Pur essendone compagno di partito e benché sia notoriamente uomo prodigo di complimenti, Giampiero Leo non ce l’ha fatta. Se l’è un po’ presa con Michele Coppola, attuale assessore alla Cultura, criticando i tagli ai finanziamenti che sta operando.
L’occasione, il 4 settembre scorso, la presentazione del tredicesima edizione del progetto “maionese”, voluto e curato dalal gallerista Elena Privitera e dall’architetto Marco Filippa.
Leo, dopo un elogio rivolto agli organizzatori della rassegna, ha approfittato dell’occasione per elogiare l’operato dei passati assessori regionali alla Cultura (Oliva e sé medesimo), accusando poi l’elettorato di incapacità di comprensione dell’importanza della cultura sul territorio e per le sorti dell’Italia.
La miopia dell’elettorato, secondo Leo, sarebbe manifesta nel fatto che assessori alla Cultura passati, che tanto hanno fatto per il Piemonte, come lui ed Oliva, non sono più stati rieletti, mentre al loro posto è venuto chi ha sacrificato alla cultura risorse. Coppola, per l’appunto. Chissà, forse c'è anche un pizzico d'invidia, perché non è un mistero che quella poltrona avrebbe voluto di nuovo occuparla proprio il buon Giampiero, peraltro recentemente integrato come consigliere regionale, dopo l'addio di Claudia Porchietto, diventata assessore.
La presentazione, salvo questo piccolo incidente diplomatico, è andata avanti.
Nell’ambito del progetto è stata descritta la mostra intitolata Work to work, che fa parte delle iniziative legate all’attività museale del circuito pinerolese. Con l’appoggio del Conservatore della Pinacoteca Civica d’Arte di Palazzo Vittone di Pinerolo, Mario Marchiando Pacchiola, è stata individuata fra i vari artisti presenti la pittrice Cecilia Ravera Oneto (1918/2002), figura rappresentativa per condurre un’indagine sulla società e le condizioni umane. La stessa logica sperimentale nacque già nel 2009 con la mostra Alda e le altre, come omaggio a quella figura straordinaria che fu la poetessa Alda Merini; nel 2010 si è deciso di relazionarsi con una pittrice che ha attraversato il Novecento e le cui opere, di indubbia qualità, sono esposte in sedi prestigiose non solo italiane.
Work to work è un progetto che, a partire dal ciclo sul paesaggio industriale di Cecilia Ravera Oneto, intende esplorare la creatività contemporanea appellandosi ai molti codici visivi che transitano nell’immaginario attuale. Si tratta anche di un titolo con almeno una duplice valenza: work allude a lavoro in quanto opera, ma contiene in sé anche l’idea del lavoro a cui fanno riferimento le fabbriche della Oneto. Il termine fabbrica implica del resto anch’esso una duplice accezione, di edificio in senso stretto, ma anche di luogo di lavoro, delle catene di montaggio. L’approdo tardivo dell’Italia alla rivoluzione industriale è fatto noto e, guardando all’oggi, anche le fabbriche sono ben diverse dall’automazione imperante e dal terziario ormai in fieri, in una società capitalistica in cui domani il precariato in un divenire incerto…Cecilia Ravera Oneto vede mutare il paesaggio ligure e ne registra il cambiamento, con un fare pittorico dapprima ancora intriso di superfici post-impressioniste con echi futuristi per poi approdare al suo personale sguardo espressionista.
Partendo da qui, gli artisti invitati sono sollecitati a realizzare/produrre/concepire il loro work.









