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Notizie

GIORNO&NOTTE TORINO

Giovedì 2 febbraio 2012

Pagina a cura di GABRIELLA CREMA
Una Maison in verde.
Grande serata dedicata alla musica e alla danza irlandese alla Maison Musique con i Birkin Tree, storica formazione di musica celtica con all'attivo migliaia di concerti in tutta Europa.

Alle 22 il locale di via Rosta 23 si colorerà di verde con l'arrivo in scena dell’unica band italiana che si esibisce regolarmente anche in Irlanda, dove ha suonato in alcuni tra i più importanti festival, tra cui Feakle, Ennis Trad, Glencolumbkille e O’Carolan.

In scena, ad accompagnare Fabio Rinaudo (uilleann pipes), Daniele Caronna (violino) e Michel Balatti (flauto traverso irlandese) - come già durante il festival Porto Franco del 2009 - la cantante e ballerina Caitlin Nic Gabhann, dalla contea di Meath.

Con all'attivo ben tre vittorie nel prestigioso premio All Ireland è considerata uno tra i maggiori talenti emersi nella scena tradizionale degli ultimi anni. Biglietto 12 euro; info www.maisonmusique.it


ARTE

INCONTRAR D’AZEGLIO
Per il ciclo “Conversazioni a Palazzo”, alle 17 a Palazzo Reale in piazza Castello è previsto l’incontro “Massimo d'Azeglio tra pittura e scrittura” con Francesco Speranza e Fabio Uliana. Info www.piemonte.beniculturali.it


UN’ORA DI ARTE
Alle 18 a Palazzo Madama in piazza Castello, per il ciclo “L’Ora d’arte”, la visita con lezione è dedicata alla mostra “Michelangelo. Madonna con il Bambino” allestita nella Corte medievale di Palazzo Madama. Ingresso e visita guidata 4 euro; info e prenotazioni 011/4429911.

COSMOS DA TEDESCHI

Si inaugura alle 18.30 alla Galleria Ermanno Tedeschi di via Pomba 14 la mostra personale “Cosmos” di Enrico De Paris. Info www.etgallery.it

PRESSO PLAY@SANDRETTO

Si inaugura oggi alla Fondazione Sandretto in via Modane 16, la mostra “Presso Play. L'arte e i mezzi di informazione”. In programma, alle 18.30 la conferenza di Richard Armstrong, direttore della Fondazione e del Museo Solomon R. Guggenheim di New York, e dalle 19.30 alle 21 l’ascolto della colonna sonora della mostra con cocktail, dj set e distribuzione di una copia in omaggio del mensile “Wired”. Info www.fssr.org


INCONTRI

LO SGUARDO DI MEDUSA
Alle 17.45 al Teatro Colosseo in via Madama Cristina 71, per la ventiseiesima edizione dei “Giovedì Scienza”, è in programma una conferenza sul tema “Lo sguardo di Medusa. Il ruolo dello sguardo nella cognizione sociale” condotta da Cristina Becchio. Info www.centroscienza.it

GIOCHI PERICOLOSI?
“Il benessere psicologico. Adolescenti tra divertimento e "giochi pericolosi". Quale ruolo per l'adulto?”: se ne discute alle 17.30 alla biblioteca Primo levi in via Leoncavallo 17 con la psicologa Barbara Giacobbe. Info 011/4431262.

CHE FAI TU LUNA?

“Che fai tu luna in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna? Giacomo Leopardi” è il tema dell’incontro di avvicinamento al piacere della poesia, condotto da Rosella Ceresa Gianet alle 17 alla biblioteca Bonhoeffer in corso Corsica 55. Info 011/4435990.


MUSICA

I LIKE CHOPIN
Alle 21.30 al Circolo Pueblo in corso palestro 3, per la rassegna di musica classica dal vivo “I like Chopin”, Cécile Delzant Petitpoisson al violino e Michela Marassi al pianoforte suonano brani per duo violino e pianoforte da Bach, a Schubert, Debussy, Monti, Massenet. Info www.circolopueblo.com

JAZZ TORINESE D’ANTAN
Alle 21.30 il Jazz Club Torino propone nel locale di piazzale Fusi, un salto nel tempo del jazz torinese con “Ciao Basilio”: uno spettacolo musicale che nasce da un'idea del musicista Sandro Esposito e che ci fa tornare ai primi decenni del 900. Tra musica e racconto, si narrano le avventure musicali di otto giovani musicisti che nella Torino della fine degli anni 50 e degli inizi degli anni 60 formano una band e un jazz club, il C.m.j.c. Ingresso libero, prima consumazione obbligatoria 6 euro; info www.jazzclub.torino.it

CANZONE DI MARINELLA
Alle 21 alla Cavallerizza Reale in via Verdi 9, va in scena lo spettacolo teatral-musicale ispirato all'opera di Fabrizio De Andrè, “La canzone di Marinella”, organizzato nell'ambito del progetto Itts per la lotta alla tratta e al turismo sessuale. Ingresso libero.

