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I funerali solenni dei due militari caduti a Herat Accolti a Ciampino dal presidente Napolitano Stampa
Notizie
Scritto da Repubblica   
Venerdì 30 Luglio 2010 22:24

Afghanistan

Il C-130 con le bare del maresciallo Mauro Gigli e del caporalmaggiore Pierdavide De Cillis atterra alle 9, sulla pista i familiari e le massime autorità dello Stato. Camera ardente dalle 15 al Celio, dove il premier Berlusconi rende omaggio ai feretri. Le esequie alle 18, nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma

ROMA - E' il giorno del ritorno in Italia, del dolore, del saluto e degli onori per le salme del primo maresciallo Mauro Gigli, 41 anni, e del caporalmaggiore Pierdavide De Cillis, 33, i due specialisti del genio che hanno perso la vita nel corso delle operazioni di disinnesco di un ordigno nei pressi di Herat, in Afghanistan. Accolte dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano all'arrivo a Ciampino, le bare vengono esposte dalle 15 alle 16.30 nella camera ardente allestita al Policlinico militare del Celio, dove ricevono il commosso saluto del premier Silvio Berlusconi, che non parteciperà ai funerali. Poi vengono trasferite alla basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri poco prima delle 18, ora di inizio delle esequie solenni.

VIDEO Napolitano accoglie le salme a Ciampino

Il pianto del piccolo Marco. All'arrivo in piazza Esedra, i feretri sono portati a spalla nella basilica da commilitoni e avvolti nel tricolore. Un picchetto rende loro gli onori militari. Quando le bare vengono deposte ai piedi dell'altare, il piccolo Marco, sette anni, figlio del primo maresciallo Gigli, spezza il silenzio scoppiando a piangere, consolato dalla mamma. A lui si rivolge durante l'omelia monsignor Pelvi, arcivescovo ordinario militare, ricordando la frase del bambino all'arrivo a Ciampino. "Il corpo di papà non c'è ma l'anima è in cielo", aveva detto Marco.  "Dalla bocca dei bambini ascoltiamo le verità eterne", commenta monsignor Vincenzo Pelvi.

Fini con Schifani tra le autorità nella basilica. Nella chiesa gremita sono presenti, oltre alle più alte cariche militari, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il presidente del Senato Renato Schifani, quello della Camera Gianfranco Fini, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, quello della Funzione pubblica Renato Brunetta, i sottosegretari alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e Guido Bertolaso. Per l'opposizione, il leader Udc Pier Ferdinando Casini, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani e Piero Fassino. In una giornata politicamente lunga e difficile per il Pdl, iniziata con lo strappo definitivo tra Berlusconi e Fini, si notano la stretta di mano e un breve colloquio tra il presidente della Camera e quello del Senato.

"Giusto partecipare alle missioni Onu". L'omelia è affidata a monsignor Pelvi, arcivescovo ordinario militare per l'Italia. "Il servizio internazionale dei nostri militari - dice - richiama quella collaborazione tra popoli, unica via per offire un futuro sereno all'umanità. La comunità internazionale, in particolare l'Europa e l'Italia, sono tenute a fare la loro parte per promuovere pace, stabilità, disarmo, sviluppo per sostenere ovunque la causa dei diritti umani. Perciò è giusto intensificare le iniziative di cooperazione internazionale e partecipare alle missioni delle Nazioni Unite in aree di crisi. E' importante farlo con professionalità e umanità che contraddistinguono le nostre forze armate, alle quali l'intera nazione esprime riconoscenza e crescente apprezzamento. Se non impariamo a pensare in termini di mondialità siamo destinati al declino".

"Meravigliosi militari". "Che meraviglia questi nostri militari, Mauro e Pierdavide". Così durante l'omelia, l'arcivescovo ricorda i caduti. Il religioso sottolinea come il primo maresciallo Gigli - che avendo intuito di essere prossimo a saltare in aria ha chiesto agli altri soldati di allontanarsi - abbia "sempre difeso la vita degli altri, anche nell'ultimo istante della sua esistenza terrena". Del caporalmaggiore Pierdavide De Cillis, Pelvi ricorda l'attività nell'Azione cattolica: "Hai insegnato il valore dell'amicizia e della fraternità a tanti ragazzi e ragazze che ti avevano come modello. I tuoi genitori, la tua sposa Caterina, i tuoi figli Asia e Pierdavide, il figlio che sta per nascere e avrà il tuo nome, sono fieri degli ideali che lasci come fiaccola per il loro cammino".

"Sofferenza ci faccia amare di più l'Italia".  "Questi momenti di sofferenza ci aiutano a riconoscerci tutti, orgogliosamente, un po' più italiani" dice in un passaggio dell'omelia monsignor Pelvi. "Amiamo il nostro Paese, considerandolo un bene comune, un tesoro che è nel cuore di tutti, e che tutti vogliamo far crescere unito e solidale anche con il sacrificio della vita. Come testimoniano i nostri militari". Al termine della messa, solenni note funebri e un grande silenzio accompagnano l'uscita dei feretri dalla basilica. Dove inizia il viaggio delle spoglie di Gigli e De Cillis verso i paesi d'origine.

L'arrivo in Italia. In mattinata il C-130 che ha riportato in Italia le salme di Gigli e  De Cillis era atterrato all'aeroporto militare di Ciampino. Ad accompagnare i feretri il generale di corpo d'Armata Giorgio Cornacchione, Comandante del Comando Operativo di vertice Interforze. Presenti, accanto ai parenti delle vittime, le massime autorità civili e militari: Napolitano, Schifani, La Russa, Brunetta, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il presidente della Regione Lazio Renata Polverini, il Capo di Stato maggiore Vincenzo Camporini.

L'omaggio di Napolitano. Le due bare, avvolte nel tricolore, erano state portate fuori dal C-130 portate a braccia dai commilitoni del IX Reggimento l'Aquila. Dopo la benedizione da parte dell'Ordinario militare, Vincenzo Pelvi, il presidente Napolitano si era avvicinato e  aveva reso omaggio ai militari. Quindi le note del Silenzio e il corteo che aveva accompagnato le  salme dall'aereo fino ai  carri funebri.

 

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