PERICOLI - Si può sperare, cioè, che i segnali positivi di ieri si riverberino anche oggi, alla Sisport. Durante la preparazione estiva, anche per via di alcune metodologie nella scelta del lavoro atletico e di alcuni esercizi coi pesi che oggi non verrebbero più adottate, è comparsa un’infiammazione ossea sopra l’osso sacro, nella parte bassa della schiena. In sofferenza è progressivamente andata una delle lamelle di una vertebra: edema, dolori forti e crescenti, difficoltà a compiere i movimenti anche più semplici. Con, in linea teorica, pure il rischio che questa patologia (non rara, specie tra gli atleti) degenerasse (se non ben curata) nella spondilolisi: crepe ossee, fratture da stress. Con, quale conseguenza, la necessità di intervenire chirurgicamente per fissare una placchetta con delle viti. Per fortuna tutto ciò non si è verificato. Un po’ in extremis, comunque l’inversione di tendenza c’è stata. Il riposo, le cure e una ripresa prudente del lavoro hanno modificato di giorno in giorno il panorama, in meglio. Fino a consentire a Bianchi di sedersi in panchina, sabato, e di aiutare i compagni a raggiungere almeno il pareggio, nel secondo tempo. Quanto la sua presenza sia stata minacciosa per i crotonesi e confortante per i compagni si è notato subito. Bianchi ha combattuto senza remore con i difensori avversari e si è prodigato in alcuni gesti atletici potenzialmente rischiosi, data la sua patologia. Ne è uscito bene: senza conseguenze immediate, senza postumi a freddo. E senza paure, lì per lì. Ecco perché poteva sorridere, ieri. Di sicuro non si è risparmiato. Ma non stupisce, conoscendo il carattere del capitano. «Uno spirito come il tuo si vede raramente», gli hanno detto il preparatore atletico del Torino, Domenico Borelli, e Rocco Perrotta, il collaboratore che segue specificatamente gli infortunati. In sintesi: voglia, determinazione, combattività. Lo spirito del capitano, appunto. Cui faceva riferimento anche il ds e, fin dalla prima ora, Lerda.
Bianchi naviga a vista, il Toro ha bisogno del suo bomber
TORINO, 6 settembre - E’ stata una bella festa di compleanno quella della mamma di Rolando Bianchi: baci, brindisi e, tra i regali, un sorriso non forzato. Quello dell’attaccante: più sereno, tranquillo. In campo mancava da quasi un mese: e molto è mancato. Intanto ieri ha potuto tranquillizzare la famiglia, oltreché chi l’ha chiamato del Torino per informarsi delle sue condizioni. Nessun dolore particolare alla schiena, se non qualche piccolo fastidio ancora inevitabile, visto quanto gli è capitato. Nessun contraccolpo inaspettato, figlio della fatica agonistica. La mezz’ora abbondante che l’ha visto di nuovo protagonista, sabato notte nella ripresa contro il Crotone, è trascorsa - almeno ieri - senza lasciare tracce negative nel fisico, controindicazioni, preoccupazioni. Ma scrivere a chiare lettere che Bianchi è e sarà costretto a navigare ancora a vista, a lungo, è una verità solare. In attesa dei nuovi controlli fissati per oggi alla Sisport, quando medici e preparatori torneranno a vederlo e a valutare la situazione, restano alcune convinzioni positive che esulano dai discorsi prettamente fisici. «Uno come Bianchi è importantissimo per noi - spiegava l’altro giorno Petrachi - e quando sostengo questo non penso soltanto al suo contributo sul terreno. Alludo anche alla sua professionalità, al suo carisma, al suo equilibrio: la sua presenza è fondamentale per la squadra pure nello spogliatoio». Ritrovare Bianchi, insomma, significa per Lerda contare su un giocatore di statura superiore dal primo allenamento settimanale fino al giorno della partita: utile nel trainare i compagni, capace di trasmettere positività, determinante nel rafforzare le potenzialità della squadra. Si può sperare.
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