LIGA GILGAMESH

Alle 22.30 al Magazzino di Gilgamesh in piazza Moncenisio 13bis, sono protagonisti Mel Previte & Gangster of Love: gruppo composto dai musicisti Mel Previte (voce e chitarra), Antonio Righetti (basso elettrico e voce) e Robby Pellati (batteria) che hanno calcato i palchi più famosi d'Italia a fianco di Luciano Ligabue. Info www.ilmagazzinodigilgamesh.it

PIRAMIDI SPAZIALI
Dalle 21.20 allo Spazio211 in via Cigna 211, musica sperimentale con i cuneesi oAxAcA e il loro punk jazz all'arma bianca e la psichedelia rock miscelata alle sonorità orientali e africane della Piramide di Sangue. Ingresso “Up To You”. Info www.spazio211.com

LIBER WINDSTORM
Alle 22 al Circolo Arci Cafè Liber in corso Vercelli 2, appuntamento con l’indie pop rock dei Windstorm, band torinese attiva dal 2002 che ha partecipato a numerosi festival e programmi radio come “Screensaver” e “Trebisonda” sui canali Rai. In apertura, suonano gli Young Noise. Ingresso libero; info www.cafeliber.it

NO(T)TE AL BLAH BLAH

Alle 22 al Blah Blah in via Po 21 è di scena Chirs Broakaw: un artista che ha collaborato e suonato coi migliori esponenti della scena indipendente americana degli ultimi quindici anni, in tour italiano per presentare il nuovo ep “Stories”. Ingresso 8 euro; info www.blah-blah.it

WOMEN FOR WOMEN
Nell’ambito del progetto tributo al talento artistico femminile in diversi ambiti e declinazioni “Women4Women” di Dft Onlus, alle 21.30 al Caffè della Caduta in via Bava 39, Luciana Maniaci interpreta il monologo “Buongiorno, sono Mara”; a seguire il concerto di musica avant garde di Jolanda. Ingresso libero; info www.comunichiamocultura.com

CONTEMPORANEO GIAU
Come secondo appuntamento della rassegna “In Contemporanea Da Giau” che l'Associazione Culturale Notabene organizza alle 22 nel locale in strada Castello di Mirafiori 346 è di scena il chitarrista Maurizio Brunod, protagonista dello spettacolo intitolato “Solo Concert”. L'ingresso è libero con tessera Arci; info www.associazionenotabene.com


TEATRO

FOLLIA SULLE PUNTE
Prosegue la stagione di danza alla Lavanderia di Collengo: oggi e domani alle 21 va in scena “La follia” di Matteo Levaggi con musica originale, composta ed eseguita dal vivo da Lamberto Curtoni. Biglietti 10/8 euro; info www.vivaticket e www.lavanderiaavapore.it

UOMO DELLE BOTTIGLIE
Per il cartellone “Insolito”, alle 21 al Teatro Agnelli in via Sarpi 211, Pino Petruzzelli propone uno spettacolo intenso, ironico, poetico e tagliente intitolato “L’uomo che raccoglieva bottiglie”. Ingresso 10/8 euro; info www.assembleateatro.com

LISISTRATA BURLESQUE
Una “Lisistrata” in versione burlesque va in scena alle 21 al Teatro della Concordia di Venaria, con l’interpretazione di Gaia De Laurentiis, per la regia di Stefano Artissunch, anche interprete insieme con David Quintili, Stefano Tosoni e un coro di quattordici pupazzi. Biglietti 20/18 euro; info www.teatrodellaconcordia.org

TI BOCCIO A PRESCINDERE
Per l’appuntamento di “Cabaret e dintorni” alle 21.30 all’Alfa Teatro di via Casalborgone 16 approda Angelo Pintus con il suo spettacolo “Ti boccio a prescindere”. Biglietto 20/18 euro; info 011/8193529 e www.alfateatro.com


LIBRI

GIUSTIZIA ASSALTATA
Alle 18 alla Feltrinelli in piazza Cln 251, Gian Carlo Caselli presenta il volume “Assalto alla giustizia” (Melampo) per raccontare vent'anni in cui la magistratura ha subito forme di sabotaggio istituzionale. Interviene all’incontro Marco Nebiolo di “Narcomafie”. Info 011/5620830.

VIOLENZA FEMMINILE
Alla Libreria Belgravia in via Vicoforte 14/d, alle 20.30 Elisabetta Donini del Centro Studi per la pace dell’università e Margherita Granero dell’associazione Donne in Nero presentano il volume “Violenza contro le donne in luoghi difficili” che raccoglie una ricerca condotta nelle città di Torino, Gaza City e Haifa. Info 347/5977883.

