
TORINO 24 gen (Però Torino) - Funziona così: il Comune vende a poco prezzo un pregevolissimo palazzo a una società privata. Settecento euro il metro quadro, mentre in zona i prezzi vanno dai 2 ai 5mila euro al metro. Infuriano le polemiche, per come possono infuriare in una città anestetizzata come Torino. E allora, il Municipio, per bocca dell’allora sindaco Sergio Chiamparino, risponde: “Certo, il prezzo non è quello di mercato, ma nella valutazione abbiamo tenuto conto del fatto che in quell’edificio verrà costruito un grande albergo, di una potente compagnia internazionale, che porterà più turisti in città e benessere per tutti. Quindi anche questa vendita ha motivazioni che interessano tutta la collettività. Ecco perché è giusto andare sotto i prezzi di mercato”. è il 2008.
Poi, capita che la stessa grande compagnia, che dopo tanti anni non ha ancora affatto costruito l’albergo in questione, ne chiuda un altro, storico e grandissimo. Per vendere il palazzo e farne un condominio di lusso, con tanto di variante di destinazione d’uso approvata dal Comune. è il 2011.
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Oggi, quindi, la città si trova nella seguente condizione: è certa che un albergo chiude, aspetta (ben poco) trepidante l’apertura dell’altro e ha venduto sottocosto un immobile alla stessa società che sta facendo tutte le operazioni in questione.
Alla fine, sempre un albergo ci sarà, non due. Ben che vada.
La società privata, intanto, ha la concreta e immediata possibilità di fare tanti begli appartamenti, con il beneplacito e il favore anche economico di Palazzo di Città.
Ora, non è certo che sia giusto svendere beni pubblici ai privati, in nome di un supposto interesse generale. Perché anche un albergo è un’impresa economica e non di beneficienza. Ma è certissimo che almeno sugli alloggi e le abitazioni di lusso, gli imprenditori guadagnano tantissimo denaro e che, quantomeno, sarebbe logico pretendere che acquistino a prezzi di mercato, specie le proprietà pubbliche.
La vicenda di “Casa Gramsci”, perché è di questo che stiamo parlando, è partita male sin dall’inizio. «Oltraggio alla memoria», tuonarono nel 2006 Pdci e Rifondazione cittadini, seguiti a ruota dagli esponenti nazionali che accusarono il sindaco Sergio Chiamparino di comportarsi «in maniera berlusconiana», perché voleva farci fare un albergo. Un oltraggio gravissimo, perché, come recita la targa sull’edificio, «Qui Antonio Gramsci abitò negli anni 1919-1921/ nelle lotte operaie contro l' incombente reazione/ forgiando il Partito comunista/ guida decisiva per la libertà e il socialismo nel XX della morte».
E, se per il Pd un albergo è un’attività talmente “sociale” da giustificare una svendita, per la sinistra radicale, si trattava invece di un’impresa talmente demoniaca e capitalista, da infangare la memoria del padre del comunismo italiano, che colà risiedette un paio d’anni. Punti di vista, insomma.

Poi, comunque, si arrivò alla vendita. Anche qui il percorso fu tortuoso, visto che la prima offerta degli svedesi di Radisson, venne ritenuta irricevibile per presunti vizi formali e l’unico concorrente fu la solita DeGa della famiglia De Giuli, che negli ultimi decenni ha lavorato parecchio a Torino e in collaborazione con il Comune. Niente di illecito è mai stato dimostrato, va sottolineato, ma è certo che i rapporti tra questa azienda e chi si è seduto sulla poltrona di sindaco, da Castellani a Chiamparino, sono sempre stati ottimi. Di certo sono bravi imprenditori, i De Giuli, tanto che per quest’operazione, come per altre in città, si sono alleati con la potente spagnola Nh Hoteles. L’allora assessore alla Casa Mario Viano, disse che “il prezzo fatto a Nh è quello della perizia”.
Ed è quest’ultima che dovrà gestire il futuro albergo, così come gestiva il Ligure, le sue 169 camere e quel bel pezzo di storia rappresentato da una struttura vecchia di 140 anni.
Per permettere a Nh di chiudere il ligure, c’è stata l’ennesima variante al piano regolatore, regolarmente approvata dal Consiglio comunale il 19 settembre, con 24 voti favorevoli e 6 contrari.
Recita il comunicato del Municipio, anche se sembrerebbe quasi aziendale: “L’edificio avrebbe avuto necessità di interventi straordinari di manutenzione e ammodernamento per rispondere agli standard che caratterizzano le strutture NH, ma la proprietà ha ritenuto eccessivamente onerosa la ristrutturazione, preferendo quindi vendere l'albergo e indirizzare i relativi proventi verso la nuova struttura alberghiera di alto livello (cinque stelle) in piazza Carlo Emanuele (piazza Carlina), nella cosiddetta Casa Gramsci". Ma come, ci si chiede: gli alberghi quando si svendono gli immobili sono una priorità cittadina e hanno un valore sociale, ma se si decide di chiuderli si confeziona immediatamente una bella variante ad hoc?
Pare proprio di sì.












