Sport
Bianchi naviga a vista, il Toro ha bisogno del suo bomber Stampa
Scritto da Tuttosport   
Lunedì 06 Settembre 2010 11:41
TORINO, 6 settembre - E’ stata una bella fe­sta di compleanno quella della mamma di Rolando Bianchi: baci, brindisi e, tra i regali, un sorriso non forzato. Quello del­l’attaccante: più sereno, tran­quillo. In campo mancava da quasi un mese: e molto è man­cato. Intanto ieri ha potuto tranquillizzare la famiglia, ol­treché chi l’ha chiamato del To­rino per informarsi delle sue condizioni. Nessun dolore par­ticolare alla schiena, se non qualche piccolo fastidio ancora inevitabile, visto quanto gli è capitato. Nessun contraccolpo inaspettato, figlio della fatica agonistica. La mezz’ora abbon­dante che l’ha visto di nuovo protagonista, sabato notte nel­la ripresa contro il Crotone, è trascorsa - almeno ieri - senza lasciare tracce negative nel fi­sico, controindicazioni, preoc­cupazioni. Ma scrivere a chia­re lettere che Bianchi è e sarà costretto a navigare ancora a vista, a lungo, è una verità so­lare. In attesa dei nuovi con­trolli fissati per oggi alla Si­sport, quando medici e prepa­ratori torneranno a vederlo e a valutare la situazione, resta­no alcune convinzioni positive che esulano dai discorsi pretta­mente fisici. «Uno come Bian­chi è importantissimo per noi ­- spiegava l’altro giorno Petra­chi - e quando sostengo questo non penso soltanto al suo con­tributo sul terreno. Alludo an­che alla sua professionalità, al suo carisma, al suo equilibrio: la sua presenza è fondamenta­le per la squadra pure nello spogliatoio». Ritrovare Bian­chi, insomma, significa per Lerda contare su un giocatore di statura superiore dal primo allenamento settimanale fino al giorno della partita: utile nel trainare i compagni, capace di trasmettere positività, deter­minante nel rafforzare le po­tenzialità della squadra. Si può sperare.

PERICOLI - Si può sperare, cioè, che i segnali positivi di ie­ri si riverberino anche oggi, al­la Sisport. Durante la prepa­razione estiva, anche per via di alcune metodologie nella scel­ta del lavoro atletico e di alcu­ni esercizi coi pesi che oggi non verrebbero più adottate, è com­parsa un’infiammazione ossea sopra l’osso sacro, nella parte bassa della schiena. In soffe­renza è progressivamente an­data una delle lamelle di una vertebra: edema, dolori forti e crescenti, difficoltà a compiere i movimenti anche più sempli­ci. Con, in linea teorica, pure il rischio che questa patologia (non rara, specie tra gli atleti) degenerasse (se non ben cura­ta) nella spondilolisi: crepe os­see, fratture da stress. Con, quale conseguenza, la neces­sità di intervenire chirurgica­mente per fissare una plac­chetta con delle viti. Per fortu­na tutto ciò non si è verificato. Un po’ in extremis, comunque l’inversione di tendenza c’è sta­ta. Il riposo, le cure e una ripre­sa prudente del lavoro hanno modificato di giorno in giorno il panorama, in meglio. Fino a consentire a Bianchi di seder­si in panchina, sabato, e di aiu­tare i compagni a raggiungere almeno il pareggio, nel secondo tempo. Quanto la sua presen­za sia stata minacciosa per i crotonesi e confortante per i compagni si è notato subito. Bianchi ha combattuto senza remore con i difensori avversa­ri e si è prodigato in alcuni ge­sti atletici potenzialmente ri­schiosi, data la sua patologia. Ne è uscito bene: senza conse­guenze immediate, senza po­stumi a freddo. E senza paure, lì per lì. Ecco perché poteva sorridere, ieri. Di sicuro non si è risparmiato. Ma non stupi­sce, conoscendo il carattere del capitano. «Uno spirito come il tuo si vede raramente», gli hanno detto il preparatore atletico del Torino, Domenico Borelli, e Rocco Perrotta, il collaboratore che segue specifi­catamente gli infortunati. In sintesi: voglia, determinazione, combattività. Lo spirito del ca­pitano, appunto. Cui faceva ri­ferimento anche il ds e, fin dal­la prima ora, Lerda.

Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Settembre 2010 10:57
 
Nuova Juve, tutti i segreti di un mercato discusso Stampa
Scritto da Tuttosport   
Lunedì 06 Settembre 2010 09:51
BASTAVANO, si fa per dire, 31 milioni entro la fine di maggio per acquistare Dzeko. C’era, infatti, una clausola che permetteva a qualunque club avesse voluto acquistare il bomber bosniaco (ieri in gol con la sua nazionale contro il Lussemburgo) di farlo senza trattare con l’ostico Dieter Hoeness, dg del Wolfsburg. La Juventus non l’ha sfruttata: troppo poco tempo per la nuova dirigenza per organizzare un’operazione così onerosa e così condizionante per tutto il mercato. Andrea Agnelli è diventato presidente il 19 maggio, Marotta si è insediato poco dopo. La scelta di non spendere subi­to 31 milioni ha due ragioni: la prima legata la fatto che si sarebbe bruciato in un colpo solo una parte importante del budget, la seconda al fatto che acquistando subito Dzeko ci si metteva nelle condizioni di avere una posizione debole nelle trattative per le cessioni, in primis quella di Diego. E poi Marotta sapeva di avere dalla sua la volontà del giocatore che aveva già rifiutato il trasferimento al Manchester City. Il club di Mancini, infatti, si era presentato a Wolfsburg con i fatidici 31 milioni entro il 31 maggio, ma aveva incassato il no del giocatore che aveva vanificato l’utilizzo della clausola. A quel punto, scaduti i termini, il Wolfsburg ha riacquisito il potere e ha iniziato un incredibile catenaccio, rifiutando tutte le offerte della Juventus.

PAZZINI - Pazzini poteva andare alla Juventus in questa sessione di mercato? Sì, ma era un’operazione molto complicata. O, meglio,“delicata” come delicato è il rapporto fra Beppe Marotta e il suo ex datore di lavoro Riccardo Garrone, che non per nulla aveva dichiarato: «Pazzini alla Juve? Nemmeno per cento milioni». In realtà per prendere Pazzini ne sarebbero bastati 20/25, soprattutto dopo l’eliminazione della Samp dalla Champions League, ma la Juventus nell’ultima settimana d’agosto non aveva a disposizione quella cifra (per scelta della proprietà) e l’ultimo assalto al bomber blucerchiato è sfumato.

DIEGO - Sostiene Diego: «La Juventus mi ha venduto al Wolfsburg perdendo un sacco di soldi». Il riferimento è al fatto che la cessione è avvenuta per poco meno di 16 milioni (più eventuali bonus) al cospetto dei 24,5 pagati solamente un anno prima. Peccato che alla minusvalenza ha contribuito non poco lui stesso. La sua incompa­tibilità con il 4-4-2 di Del Neri aveva suggerito fin dai primi giorni di mercato la cessione a Marotta. La classe, indiscutibile, del giocatore aveva invece instillato dei dubbi nella dirigenza bianconera. Di fronte a questo bivio, Marotta e Del Neri avevano concordato la linea: di fronte a una buona offerta il brasiliano sarebbe stato ceduto. In un primo momento, Diego era stato in­serito nelle trattative con il Wolfsburg per Dzeko. Ma la voce di un Diego in vendita era circolata in Germania e, a un certo punto, era giunta alle orecchie di Felix Magath, allenatore dello Schalke 04 che aveva mandato un emissario a Torino, proprio pochi giorni dopo il blitz di Hoeness in corso Galileo Ferraris (blitz andato male perché l’offerta era stata valutata troppo bassa). Lo Schalke per Diego ha avanzato un’offerta di 18 milioni, che corrispondeva alla richiesta di Marotta, ma l’affare non si è chiuso. Perché? Perché nel frattempo il padre di Diego era volato a Wolfsburg per trattare l’ingaggio del figlio con Hoeness e trovando di fatto un accordo. Diego, quindi, ha detto di no allo Schalke e ha messo la Juventus in una posizione debole nella trattativa con il Wolfsburg.