SCHIZZI D’AFRICA
Alle 19 alla libreria Diari di Viaggio in via Principe Amedeo 14, si presenta il libro di disegni “Schizzi d’Africa” (Neosedizioni) del pittore Giorgio Enrico Bena. Info 011/5794229.

QUANDO TORNI?

Alle 10 all’Istituto Plana in piazza Robilant 5, l’autore Alberto Papuzzi presenta il romanzo “Quando Torni. Una vita operaia” (Donzelli) con Antonio Sansone, segretario Fim-Cisl. Info 011/331522.

AMMINISTRAZIONI

“Il ruolo delle amministrazioni pubbliche per un’Europa dei cittadini e dei diritti” è il titolo del volume che si presenta alle 14.30 nel salone Pia Lai della Cgil in via Pedrotti 5.
Info 011/24421.

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Una retrospettiva completa al prossimo Torino Film Festival celebrarà a novembre l'autore "euro-americano" de "Il ragazzo dai capelli verdi"

Sarà dedicata a Joseph Losey la retrospettiva della trentesima edizione del Torino Film Festival, in programma nella seconda metà di novembre. Curata da Emanuela Martini, la retrospettiva presenterà i 37 lungometraggi e cortometraggi diretti dall'autore e sarà corredata da un volume di saggi e testimonianze edito dal Castoro.

Considerato uno dei maggiori autori cinematografici "europei" degli anni 60 e 70, un maestro dello scavo psicologico, sociale ed esistenziale alla pari di Bergman e Antonioni, Joseph Walton Losey era in realtà americano. Infatti, era nato nel 1909 a La Crosse, nel Wisconsin, si era laureato a Harvard, era stato scrittore, giornalista, regista teatrale dagli anni 30 e aveva esordito nel lungometraggio nel 1948 per la Rko, con "Il ragazzo dai capelli verdi", una metafora in chiave fantastica della crescente intolleranza. Ma, dopo altri tre film (tra i quali un inquietante remake di "M" di Lang), a partire dal 1951 non realizzò più un film negli Stati Uniti.

Nel 1951, mentre era in Italia per le riprese di "Imbarco a mezzanotte" (uscito poi con la firma Andrea Forzano), Losey fu raggiunto dalla convocazione per testimoniare davanti alla famigerata Commissione per le Attività Antiamericane. In America e a Hollywood infuriava la "caccia alle streghe", ai dissidenti, ai "rossi", e Losey, che nel 1935 aveva seguito le lezioni di cinema di Eisenstein a Mosca, che aveva lavorato nel Federal Theater Project del New Deal rooseveltiano,

di forte impronta democratica, e che nel 1947 aveva collaborato con Bertolt Brecht per l'allestimento teatrale del suo "Galileo" (in una leggendaria interpretazione di Charles Laughton), era finito nelle "liste nere" del senatore McCarthy.
 
Losey decise di rimanere in Inghilterra, dove si mantenne dirigendo film pubblicitari e altri lungometraggi, tutti usciti con diversi pseudonimi (Victor Hanbury, Joseph Walton), e dove finalmente nel 1957 riprese il proprio nome con "L'alibi dell'ultima ora", un thriller serrato e un appello accorato contro la pena di morte. Comincia così la carriera "britannica" di Joseph Losey, che attraversa generi come il noir ("L'inchiesta dell'ispettore Morgan" e "Giungla di cemento"), il mélo in costume ("La zingara rossa"), la fantascienza targata Hammer ("Hallucination") e che nel 1962 con "Eva", inquietante ritratto di una femme fatale interpretata da Jeanne Moreau, si impone tra i nuovi autori europei per la sua capacità di scavare nelle pieghe dei rapporti interpersonali e nell'anima dei personaggi.

La consacrazione arriva l'anno dopo, con "Il servo", capolavoro ambiguo e oscuro sulle relazioni tra classi, sessi e caratteri, scritto da Harold Pinter, con il quale Losey collabora di nuovo nel 1967 e nel 1971, per "L'incidente" e "Messaggero d'amore", straordinari, atroci ritratti della repressione e dell'ipocrisia borghese. Astratto, teorico, e nello stesso tempo "carnale" e sovrabbondante, Losey ha saputo coniugare un'esplicita influenza espressionista e una propensione barocca, la lezione straniante di Brecht e la narrazione agile dei generi, la concentrazione spasmodica sull'interiorità dei personaggi e l'attenzione 'entomologicà all'ambiente e alle sue costrizioni.

