Èla moda, ragazzi! anche nei dibattiti è lei, la divina frivola a decidere ciò di cui si parla. Al momento, a parte l’eterno Toro – Juve, naturalmente, sembrano scendere il politicamente corretto e il surriscaldamento terrestre, mentre pare salire (Lega docet e non solo), quello sulle identità: nazionale, locale, religiosa, di genere, di gruppo, di partito e chi più ne ha più ne metta. Così, anch’io nel mio piccolo, vorrei portare il mio frivolerrimo contributo. Mi astengo subito dal tema partiti (sono per la monarchia di diritto divino) e da quello gruppi: viaggio da solo e faccio comunella prevalentemente solo col mio ombelico.
Per quanto riguarda il genere sono un etero senza particolari curiosità, più precisamente un etero quiescente. Sul tema religioso pratico un universale rispetto ecumenico e mi astengo regolarmente dal bestemmiare. Per quanto riguarda quello localistico, da buon sardo all’estero, pratico i doveri dell’ospite e desisto dall’interferire nelle dispute storico metafisiche tra torinesi, canavesani e mandrogni. Non mi resta che provare a ficcare il naso nell’identità nazionale. Dico subito, anche a rischio di padana lapidazione, che l’identità italiana è fuori discussione (la Padania dov’è? In Isvizzera?...), e non solo per il made in Italy: basta fare un salto veloce a Modane e ogni piemontese-padano trova la risposta da sé.
La vera questione è se esistono gli italiani. Ed è qui che casca l’asino, giacché gli italiani si dividono da sempre in due grandi categorie (o partiti): gli Arci Italiani e gli anti Italiani. Ovviamente abbiamo le sottocategorie di Arci Italiani di destra e Arci Italiani di sinistra. Stesso discorso si può applicare specularmente per la seconda categoria, quella degli Anti Italiani. Anche in questo categoria abbiamo gli Anti Italiani di sinistra (più numerosi in questo caso) e gli Anti Italiani di destra. E ovviamente ogni Arci Italiano è anche e sempre un Anti Italiano. Insomma, per trovare come dice la canzone un italiano vero bisogna cercarlo all’estero, qualche volta a tavola oppure in vacanza. Naturalmente l’Arci Italiano par exellence è Lui, il Cavalier Silvio Berlusconi: padre e figlio esemplare, grande imprenditore e grande comunicatore, per conseguenza anche grande seduttore.
Politico del fare: rapido, efficiente ed efficace, coniuga in sé il particulare del Guicciardini al principe del Machiavelli. Per fans e leccaculi Lui è l’Arci Italiano perfetto spalmato nella Storia, come il cacio sui maccheroni. Per nemici e detrattori è il Male Assoluto, il moderno Nerone che trita e fa tritare quei coglioni d’italioti dalle fauci dei suoi leoni nel circo mediatico di Mediaset. Ma anche il suo grande Nemico Antonio Di Pietro è un Arci Italiano a 24 karati: Masaniello digrignante, il nostro Tonino, vede sempre la trave nell’occhio altrui. Col suo fare dimesso da sbirro borbonico spreme dal bene pubblico l’ambrosia dorato del suo particulare. Pure l’onorevole Pier Luigi Bersani può essere ascritto agli Arci Italiani: mettetegli un fazzoletto al collo, un cappellaccio alla Peppone e un paio di baffoni e vedete se non è la controfigura del perfetto mediatore piacentino di prosciutti. Il super Campione degli Anti Italiani è Bossi. Lui, l’Umberto da Varese, coglionazzi tosti da spallone ticinese, s’è inventato la Padania perché a trasferirsi in Isvizzera ci rimetteva nel cambio. Un altro Anti Italiano golden è Massimo D’Alema, giacché come Martin Lutero è viceddio e gli italiani sono farina del demonio neropapista. Con la sua vestaglia gallico ugonotta s’aggira tra Montecitorio e il resto del mondo promettendo come uno scommettitore in sala corse vincite sicure. Peccato che, pollaio a parte, Roma non sia Gallipoli. Non ci restano che i promiscui cioè il tipo ibridi di Arci Italiano-Anti Italiano che presentano entrambe le sintomatologie. Uno è il SuperManBrunetta da Venezia. Renatino, dopo l’Uomo Ragno è l’ultimo capolavoro di Stan Lee. Ciabatta per le italiche deficienze aggiustando torti e rimediando alle ingiustizie. Qualcuno l’ha chiamato il Robin Hood dei poveri, ma per lui l’eroe della foresta era superato. A questo punto non ci resta che Fini, dico. Gianfranco ad Hamamet, dice la mia portinaia.