BORRIELLO - È stato uno dei no più clamorosi del mercato, anche perché pronunciato a poche ore dalla chiusura delle liste e perché ha innescato una scatenata operazione della Roma che, in poche ore, ha ottenuto il via libera da Unicredit e poi è andata a chiudere l’affare sul filo di lana entusia­smando in modo incredibile l’ambiente giallorosso. E deludendo il popolo juventino che non ha capito il perché della mancata conclusione dell’affare da parte di Marotta. Lunedì mattina l’accordo fra Juventus e Milan, nato nella notte di domenica, era cosa fatta. Si trattava di trovare l’intesa con Borriello. Una cosa apparentemente facile, visto che il giocatore era scontento al Milan e voleva andare via a tutti i costi. L’accordo fra Juve e giocatore però non si trova. Da corso Gali­leo Ferraris trapela: Borriello voleva essere acquistato a titolo definitivo e voleva quattro milioni di euro di ingaggio. Due condizioni impossibili per la Juventus (che sulla punta ha altri progetti per il futuro e vuole contenere gli ingaggi). Eppure da quanto emerso dall’accordo con la Roma nessuna di queste due richieste è stata esaudita. I giallorossi hanno infatti preso in prestito il giocatore e nel comunicato ufficiale hanno dichiarato uno stipendio ben più basso rispetto ai quattro milioni (all’incirca 2,5 netti).

DI NATALE - Presa la decisione di vendere Diego, Beppe Marotta ha subito pensato al sostituto e gli è venuto in mente Fabio Qua­gliarella. Eppure è andato su Di Natale. Folle? No, il prezzo chiesto dal Napoli per Quagliarella era di oltre venti milioni e Di Natale si poteva chiudere per sette. In una campagna acquisti, che ha dovuto fare i con­ti con un budget tagliato dalla mancata qualificazione in Champions, sono differenze che contano. Eppure Marotta non perde di vista Quagliarella e, quando sa che il Napoli tratta la cessione del giocatore con il Rubin Kazan sulla base di 15 milioni, gli torna l’acquolina in bocca. Solo che nel frattempo sta trattando Di Natale. Anzi ha già l’accordo con l’Udinese. Ma, appena percepisce i tentennamenti di Di Natale, mette subito un piede nella trattativa per Quagliarella. Tutto in una notte, quella fra il 25 e il 26 agosto: Marotta ottiene la formula del prestito, poi discute la cifra.

Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Settembre 2010 10:29
 
Iunco risponde a Cutolo, Torino-Crotone 1-1 Stampa
Scritto da Tuttosport   
Lunedì 06 Settembre 2010 09:51
TORINO, 4 settembre - Almeno l'onore è salvo. Lo splendido tocco di Iunco a un quarto d'ora dalla fine salva il Toro da una sconfitta, la terza consecutiva, che sarebbe stata devastante per i granata. Con il Crotone finisce invece 1-1, al termine di una gara soporifera fino al vantaggio calabrese di Cutolo in avvio di ripresa.

CUTOLO, CHE ERRORE - Dopo una pronta uscita di Rubinho al 2' sui piedi di Napoli, il gioco non decolla fino al primo lampo del Crotone. È il 23' quando Cutolo, a due metri dalla porta granata, si trova una palla solo da spingere in rete ma sbaglia incredibilmente tirando alto. Graziato dall'errore avversario, il Toro prova a scuotersi e 2' dopo sfiora il vantaggio con un inserimento dalla sinistra di Iunco ben parato da Belec.

BOTTA E RISPOSTA - Il Torino rientra in campo nella ripresa con le migliori intenzioni, ma dopo appena 3' è gelato dal capolavoro di Cutolo. Il giocatore del Crotone prende palla sulla trequarti e con un fantastico sinistro sorprende Rubinho da 25 metri. Poco dopo Lerda deve fare a meno di Zanetti, costretto ad uscire per infortunio. Entra Obodo, che comunque dà un po' di dinamismo in più alla manovra granata. Il momento è critico e il tecnico piemonetese prova a dare la scossa: dentro lo scalpitante Bianchi, fuori un impalpabile Pellicori. Entra anche Lazarevic per Gasbarroni. Il Torino attacca a testa bassa e al 31' trova il pareggio con un elegante tocco di Iunco che scavalca il portiere calabrese. L'incubo della terza sconfitta consecutiva è scongiurato.