E' passato così da thriller metaforici come l'angosciante inseguimento tra fuggiaschi e polizia di "Caccia sadica" alla quotidiana, ironica concretezza della coppia in crisi di "Una romantica donna inglese", dallo scherzo pop "Modesty Blaise" all'eccentricità di "Cerimonia segreta", dal viaggio nel profondo di "Mr. Klein" alla lussureggiante ambiguità del "Don Giovannì" mozartiano. Il suo ultimo film è "Steaming", il bagno turco, diretto poco prima della sua morte, avvenuta a Londra il 22 giugno 1984.
 

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La mostra, curata da Gabriella Pescucci e Franca Sozzani, ha chiuso ieri alla Reggia. Un affascinante viaggio nello stile italiano dal 1861 a oggi. Prosegue fino al 19 febbraio l'esposizione evento dedicata al genio di Leonardo


Dopo quattro mesi di apertura l'esposizione "Moda in Italia. 150 anni di eleganza" ha chiuso ieri con un successo di 158.136 visitatori.
La mostra, realizzata in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, allestita alla Reggia di Venaria, rientrava nel programma di Esperienza Italia.
Curata da Gabriella Pescucci e Franca Sozzani, la mostra ha proposto al pubblico un affascinante viaggio nello stile italiano dal 1861 ad oggi, dalle donne del Risorgimento agli artisti del Futurismo, dalle dive del cinema agli stilisti contemporanei.
Proseguirà invece fino al 19 febbraio la mostra dedicata al genio di Leonardo che ruota attorno all'autoritratto conservato alla Biblioteca reale.

(30 gennaio 2012) © Riproduzione riservata


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Divisione La Repubblica
Gruppo Editoriale L'Espresso Spa - P.Iva 00906801006
Società soggetta all'attività di direzione e coordinamento di CIR SpA

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Il leader del Teatro degli orrori incontra i lettori di Repubblica ed è come un fiume in piena. Racconta come è nato l'ultimo disco, come si fa critica sociale a ritmo di rock e anche di quella volta che dormì sul biliardo di un centro sociale torinese

di STEFANO PAROLA
Pierpaolo Capovilla è ancora fuori a fumare e Alessia, Antonino, Chiara e Luca, i quattro lettori di Repubblica che si sono aggiudicati il forum con il leader del Teatro degli orrori, lo aspettano un po' ansiosi. Si raccontano che fino a pochi mesi fa nemmeno si immaginavano che il gruppo indie rock più in voga degli ultimi anni potesse produrre un terzo disco, Il mondo nuovo, uscito ieri nei negozi. "Ma non si erano sciolti?", si domandano guardandosi. Così quando il cantante e autore dei testi della band entra nella saletta della Fnac la prima domanda è quella: "Ma non vi eravate sciolti?".

Lui fa un salto sulla sedia: "Ma no, su internet circolano un sacco di refusi. Semplicemente Giulio (Favero, il bassista e produttore artistico della band, ndr) se n'era andato. Ma io per primo ho lottato perché rientrasse e così è stato. In questo modo è tornata, e stavolta resta, quella magia che ci ha unito nel primo disco. Mentre il nostro secondo album è stato molto più tormentato, Giulio lo ha odiato". Chiara lo interrompe: "Strano, eppure sembravate molto coesi in A sangue freddo".

Invece no, fu un periodo ostico: "Lo registrammo alle Officine meccaniche di Mauro Pagani, quello usato dai più grandi della musica italiana. Capite, ho usato lo stesso microfono di De André in Creuza de Ma, quasi non ci sentivamo degni. E Giulio non era soddisfatto di alcune

cose, è molto esigente". Questa volta, però, è stato diverso: "Abbiamo registrato in un piccolo studio di Lari, nel Pisano. Ci siamo stati dentro due mesi, lo abbiamo creato lì, non l'abbiamo neanche ancora provato. Però questa volta Giulio era molto soddisfatto".

Così è nato "Il mondo nuovo", terza fatica del Teatro degli orrori. Un disco che, fa notare Luca, " è molto diretto. I testi parlano di immigrazione, un tema di cui in un modo o nell'altro senti parlare tutti i giorni". Pierpaolo Capovilla s'illumina: "È un album che ruota tutto attorno a un concetto solo, quello dell'immigrazione. Un tema che stigmatizza l'oggi". Sì perché, spiega il cantante, "il mio obiettivo è fare critica sociale. Per critica intendo l'individuazione dei limiti in cui vengono costrette le nostre esistenze. Io penso che la musica sia in grado di superare questi limiti e di diventare una chiave per l'integrazione".

Dice Capovilla che "la globalizzazione non è solo internet e mercati finanziari, ma anche flussi enormi di immigrati. Che oggi vengono spesso visti come un pericolo, come un di più perché "questo paese e mio e ci voglio lavorare io" o come un sintomo di disagio sociale. Invece sono loro a colmare quel gap creato dal fatto che l'Italia sia uno stato ormai a crescita sotto zero. Ho deciso di raccontarlo attraverso delle storie di vita. Senza però essere militante".

