La candidatura sotto l’ombrellone di Michele Coppola a sindaco di Torino non commuove più di tanto il diretto interessato. “Per carità, se tutto il partito e tutto il centrodestra intendessero fare il mio nome per questa prestigiosa battaglia, non mi tirerei indietro – spiega a Però l’attuale assessore regionale alla Cultura – certo è invece che se ci sono perplessità sul mio nome da parte di importanti fette del Pdl e della coalizione, non vedo per quale motivo dovrei affannarmi in questo senso”.
Tutti sanno, in effetti, che per qualsiasi candidato di centrodestra, sedersi sulla poltrona che oggi ospita il titolato deretano di Sergio Chiamparino, sarebbe impresa quantomeno disperata. Insomma: si va sapendo che al 99 per cento si perderà la tenzone e l’obiettivo principale è quello di non sfigurare come invece fece il “povero” Rocco Buttiglione, catapultato da Roma e capace di incassare al ballottaggio un mortificante 66 a 33 per cento da SuperSergio.
“Ho fatto per anni il consigliere comunale – continua Coppola – e sono anche stato vicepresidente del Consiglio cittadino. È naturale che una designazione a candidato sindaco mi onorerebbe, perché amo Torino e perché mi piacerebbe cimentarmi. Però non è il mio obiettivo principale: da pochi mesi faccio l’assessore alla Cultura del Piemonte e l’incarico mi assorbe totalmente. So benissimo che si tratterebbe di una candidatura eminentemente di servizio e che quindi non potrebbe che scaturire da una massima convergenza di intenti da parte di tutti e magari un’investitura diretta da parte di Silvio Berlusconi”.
Chi si oppone? Innanzitutto l’influentissimo Vito Bonsignore, europarlamentare le cui opinioni hanno un peso non indifferente all’interno del Pdl. E poi Agostino Ghiglia, vice coordinatore del partito che rappresenta l’ex Alleanza Nazionale. Per entrambi, probabilmente, si tratta soltanto di poggiare il proprio peso su un’eventuale trattativa e di dare poi il via libera in cambio di qualcos’altro. Quanto alle ambizioni del Carroccio di mettere sulla bilancia il nome di Elena Maccanti (solo 200 voti personali alle ultime comunali, quindi non eletta) se si realizzassero potrebbero naturalmente portare al tracollo l’intero centrodestra, pur galvanizzando i pochi leghisti percentualmente residenti a Torino. Enzo Ghigo sarebbe invece felice di gettare Coppola nella mischia, per schivare la candidatura a sindaco che lo stesso Berlusconi gli ha tirato tra capo e collo qualche mese fa.
“Si tratta forse di dibattiti estivi – chiosa Coppola – utili a riempire i giornali durante un periodo nel quale la discussione politica inevitabilmente stagna un po’. Comunque non mi tiro indietro, né mi straccio le vesti. Vedremo”. Già, vedremo un po’ che succede. L’importante, per il centrodestra al fine di non prendersi l’ennesima legnata, è comunque quello di mettersi d’accordo su un nome presentabile in tempi ragionevoli, non ridursi come al solito all’ultimo secondo tra diatribe interne e giochi di sottopotere e, alla fine, non candidare l’ennesimo non torinese per costruire invece un percorso di crescita difficilissimo ma non impossibile.
Gli interessi personali, in ogni coalizione ma specialmente in quella capeggiata dal Cavaliere, prevalgono sempre su quelli del gruppo. E i risultati, a Torino, sono sotto gli occhi di tutti in termini di risultati alle urne. Anche alle ultime regionali, dove Cota ha prevalso complessivamente di un soffio, il centrodestra ha perso abbondantemente nel capoluogo e, nello specifico, la Lega ha preso percentuali dimezzate rispetto al resto della Regione.