MALUMORE TRA I TIFOSI - «Nero e oro finché non vendi il Toro». Inizia così il volantino distribuito dai tifosi granata nel corso del match con il Crotone. Destinatario del messaggio il presidente, Urbano Cairo, contestato duramente alla curva Maratona fin dalla lettura delle formazioni. «Esasperati dalla fallimentare gestione Cairo - si legge - i tifosi rendono visibile il loro dissenso affiancando al glorioso granata proprio i colori delle origini. Fino a quando questo 'presidente' non passerà la mano, l'oro e il nero saranno il nostro vessillo di protesta». Il giallo e il nero sono infatti i colori della F.C. Torinese, la squadra da cui nacque il Toro. L'iniziativa si ispira a quella messa in atto dai sostenitori del Manchester United che, lo scorso anno, si sono presentati all'Old Trafford indossando i colori delle origini, il giallo e il verde, per contestare i proprietari americani del club.

Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Settembre 2010 10:30
 
Toro-Crotone, Lerda chiama i tifosi: «Dovete aiutarci» Stampa
Scritto da Tuttosport   
Venerdì 03 Settembre 2010 15:00
TORINO, 3 settembre - La partenza choc del Torino ha già fatto infuriare i tifosi. Che alle due sconfitte nelle prime due giornate hanno reagito con una contestazione che in alcuni casi è sfociata in atti di vandalismo. Nel mirino, per il momento, c’è soprattutto il presidente Urbano Cairo. Ma il tecnico Franco Lerda sa che, se i risultati continuassero a essere negativi, tra poco potrebbe toccare a lui. Ed è perciò che si rivolge proprio ai tifosi in vista della fondamentale sfida di domani sera all’Olimpico contro il Crotone. «La partita con il Crotone - dice Lerda in conferenza stampa - mi permetterà di salutare parecchi giocatori che fino a pochi mesi fa lavoravano con me e questo mi fa piacere. Però per me conta solo il Torino e i punti che sono in palio in campo. Ci teniamo a non farci più sorprendere come successo con il Varese, perché per noi sarà fondamentale l’apporto del nostro pubblico, che ci trascini fin dal primo minuto. Domani conta vincere, questa è la nostra priorità».

Anche contro il Crotone, Lerda non avrà a disposizione titolari come Rolando Bianchi. Il capitano è in recupero, ma lo staff tecnico, d’accordo con quello sanitario, preferisce non rischiarlo onde evitare ricadute. «Ho ancora qualche dubbio di formazione - conferma Lerda - legato a qualche acciacco e anche per altre scelte. Entro le ore 17 comunicheremo la lista definitiva: per questa partita resterà fuori Morello tra i portieri, tra i convocati figureranno Rubinho e Bassi. Ora dobbiamo trovare un’identità di gioco, che finora non abbiamo potuto avere anche per molte vicissitudini che tutti conosciamo bene. Il tempo dirà se abbiamo lavorato bene».

Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Settembre 2010 20:02
 
Toro e Red Bull: grande attesa per una riunione in Austria Stampa
Scritto da G.Mon.   
Venerdì 03 Settembre 2010 13:07

redbull-toro-torinoC’è molta attesa tra i rappresentanti del gruppo torinese che ha favorito “l’aggancio” di Red Bull Italia per il possibile acquisto del Torino Football Club. “Dalle nostre fonti – spiegano a Però – il vertice marketing della multinazionale austriaca dovrebbe tenere una riunione a fine settembre o ad ottobre per varare le prossime strategie di promozione e comunicazione. All’ordine del giorno, secondo quanto ci è stato riferito, dovrebbe esserci anche la questione che più ci sta a cuore: il Toro”.

Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Settembre 2010 18:15
 

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