Si diceva, e ancora si dice, che l’Italia non fosse un paese normale come – ad esempio – la Francia, la Germania o l’Inghilterra. Troppi preti, troppa chiesa, troppo ritardo nella modernizzazione e nell’attuazione dei diritti civili individuali quali divorzio, aborto e delle minoranze più in generale. Questa posizione era il cavallo di battaglia della sinistra élitaria e giacobina espressa dagli eredi del partito d’Azione come Giorgio Bocca, tanto per intenderci e di Marco Pannella e dei radicali tanto per capirci.
Un’altra anomalia italiana della Prima Repubblica era il fattore “kappa”, vale a dire la presenza nel panorama politico nazionale del P.C.I. – il più forte partito comunista d’Occidente che ci condannava tutti a “morire democristiani”, come si diceva allora.
Con la Seconda repubblica abbiamo visto affacciarsi e poi consolidarsi nel panorama politico nazionale, soggetti politici nuovi ed originali quali la Lega Nord prima e Forza Italia subito dopo.
È la discesa in campo di Lui-Egli: il cavalier Silvio Berlusconi. E nulla fu più come prima, tanto per buttarla in enfasi cavalieresca alla onorevole Bondi Sandro.
Oppure no. Giacché paradossalmente con la discesa in campo del Cavaliere, al fattore “kappa” si è sostituito il fattore “C”, che sta tanto per Lui-Egli, il Cavalier Berlusca, ma anche per “culo”, fortuna, successo.
Ed è questa la nuova anomalia italiana, tanto italiana da essere, per suoi detrattori (di Lui-Egli), italiota.
Ma contro il “culo” o la “sfiga” ogni arma è spuntata, inefficace. Si entra nella sfera irrazionale di mistero, magia e incantesimi. All’analisi si sostituiscono, come per il gioco del lotto, la “smorfia” e la divinazione. Si torna alla scaramanzia e ai gesti apotropaici: corna e bicorna, malocchio e manicotto. Non a caso più lo si attacca più Lui-Egli si rafforza, quasi vampirizzasse e vaporizzasse l’energia degli avversari. Fossimo al posto dell’onorevole Gianfranco Fini faremmo gli scongiuri. Come nella Prima repubblica nessuno voleva il comunismo ma in percentuale rilevante gli italiani votavano P.C.I.,così come pochi ammettevano di votare DC, ma poi i democristiani uscivano dalle urne come il partito di maggioranza relativa, nella Seconda repubblica più lo vogliono morto e più la maggioranza relativa degli italiani vota per Lui-Egli: il Cavaliere.
Eppure se buttiamo uno sguardo alla storia patria qualche precedente lo si trova. Valga per tutti l’esempio della famiglia fiorentina dei Medici, prima banchieri e mercanti e poi principi, signori e papi. Nulla di nuovo, dunque, restiamo nella sfera ciclica dello spirito italico coi suoi corsi e ricorsi. Ecco perché non ci ha stupito la vignetta di Staino sull’Unità: se la politica non basta a “qualcos’altro” bisogna pure appellarsi per vedere il proprio avversario nella polvere. Consigliamo quindi gli scongiuri e per quanto ci riguarda (tanto per non sbagliarsi): Auguri Cavaliere! Auguri









