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Sicurezza a Torino: grandi critiche dal "Sole-24 Ore"

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Il senso di insicurezza a Torino? Le condizioni generali della città? Il degrado delle periferie? Secondo chi governa il capoluogo piemontese le cose vanno piuttosto bene e, normalmente, la stampa di regime che il torinese medio acquista a caro prezzo, conferma tale interessata opinione. Invece, una bella stroncatura al "sistema Torino", arriva dal più autorevole quotidiano economico nazionale. Il "Sole24Ore", con un articolo apparso oggi a firma di Augusto Grandi, non le manda a dire a Sergio Chiamparino e Soci. Un pezzo che sembra quasi in linea con alcune campagne condotte da "Però", che non avendo padroni né padrini, può permettersi di scrivere in libertà, criticando (ma anche elogiando, ovviamente) sia a destra che a manca. Leggiamo l'articolo sul Sole di oggi:

Furti di campionari, auto scassinate: a Torino per gli agenti di commercio alcuni quartieri rappresentano ormai un rischio messo in conto ogni volta che ci si addentra nella zona di Porta Palazzo o di San Salvario, nell’area intorno a corso Principe Oddone o in corso Vercelli. «Ma per il nostro settore – spiega Antonello Marzolla, segretario regionale dell’Usarci (associazione degli agenti di commercio) – i danni non sono soltanto quelli diretti, perché a causa della criminalità impunita i negozianti chiudono o, comunque, hanno meno clienti. E riducono il fatturato e di conseguenza gli acquisti».

La mappa torinese di quello che viene definito come "disagio", ma che è pura e semplice criminalità, si è modificata profondamente nel corso degli anni. Le zone calde degli Anni 70, quelle dell’immigrazione meridionale come Vallette, parte della Falchera, Mirafiori sud, sono da tempo tranquille e non destano preoccupazioni di sorta al di là di episodi comuni ad ogni quartiere.

«I problemi – sostiene un agente delle forze dell’ordine – si sono spostati, e aggravati a dismisura, nelle zone dove la criminalità è ormai controllata dagli stranieri. Spaccio di droga che porta a scippi, aggressioni, violenze». Gli arresti si susseguono nella zona a nord della città, quella che da Porta Palazzo – dove, a pochi metri dall’ottimo mercato regolare, si possono acquistare armi e biciclette rubate, droga e magliette taroccate – si estende verso l’autostrada per Milano. Ma con la stessa rapidità i delinquenti vengono rimessi in libertà.

«Qualche risultato – prosegue Marzolla – è comunque stato ottenuto. Grazie al pattugliamento degli alpini è stata liberata l’area verde che era stata definita "Tossic park", a ridosso del Palazzo della moda che era assediato da spacciatori e zingari». Per Mario Carossa, consigliere leghista, il problema in realtà non è stato risolto, ma si è solo spostato di alcune centinaia di metri. «Ed è aumentato considerevolmente – aggiunge Carossa – nella zona di corso Principe Oddone, a ridosso dell’area in cui viene realizzato il passante ferroviario e dove verrà costruita la moschea. Le tensioni stanno aumentando e nei giorni scorsi gli spacciatori africani si sono scontrati con i commercianti, regolari, cinesi che vorrebbero lavorare in un quartiere tranquillo».

Ma la voglia di non affrontare i problemi sta facendo incancrenire anche l’area della "movida", lungo i murazzi del Po (la zona a ridosso del fiume) e l’adiacente piazza Vittorio Veneto. «Si controllano i parcheggi della zona, per far cassa, ma si evita accuratamente di intervenire contro lo spaccio di droga più sfrontato e continuo – assicura Marco Racca di Cpi – mentre l’assessore regionale alla Cultura pensa di risolvere tutto proponendo di cambiare nome alla "movida". Pare quasi che non si voglia disturbare il business criminale».

In effetti la vita notturna concentrata nella zona crea notevoli disagi. Per lo più concentrati, come rileva Mauro Raftacco, uno dei titolari di Maison, locale alla moda di piazza Maria Teresa, a poche decine di metri dai murazzi: «Noi lavoriamo in un’oasi sostanzialmente tranquilla, ma con qualche raid vandalico notturno da parte di chi ha fatto nottata ai murazzi; per questo nel locale rimane sempre qualcuno a vigilare, anche nel periodo di chiusura tra le 3 e le 7 del mattino».

Rischi di vandalismi per i bar, ma rischi di furti consistenti per le industrie che hanno la sfortuna di ritrovarsi nelle vicinanze di campi nomadi abusivi. Campi che stanno aumentando di numero e di consistenza, anche per effetto delle decisioni francesi che spingono carovane di zingari verso l’accogliente Torino. Così le fabbriche lamentano furti continui, le ferrovie subiscono danni per i furti di fili di rame, nei campi abusivi si moltiplicano auto di lusso e, finalmente, anche le autorità e le associazioni cominciano a spazientirsi. Di fronte ad un gruppo di rifugiati che, dopo aver rifiutato ogni ipotesi di integrazione e di sistemazione, ha scelto di occupare l’ennesimo edificio, il prefetto è sbottato ipotizzando calci nel sedere e dal Sermig (il servizio missionario giovanile) è arrivato l’invito a non essere troppo accondiscendenti con chi ha solo pretese.

Non mancano, comunque, iniziative di successo per il recupero del disagio. La Piazza dei mestieri, in Borgo san Donato, accoglie ogni anno più di 500 ragazzi "difficili", segnalati da assistenti sociali, parrocchie, associazioni sportive. «Hanno tutti problemi di fallimenti scolastici alle spalle – afferma Cristiana Poggio, responsabile delle iniziative di recupero – ma quasi sempre anche famiglie con problemi, con il 50% delle famiglie che ha un reddito inferiore alla soglia di povertà. Solo il 17% è straniero mentre gli altri arrivano da tutti i quartieri, dove vivono in una sorta di ghetto che si creano autonomamente, isolandosi dalla città insieme a pochi amici».

Il 40% dei giovani, quando arriva alla Piazza dei mestieri, non ha neppure idea di quale sia il centro di Torino. Per questo, insieme ai corsi di formazione professionale, si lavora anche per l’integrazione con la città. Appare quasi paradossale dover favorire l’integrazione, in Torino, di ragazzi torinesi, ma i risultati sono decisamente positivi. In media si perdono solo 10 giovani all’anno mentre quasi il 90% di chi ha finito i corsi e si mette in cerca di lavoro trova un’occupazione nell’arco di 4 mesi. Pasticceri, cuochi, grafici, esperti produttori di birra, con prodotti che vengono commercializzati all’interno della struttura e in negozi esterni di pregio.

Ma Poggio sottolinea anche l’importanza di un processo di legalità che porta i ragazzi a comprendere l’importanza del lavoro, dello studio, con un crescente numero di giovani che, dopo i corsi, chiede di rientrare in un percorso scolastico regolare. Una legalità che appare evidente sin dalla sede della Piazza: nessuna scritta sui muri, nessuna carta per terra. Praticamente un miracolo, se raffrontato con i nuovi quartieri del degrado torinese.

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