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De Lise, l'uomo che deciderà sul ricorso contro Cota, nominato da Berlusconi

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de_lise (11)Se si crede ai retroscena, a un pizzico di complottismo e si desidera prevedere un po’ il futuro, non si può non parlare della recente nomina (il 6 luglio scorso) di Pasquale De Lise a presidente del Consiglio di Stato. Una posizione fondamentale, la sua, che interessa da vicino anche i piemontesi, visto che l’interminabile telenovela del ricorso contro l’elezione di Roberto Cota a governatore piemontese, finirà proprio davanti all’organo di appello amministrativo.

La nomina di De Lise a presidente del Consiglio di Stato sembra essere arrivata su suggerimento diretto di Silvio Berlusconi. Un ruolo certamente delicato e importante. Il Consiglio di Stato, infatti, è l’ultimo grado della giustizia amministrativa, l’organo di appello che decide sulle sentenze dei Tribunali amministrativi regionali. L’art. 100 della Costituzione recita: “Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione” e stabilisce l’indipendenza di questo istituto “e dei suoi componenti di fronte al Governo”.

L’alto magistrato che ne appena diventato presidente, vanta un curriculum giudiziario di tutto rispetto. Ex capo di Gabinetto di molti ministri, già presidente aggiunto del Consiglio di Stato e presidente del Tar del Lazio, lo scorso 10 giugno era stato nominato dal Governo, su proposta del Ministro Tremonti, presidente della Commissione tributaria centrale.

Ma il suo nome appare sulle cronache della ‘cricca’ Anemone-Balducci & Co, in qualità di consultore di Propaganda Fide, l’immobiliare vaticana sulla quale è scoppiato l’ultimo scandalo economico che lega i palazzi della politica a quelli d’Oltretevere. A detta dell’ex ministro Pietro Lunardi, “Balducci insieme al presidente del Tar De Lise e all’avvocato Leozappa, genero di De Lise, gestiva il patrimonio di Propaganda Fide”.

Quel patrimonio immobiliare di extra lusso, cioè, che sarebbe stato ben distribuito, tra affitti e compravendite a prezzi ‘di favore’, tra più di duemila vip (tra i quali Bertolaso e lo stesso Lunardi) grazie all’intermediazione del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, ora convocato dai magistrati di Perugia.

Ma De Lise è citato anche nelle varie intercettazioni sui Grandi eventi, pur senza ovviamente essere né indagato, né coinvolto direttamente nelle faccende illegali delle quali secondo l’accusa si sarebbe macchiato Balducci. Sullo sfondo, l’ombra dell’uomo del Premier per eccellenza: Gianni Letta.

In ogni caso, il Consiglio dei ministri, ha conferito la carica di presidente del supremo organo di giustizia amministrativa dello Stato a un magistrato in qualche modo legato ad ambienti frequentati anche uomini di Governo o dell’attuale maggioranza, imprenditori e alti prelati. A quanto ci risulta, non dovrebbe essere iscritto a Magistratura democratica, insomma.

Chiaramente tutto ciò non vuol dire molto. I magistrati devono decidere e scegliere secondo la legge e così farà anche il Consiglio di Stato presieduto da De Lise. Diciamo magari che, per chi vede spesso (e talvolta a ragione) una politicizzazione tendente al rosso di alcune frange della magistratura, in questo caso non dovrebbe avere neppure quel sospetto. Chissà cosa ne pensa Roberto Cota?

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