Chiara annuisce: "Infatti non parli mai nello specifico di immigrazione nei testi del nuovo disco". Il leader del Teatro degli orrori apprezza: "Esatto, perché voglio farti capire che queste persone sono uguali a te che ascolti. In un pezzo faccio cantare a Doris la Marsigliese, che è libertà, uguaglianza e fraternità. Ma perché dopo 300 anni dalla Rivoluzione francese dobbiamo ancora raccontarci le stesse cose? In questo paese stiamo perdendo i valori cattolici, ma anche quelli laici, della rivoluzione borghese. Io con la mia musica non posso fare la rivoluzione, però posso dare il mio contributo".

Antonino è un po' perplesso, sottolinea come certi messaggi rischiano di diventare retorici, Alessia invece sostiene che a lei capita il contrario, dice di avere "bisogno di cercare un messaggio. In effetti nei tuoi testi vedo un po' di De André". Pierpaolo Capovilla sorride e Chiara spiega che a lei il disco nuovo piace perché "quando finisce sei incazzato. Però è un'incazzatura positiva, non frustrante".

A quel punto il leader del Teatro degli orrori si scioglie del tutto e diventa un fiume in piena. Racconta di una canzone che ha appena scritto per una nota interprete pop italiana per cui "me ne diranno di tutti i colori, però sono convinto di aver fatto della critica sociale in questo caso", loda Vasco Brondi perché "riesce a raccontare alla grande la sua generazione", spiega che anche a lui cantare in italiano consente di "arrivare più al cuore di chi ascolta, che per me è un dovere". Dice di essere innamorato dei cantautori italiani, De André ma anche Battisti, e Ivan Graziani (di cui inizia a canticchiare Pigro) e che prima o poi faranno anche la cover di Musica ribelle di Ivano Fossati, poi cita la Pfm, il Banco del mutuo soccorso, gli Area ("un gruppo di intellettuali, filosofia e musica messi insieme"). E poi ammette che "sì, col mio mestiere prima di andarmene mi piacerebbe lasciare qualcosa agli altri, anche nella tradizione della musica italiana".

Sui Marlene Kuntz che vanno a Sanremo poche parole: "Fanno bene, ma non devono giustificarsi". Spiega ai quattro fan come funzionano gli ingranaggi della discografia di oggi, che il loro disco nuovo è autoprodotto e soltanto distribuito da Universal e che quindi non si sono venduti a una major come sostengono alcuni. Dice di essere a favore della musica condivisa in Rete "il vero furto è uno che entra in fabbrica a farsi il culo per soli mille euro al mese". Sottolinea quanto si sia innamorato del crooner Scott Walker ("ho comprato 14 suoi dischi in un colpo solo"), fa notare che oggi si fanno prima i dischi e poi i concerti, perché si guadagna soprattutto suonando dal vivo ed è un bene perché "ha fatto abbassare la cresta a tutti noi artisti costringendoci a lavorare".

Però lui, Pierpaolo Capovilla, la gavetta se l'è fatta a suon di viaggi nei centri sociali di tutta Italia e poi il giorno dopo di corsa a Treviso ad aprire il bar dell'albergo in cui lavorava. Ricorda di "quella volta che ho dormito su un biliardo di un centro sociale torinese perché avevo paura che ci fossero i topi" e di poche settimane fa, quando è stato a Torino come giurato del Film festival: "Ho esaurito la debit card che ci avevano dato in un giorno, andando in due ristoranti. Li adoro e sono innamorato di questa città, mi piacerebbe viverci. Però no, da Venezia non mi muovo, ci vivo da vent'anni".

E quando sarà sotto la Mole per le due date previste all'Hiroshima (il 30 e il 31 marzo), che farà in quelle poche ore libere? "Andrò a mangiare in un ristorante". L'ultima domanda prima che il tempo esauriscla fa Luca: perché il disco si chiama come il romanzo di Huxley? "L'alternativa era Storia di un immigrato, ma abbiamo scelto di lasciar stare De André. È un libro che parla di una società del futuro divisa in caste, proprio come quella di oggi. E poi il mondo nuovo è anche l'America: serve a ricordarci che anche noi siamo stati un popolo di immigrati".

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L'INTERVISTA

L'attrice presenta il suo "Malapolvere" in scena al Gobetti. "Qui non parlano le persone ma le cose, i luoghi, le acque del Po che non si possono liberare da quel manto che uccide"

di ALESSANDRA VINDROLA
Stephan Schmidheiny è un magnate svizzero, che negli anni 90 ha dato vita a una fondazione per lo sviluppo sostenibile in America Latina, e ha ricevuto per questo dei premi come "filantropo". Potrebbe far parte della schiera degli industriali illuminati, come gli Olivetti, avrebbe potuto essere il protagonista di uno degli emozionanti monologhi di Laura Curino. Che invece ha deciso di dare voce alla sua controparte, a quella Casale Monferrato che ancora oggi continua a contare i suoi morti per cancro e asbetosi; mentre Schmidheiny siede sul banco degli imputati nel processo Eternit, ed è considerato uno dei principali responsabili per la morte di migliaia di persone.

