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Votati In Sala Rossa gli ordini del giorno di Pd, Rifondazione Comunista e Lega sul caso Fiat

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Sono stati approvati i tre ordini del giorno presentati dal Pd, da Rifondazione Comunista e dalla Lega Nord sul caso Fiat, in Sala Rossa, nel corso della seduta del Consiglio comunale di oggi. L’ordine del giorno della Lega è stato approvato con 34 voti favorevoli e 4 astensioni. L’ordine del giorno presentato dal capogruppo Andrea Giorgis  ha ottenuto 33 voti favorevoli e quattro astensioni. L’ordine del giorno presentato da Ferrante di Rifondazione Comunista ha ottenuto 23 voti favorevoli e tredici contrari.

Il sindaco di Torino Chiamparino ha voluto controbattere all’accusa mossa dal capogruppo di Forza Italia Daniele Cantore di essere già stato preventivamente informato di una possibile dislocazione della Fiat in Serbia. Ha dichiarato che lo stabilimento serbo già da molto tempo esisteva, ma per la progettazione di veicoli piccoli monovolume. Il vero problema resta, per il sindaco, che nel piano di Sergio Marchionne non sono presenti modelli specificati a livello del piano globale. Chiamparino ha però dichiarato che la Fiat sopravvive anche grazie alla presenza degli operai polacchi e serbi; infatti guadagna in Brasile, in Polonia e in Turchia, mentre in Italia brucia le sue risorse. Il timore più grande che nutre il primo cittadino torinese è che il tavolo di mercoledì cui sono chiamate la Fiat, il ministro Sacconi, il sindaco e il presidente della Regione Cota possa essere soltanto di facciata, mentre, invece, Chiamparino auspica che la politica chiarisca a se stessa il ruolo  strategico che deve avere il settore auto nel nostro Paese. Il sindaco ha votato a favore degli ordini del giorno del Pd e della Lega, si è astenuto dal voto di quello di Rifondazione Comunista. Giuseppe Lonero, capogruppo de La Destra, si è dichiarato d’accordo sul fatto che il tavolo di concertazione di mercoledì prossimo sia stato convocato a Torino, fatto che può agevolare la richiesta di chiarezza dell’affidabilità da parte della Fiat, che tale dovrà dimostrarla anche di fronte al governo serbo, nel caso di una possibile futura dislocazione. Lonero ha avanzato la proposta che, in caso di uno spostamento della produzione della Fiat in Serbia, venga nazionalizzata l’azienda torinese. Dal Consiglio comunale è anche emersa la proposta da parte del consigliere del Pd Gioacchino Cuntrò, di riunire un Consiglio comunale aperto davanti alla sede in cui avverrà il tavolo di concertazione. Il consigliere di Rifondazione Comunista Antonio Ferrante, da parte sua, ha dichiarato che è necessario difendere il lavoro degli operai della Fiat, che stanno ancora adesso rinunciando ai loro stipendi per difendere il premio di qualità. Ferrante ha poi accusato Marchionne di non aver comunicato nella lettera inviata agli operai di quanto si voglia ridurre il suo stipendio. Favorevole a un tavolo di confronto tra le varie forze sociali è il capogruppo della Lega Nord Mario Carossa, che ha dichiarato che Torino deve superare la sua consueta “timidezza sabauda”, per chiedere oggi alla Fiat delle risposte certe sui programmi futuri. La produzione industriale non può essere scissa dalla ricerca, di cui è fiore all’occhiello il capoluogo subalpino con il Politecnico. Al tempo stesso la ricerca non può rinunciare alla produzione e Torino non può fare a meno di questi due aspetti nella realtà industriale del territorio. In Piemonte, auspica Carossa, la Fiat dovrebbe impegnarsi a potenziare il numero degli operai impiegati nella produzione.

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