8 gradi e sotto questo livello, come spiegano i tecnici, basta ridurre il numero delle utenze e del carico di calore. Quindi, nella peggiore delle ipotesi, alle Molinette potrebbero essere chiusi gradualmente sette blocchi operatori. Il piano però prevede un’eventuale sospensione di quelle attività cosiddette in elezione, ossia quelle che si possono programmare, mantenendo intatte le emergenze”.
Il 1° febbraio, primo giorno di operatività per il piano di emergenza, tutte le attività sono state garantite senza problemi. “Si è lavorato predisponendo un piano in anticipo per prevenire qualunque tipo di criticità e garantire la sicurezza dei pazienti - ha sottolineato l’assessore - Ma evidentemente la trasparenza utilizzata non ha pagato: la problematica è stata strumentalizzata da parte di chi ha interesse a farlo. Le informazioni distorte sono uscite prima ancora che finissero le riunioni tecniche e prima che partissero i comunicati della direzione delle Molinette”.
I controlli di questi giorni hanno portato alla decisione di installare un terzo generatore che garantisca, anche in caso di rottura, il funzionamento dell’impianto. La macchina arriverà entro una settimana.
L’assessore ha concluso ponendo l’accento sul fatto che “abbiamo molti ospedali sul territorio, tutti dotati di un servizio tecnico proprio. Abbiamo bisogno di strutture meno numerose e più robuste che sappiano affrontare tali problematiche. Ecco perché stiamo lavorando ad una riforma per creare un sistema capace di affrontare le questioni alla luce della carenza di risorse a sostegno dei costi della sanità. L’idea della federazione che, per Torino, come per le altre province, abbia un unico servizio tecnico siamo certi che sarà funzionale al sistema e ci permetterà di evitare problemi di questo tipo”.
Sulla vicenda è espresso anche il presidente Roberto Cota nel corso della partecipazione alla trasmissione "Un caffè con" di Sky Tg24 del 2 febbraio: "Non sono affatto preoccupato. La notizia è uscita in modo non corretto. Alle Molinette è stato predisposto un piano di emergenza nel caso in cui le temperature dovessero scendere sotto il -8
perché c'é un impianto di riscaldamento un po' vecchio e per questo viene sostituito e di fronte a situazioni straordinarie ed eccezionali prudenzialmente sarebbe meglio ridurne un po' l'operatività per dare sicurezza piena. Si è trattato di un'operazione di grande trasparenza: un po' di prudenza in più non guasta in questi casi".
Si chiama “Agenda di Bologna” il documento che gli assessori al Territorio delle Regioni appartenenti al Tavolo interregionale per lo sviluppo territoriale sostenibile dell’area padano-alpino-marittima hanno sottoscritto nei giorni scorsi nel capoluogo emiliano per fissare gli impegni comuni per uno sviluppo territoriale omogeneo: condivisone di azioni per il contenimento del consumo del suolo, riduzione delle criticità ambientali e semplificazione delle procedure in campo urbanistico e paesaggistico.
A rappresentare il Piemonte è intervenuto l’assessore all’Urbanistica e Programmazione territoriale, Ugo Cavallera, che si è confrontato con i colleghi delle Regioni Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Valle d’Aosta e delle Province autonome di Bolzano e Trento.
L’area padano-alpino-marittima comprende 120.000 chilometri quadrati di territorio e 27 milioni di abitanti, che producono oltre il 70% dell’export nazionale. Una zona caratterizzata da una grande varietà di risorse ambientali e, al tempo stesso, da importanti aree metropolitane e insediamenti industriali, con caratteristiche oggettivamente simili che, in una prospettiva di rilancio dell’economia e di una nuova fase di sviluppo, necessita di qualità, efficienza e coesione del proprio sistema territoriale.
Da queste premesse è nato nel 2007, con la sottoscrizione della Carta di Venezia, il Tavolo interregionale, importante occasione per uno scambio di esperienze nel campo della pianificazione territoriale. In questi anni gli impegni si sono rafforzati attraverso la redazione di documenti di intenti, condivisi a Milano nel 2007, a Verona nel 2008, e ancora a Milano e a Genova nel 2010, parallelamente all’attività dei tavoli di lavoro dei tecnici regionali.
“Con questo incontro, conclusosi con la firma dell’Agenda, intendiamo proseguire - dichiara Cavallera - l’importante esperienza di collaborazione con le altre Regioni del nord Italia, che ha portato in questi anni alla condivisione di linee di intervento coordinate per proseguire sulla strada dello sviluppo sostenibile, nell’ottica del rafforzamento dell’identità dell’area geografica che rappresentiamo. Questo è l’unico esempio nazionale, e tra i pochi a livello europeo, di vera e propria collaborazione interistituzionale e interregionale in un’area assolutamente fondamentale per i destini del Paese e le relazioni con l’Europa. Il coordinamento tra Regioni è inoltre importante per attuare una sempre maggiore condivisione delle politiche territoriali, per sollecitare a livello nazionale la definizione di una nuova legge per il governo del territorio, necessaria per consentire alle Regioni azioni di rinnovamento del modello di pianificazione urbanistica e delle relative procedure autorizzative”.
Ricoprendo il Piemonte il ruolo di coordinamento nazionale per il paesaggio nell’ambito della Conferenza delle Regioni, Cavallera anticipa che “il nostro impegno sarà quello di rappresentare nei confronti del Ministero per i Beni e le Attività culturali le istanze regionali condivise, in merito alle problematiche riscontrate nella definizione dei contenuti dei Piani paesaggistici regionali ed alla necessità di semplificare e snellire le procedure autorizzative paesaggistiche in relazione al valore degli atti di pianificazione regionale”.
Nel corso dell’incontro è stato inoltre presentato un documento redatto dai tecnici regionali, a corredo dell’Agenda politica sottoscritta dagli assessori, dal titolo “Analisi, strumenti e politiche di controllo sull’uso del suolo”.
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