Video- L'anteprima di "Malapolvere" - Foto

Parla poco di lui e molto di quel manto invisibile che ha ucciso silenziosamente e inquinato il volto di una città "Malapolvere", il monologo che Laura Curino presenta in prima nazionale da oggi al 12 febbraio al Gobetti, prodotto da Fondazione Teatro Stabile e associazione Muse, scritto dall'attrice e progettato con Lucio Diana, Alessandro Bigatti, Elisa Zanino.

Per quale ragione ha voluto occuparsi del dramma dell'amianto?

"Perché è

una tragedia greca, e il minimo che si possa fare è condividere il dramma di chi sta patendo ancora oggi le conseguenze e della città. Devo dire che una parte della mia famiglia viene da Casale, quindi ero sensibile a questa storia e ne avevo una conoscenza diretta. Ma da questo a mettere su uno spettacolo..."

E cosa l'ha fatta decidere?

"L'aver letto "Malapolvere", il libro di Silvana Mossano, una giornalista di Casale che segue attentamente la cronaca degli eventi sull'Eternit: il libro è un misto molto bene equilibrato di testimonianze e di informazioni, resta sempre in equilibrio fra emozione e oggettività. Da lì ha preso piede la mia ricerca".

Però lo spettacolo non ricalca il libro.

"C'è moltissimo materiale e un'ottima documentazione sul tema dell'amianto, e l'Aifeva (Associazione familiari vittime dell'amianto, ndr) è molto disponibile e offre tutto il sostegno possibile a chi si vuole interessare dell'argomento. Quindi ho scelto di concentrarmi su alcune storie, poche, quelle che l'Aifeva considera come emblematiche. Ma non sono loro, le vittime, a raccontare la storia".

E chi allora?

"Gli oggetti. Perché le cose sono coperte dalla polvere e alcune non si possono spolverare: come il Castello di Casale, la piazza del Cavallo, i giardini pubblici, il mercato. E poi parlano le acque, quelle del Po in particolare, che vanno dappertutto e ovunque hanno contribuito a inquinare. Parla anche un arrogante aspirapolvere americano, e la Torre, che vede tutto dall'alto: era il solo modo di allontanarsi prospetticamente dalla vicenda, da vicino la visione perde obiettività".

Un racconto storico, dunque...

"No, la tragedia dell'Eternit è anche una metafora molto calzante di tutto ciò che è invisibile ma ti avvelena. Questo è anche uno spettacolo sugli antidoti: restare svegli e attenti. In fondo questo è il cuore della tragedia greca: restare in ozio anziché inseguire i propri commerci, ma un ozio vigile, in cui si ascolta una storia e la si condivide. Perché se è vero che oggi non possiamo occuparci di tutto, perlomeno possiamo non abbassare la guardia e offrire il nostro sostegno a chi se ne occupa". 
 

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ECONOMIA

 In Piemonte chi guadagna 22mila euro deve sborsarne 380 euro, in Lombardia 347, mentre in Veneto, Liguria, Valle d'Aosta e Toscana l'imposta regionale le costa soltanto 270 euro

di STEFANO PAROLA
Se una persona guadagna 22 mila euro l'anno è ricca. O almeno, lo è se vive in Piemonte. Perché, calcolano i sindacati, andrà a pagare circa 380 euro di addizionale Irpef regionale, ossia più di quanto pagherebbe nelle altre regioni del Nord: in Lombardia si troverebbe a sborsare 347 euro, mentre in Veneto, Liguria, Valle d'Aosta e Toscana l'imposta regionale le costerebbe soltanto 270 euro.

È una contraddizione che ieri le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil hanno fatto notare all'assessore al Bilancio del Piemonte, Giovanna Quaglia. Subito dopo essersi lamentati dello scarso dialogo avuto: "La scelta della giunta Cota di procedere senza confronto  -  dicono Elena Ferro (Cgil), Giovanna Ventura (Cisl) e Lorenzo Cestari (Uil)  -  ha portato a provvedimenti che non hanno attenuato l'impatto sulle tasche di cittadini, lavoratori e pensionati, che si troveranno con un Irpef addizionale regionale più pesante in busta paga, con effetti maggiori soprattutto sulle fasce di reddito più basse".
Perché la giunta si è limitata ad aggiungere quello 0,33% richiesto dal decreto "Salva Italia" (che andrà a finire direttamente nelle casse dello Stato) alle aliquote che già aveva. Così in questo 2012 l'imposta regionale in Piemonte sarà dell'1,23% sotto i 15 mila euro, dell'1,53% tra i 15 mila e i 22 mila euro e dell'1,73% per i redditi superiori a quest'ultima soglia. Ma con questo aumento indistinto la pressione fiscale è aumentata

proporzionalmente di più sui redditi bassi (più 36,6%) che su quelli alti (più 23,6%). Mentre altre Regioni hanno scelto scaglioni più diversificati e, in alcuni casi, quote progressive.

