L'Arcivescovo di Torino: "Non si discrimini chi vuole curare i gay" Stampa
Scritto da Redazione Però   
Venerdì 14 Ottobre 2011 18:38

E' bufera sulla Curia per le dichiarazioni rilasciate oggi dalla commissione bioetica dell'Arcidiocesi di Torino sull'omosessualità.

La commissione, prendendo posizione contro la proposta di legge presentata dall'ex presidente del Piemonte, Mercedes Bresso, per la parità di trattamento e il divieto di ogni forma di discriminazione, ha riferito che "Non bisogna discriminare, censurare o ostacolare chi con metodo scientifico coltiva la tesi che l’omosessualità sia curabile".

E le parole sono proprio quelle dell'arcivescovo di Torino,  Cesare Nosiglia,  che fa parte della commissione stessa, il quale ha poi specificato che non è censurabile colui che "afferma e insegna che la distinzione fra maschile e femminile non è solo un fatto di cultura, ma anche di natura e che la famiglia fondata sul matrimonio monogamico tra uomo e donna non va considerata solo come una delle tante unioni o convivenze possibili". Il parere dell’Arcidiocesi era stato espressamente richiesto dall’ufficio di presidenza del Consiglio regionale ed è stato inviato lo scorso 22 settembre.

Immediata la replica della Bresso: "La Chiesa sostiene teorie smentite dalla comunità scientifica da decenni - ha dichiarato l'ex presidente della Regione - L'omosessualità non è una malattia o un comportamento che necessita di cure o riabilitazioni di alcun genere, e questa è un'evidenza scientifica".

Augusta Montaruli, vicecapogruppo del Pdl, si schiera invece a fianco della Curia guidata da monsignor Nosiglia: «La proposta della Bresso non è un provvedimento volto a cancellare le discriminazioni ma semmai una misura ideologica che mette sotto accusa la famiglia tradizionale svilendone il ruolo. Si tratta di un escamotage per arrivare al riconoscimento giuridico delle unioni tra persone dello stesso sesso che non ci può trovare assolutamente favorevoli».