Insomma, spiega Elena Ferro della Cgil, "in Piemonte occorre rimodulare la pressione fiscale regionale. Servono aliquote più progressive e vanno ridefiniti gli scaglioni per alleggerire i redditi medio-bassi". In più, sottolinea la sindacalista, "per il 2013 bisogna lavorare a un pacchetto di detrazioni, senza dimenticare il patto antievasione, di cui da tempo chiediamo al governatore Cota".

Richieste che hanno trovato la parziale apertura dell'assessore Quaglia, che spiega: "Creeremo un tavolo di lavoro tecnico per analizzare tutta la partita su cui i sindacati hanno chiesto più attenzione e siamo disponibili anche a ragionare su un patto che contrasti l'evasione fiscale". Difficile però che la situazione possa cambiare già per quest'anno: "Purtroppo  -  spiega l'esponente della giunta regionale  -  gli spazi di manovra per quest'anno sono minimi perché gli scaglioni non possono essere rivisti, ma al limite adeguati a quelli nazionali. E in questo caso occorre capire se l'operazione costituirebbe veramente una convenienza per le fasce intermedie e basse".
 

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Produttori e distributori oggi a convegno al Centro Ricerche Rai sulle prospettive delle nuove tecnologie applicate ai film: piattaforme convergenti, 3D senza occhialini e super HD. Ma c'è chi frena: "L'avvenire è digitale, però quel che conta sono ancora le idee e le storie"

di CLARA CAROLI

C'è un anno zero nella cronologia del cinema contemporaneo, che sembra seguire una sorta di datazione pre e post "Avatar", con il capolavoro di James Cameron a fare da spartiacque tra il prima e il dopo, tra la visione a una dimensione a quella in 3D. Si può dire che da quel momento la tecnologia abbia definitivamente conquistato il cinema. E basta ricordare che la favola ambientalista del regista di "Titanic" ha battuto ogni record di incassi risollevando le cifre al box office planetario dell'intero 2010 per capire quale incidenza l'hi-tech possa avere sul mercato mondiale della produzione e della distribuzione cinematografica. Di "Movie's Teknowledgy" si parla oggi presso il Centro Ricerche di corso Giambone nel corso di una giornata di studi promossa da Sipra e Rai che portano a Torino alcuni tra i più importanti produttori e distributori - da Fulvio Lucisano, già presidente dell’Anica all'eminenza grigia Aurelio De Laurentis, con il quale ha lanciato una serie di multisale romane, a Lionello Cerri, da poco passato qui, sul set, per il nuovo film di Silvio Soldini "Il comandante e la cicogna", esercente di cinema in Lombardia e da poco nominato presidente dell'Anec - per discutere del futuro del cinema. A fare gli onori di casa i vertici Sipra, con il presidente Roberto Sergio e il direttore generale Nicola Sinisi, il quale assicura: "Passerà da Torino il futuro del cinema italiano".

Nuovi prodotti audiovisivi, nuove tecnologie, piattaforme convergenti e sinergiche,

strumenti di visione sempre più sofisticati per un'immagine che accompagnerà incessantemente e riempirà le nostre vite, con video, film, programmi tv e documentari riprodotti su terminali, monitor, megascreen e schermi domestici. "Il cinema non è morto, tutt'altro - dice Sinisi - La crisi, se c'è, è una percezione su scala nazionale. Nel mondo le previsioni sui dati di incasso fino al 2015 sono incoraggianti. Ma l'apporto della tecnologia sarà decisivo per il mercato. Che cosa ci riserva il futuro? Il prossimo traguardo è il 3D senza occhialini e il super HD, in sperimentazione internazionale con definizione a 8K. Tecnologie sulle quali sono al lavoro da anni i tecnici del centro torinese di ricerche della Rai, un laboratorio di avanguardia che ci consente di aprire ampie finestre sul futuro".  

Parteciperà anche l'amministratore delegato di Rai Cinema Paolo Del Brocco, autore recentemente di un progetto per l'applicazione al cinema delle tecniche di riprese digitali via internet. Tra i relatori ancha la sociologa Monica Fabris e poi Luigi Rocchi, direttore strategie tecnologiche Rai, e Umberto Morello, direttore del centro ricerche di corso Giambone, fucina delle più sofisticate tecnologie di proiezione digitale alcune delle quali verranno presentate nel corso del simposio. Del circuito nazionale Sipra - che raccoglie 532 schermi completamente digitalizzati - a Torino fanno parte il Massimo, il Reposi, l'Eliseo, il Nazionale, il Romano e le multisale dell'Uci. Il processo di digitalizzazione, in Piemonte, procede lentamente, con molte sale medie e piccole che faticano ad adeguarsi alla rivoluzione, nonostante il piano regionale di sostegno all’esercizio messo in atto dall' Agis grazie ai fondi europei per l'innovazione tecnologica. "Ben vengano le nuove forme ma il problema del cinema sono i contenuti - commenta Lorenzo Ventavoli, portabandiera del circuito torinese di sale d'essai - Puoi migliorare la riproduzione fino a renderla perfetta e sofisticatissima, ma quel che conta sono le idee, le storie che raccontano i registi”. Concorda sul destino hi-tech dell'audiovisivo, Ventavoli, ma è meno ottimista sul futuro delle sale cinematografiche. "Negli anni Sessanta i film si ripagavano con gli incassi – dice - Oggi soltanto il 14 per cento degli introiti di una produzione provengono dalla distribuzione delle sale. La fetta più grossa dei ricavi deriva dall'home video, dalla pay per view, dai download, spesso piratati, su internet. Ai tempi di Pavese la sala cinematografica era un rifugio, oggi non lo è più. La tecnologia può migliorare la qualità della visione ma non credo possa risollevare le sorti delle sale tradizionali".
 

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L'arcivescovo Nosiglia prepara invece un "percorso sinodale di consultazione dei giovani, con modalità decise da loro stessi, per dare loro la parola e il ruolo che meritano"

di MARIA ELENA SPAGNOLO

Un raduno di giovani arrivati da tutto il mondo, accolti dal colle don Bosco a Torino. Si chiamerà campo Bosco ed è uno degli eventi già in programma per l'agosto 2015, quando Torino ospiterà i festeggiamenti per il bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco (16 agosto). Dell'appuntamento si è parlato ieri nella casa madre dei Salesiani, a Valdocco, in occasione dell'annuale ricorrenza dedicata al santo: a Torino è arrivato anche il rettore maggiore dei salesiani, don Pascual Chavez Villanueva, che ha partecipato alle celebrazioni insieme all'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia. "Il bicentenario del 2015 è un grande avvenimento per l'intero movimento salesiano  -  ha spiegato don Chavez Villanueva, annunciando tre anni di preparazione all'evento  -  il campo Bosco avrà come tema 'I giovani per i giovani'". Un appuntamento internazionale, quello del mondo salesiano, che ricorda le più ampie giornate mondiali della gioventù. Ai cronisti che hanno chiesto se anche il grande raduno mondiale potrebbe essere tenuto a Torino nel 2015, in concomitanza con quello dei salesiani, il rettore Chavez Villanueva ha risposto di escludere questa possiilità.

"Mi farebbe piacere che Torino ospitasse la Gmg, ma non so se si potrà fare  -  ha risposto a sua volta l'arcivescovo Nosiglia  -  innanzitutto perché la prossima sarà a Rio nel 2013, invece del 2014, ma è stata un'eccezione. Probabilmente la Gmg riprenderà

la sua abituale cadenza triennale. Poi saranno moltissime le città che si candidano ad ospitarla". Di certo, a Torino nel 2015 ci sarà comunque un fitto calendario di appuntamenti per celebrare San Giovanni Bosco e l'arrivo di molti giovani salesiani da diverse parti del mondo.

E proprio sui giovani, oltre che sulla figura di don Bosco, l'arcivescovo Nosiglia ha concentrato la sua omelia ieri, annunciando una nuova iniziativa della diocesi di Torino. " Un percorso sinodale di consultazione dei giovani, con modalità decise da loro stessi, per dare loro la parola e il ruolo che meritano  -  ha proposto l'arcivescovo, spiegando che ne parlerà con il Consiglio dei Giovani da lui costituito  -  non un evento ma un vero e proprio percorso di condivisione. Come faceva don Bosco i giovani bisogna andarli a cercare: ad esempio, sapete che è venuto a trovarmi un gruppo di ragazzi che ho conosciuto ai Murazzi? E anche il progetto degli oratori nei centri commerciali sembra che stia prendendo piede: alcuni supermercati mi hanno contattato, presto annunceremo iniziative." Nella sua omelia ha ricordato: "La Chiesa non può accontentarsi di aspettare che ritornino i giovani, ma deve aprire le porte. La incoraggio anche a impegnarsi nel dialogo e nell'incontro di amicizia con i giovani immigrati, possono essere trainanti".

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