
Finalmente la cupola del Guarini è di nuovo visibile, emersa dalle bende che lhanno lungamente coperta: unimmagine da godere prima che i ponteggi tornino ad avvolgerla per circa un anno, per restituircela definitivamente nel 2011.
Sono passati 13 anni da quando il capolavoro del Guarini, fu semidistrutto dallincendio dell'11 aprile del 1997.
Questo lungo intervallo di tempo è servito per mettere in sicurezza ledificio, poi consolidarlo, infine studiarlo per ideare le modalità di recupero e restauro necessarie.
Ora si avvia l ultima fase dei lavori, che lo vedranno rinascere attraverso il vero e proprio restauro e la sostituzione delle parti irrecuperabili. Con la sostituzione con una catena definitiva delle quattro funi di acciaio che attualmente serrano il tamburo e la sostituzione dei rivestimenti interni in marmo si chiuderà tra circa un anno anche lultimo cantiere.
LA STORIA DEL RESTAURO

Alla Direzione Regionale per i beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte di piazza San Giovanni 2, cè soddisfazione: al bilancio del lavoro fatto fino ad oggi occorre aggiungere le lunghe e complesse gestioni amministrative: tre aste per lappalto, tre per laffidamento di servizi, 6 gare, 15 contratti di ricerca e sperimentazione con Università e Politecnico.
Senza dimenticare le cave che forniranno i marmi: a Frabosa Soprana, nel cuneese è stata riaperta la cava che aveva fornito il marmo bigio quasi 4 secoli fa. Per quello nero non è stato possibile fare altrettanto, a causa di una frana , ma ne è stata individuata una con materiale della medesima qualità nelle immediate vicinanze di quella originaria.
Costo globale delloperazione circa 25 milioni di euro, accantonati fin dal 1997 grazie allo stanziamento da parte dello Stato dei fondi per il giubileo del 2008.
Il restauro, da contratto, durerà 365 giorni. La sua progettazione e preparazione ha dovuto affrontare passaggi di una complessità senza precedenti, spiegano Marina Feroggio e Duilio Esposito, architetti della
Sopraintendenza. Neppure la ricostruzione della Fenice di Venezia o del Petruzzelli di Bari, proprio perché totalmente rasi al suolo dagli incendi, hanno probabilmente presentato tante difficoltà.
Solo ricostruendo i passaggi che da quel giorno di aprile ci hanno portato sin qui, possiamo capire la svolta che rappresenta oggi limminente apertura di questultimo, definitivo cantiere.
Nel 1997, appena terminata lopera dei pompieri, apparve chiaro che oltre alla grave devastazione degli interni cera un pericolo di crollo. Gli shock termici (fuoco e acqua) avevano fatto esplodere i conci di pietra che rivestono linterno della cupola e che concorrono a sostenerne il peso. Inoltre la catena di ferro che cingeva lintera circonferenza del tamburo che regge la cupola, era stata spezzata generando il rischio di uno sbilanciamento verso lesterno dei muri portanti e crollo della cupola.
L'urgenza di mettere in sicurezza l'edificio segna la prima fase dei lavori, gestita dalla Prefettura ( Prefetto Moscatelli) e durata fino alla vigilia dellostensione, nel 1998.
Levento religioso si svolse regolarmente grazie alla rimozione dei materiali pericolanti (conservati in 110 casse). Fu creato uno scudo a protezione del passaggio esistente tra cappella e Duomo, fu cinta da una grande catena provvisoria il tamburo sotto la cupola e realizzato un castello interno in grado di sostenerla in caso di cedimento.
Al Giubileo seguì un periodo di preparazione del progetto preliminare culminato con il passaggio delle consegne alla
Sopraintendenza per i beni architettonici e paesaggistici.
Inizia quindi (siamo nel 2001) una fase detta cantiere della conoscenza e della sperimentazione.
In questa fase cresce molto la conoscenza delle tecniche costruttive adottate dal Guarini che avevano già riscosso lammirazione dei suoi contemporanei i quali riconoscevano nella sua, una nuova maniera di fabbricare.
Si svela agli occhi delle maestranze e dei professionisti il complesso sistema di incatenamenti in ferro che collegano la parte muraria a quella in marmo.
Quando il duca Carlo Emanuele II decise che la cupola della Cappella, la cui base era già stata edificata da Bernardino Quadri, doveva superare in altezza quella del Duomo, un collegio di esperti stabilì che quella struttura era inadeguata a reggere il peso di una cupola così alta, dunque così pesante. Guarini, appena nominato ingegnere ducale (1667), la consolidò per quanto possibile con i materiali e le tecniche dellepoca.
L'opera ha retto nei secoli anche se le mura edificate dal Quadri risultavano ancora di fattura scadente e piene di cavità.
Si coglie dunque loccasione del grande restauro di questi anni per la loro riabilitazione strutturale iniettando
miscele a base di calci naturali per riempire, grazie a sei chilometri di piccoli fori, una percentuale del volume totale pari al 5%.
Con linserimento di sbarre dacciaio del diametro di 5 centimetri (per farlo si sono eseguite due perforazioni di 34 metri luna) si sono saldamente legati il Duomo e la Cappella.
Restava aperto il problema del recupero e del parziale rifacimento del guscio interno, ossia di quei conci di pietra (marmo) che non sono solo rivestimento ma hanno, assieme al muro che rivestono, una funzione portante.
Si è trovato il modo di ripararli con lutilizzo di resine speciali ma le prove di carico hanno rivelato che non sono più in grado di garantire adeguatamente la funzione portante. La soluzione individuata è stata quella di riprarne una parte per salvaguardare quanto più materiale originario possibile e di sostituire quei conci che sono collocati sulle ideali linee di discesa dei carichi. Con questa operazione e con la sostituzione con una catena definitiva delle quattro funi di acciaio che attualmente serrano il tamburo, si chiuderà tra circa un anno anche lultimo cantiere.
Nelle foto, dall'alto: Un immagine del cosiddetto "cestello", ossia dela parte sommitale della cupola, scattata alla fine dei restauri, poche ore prima che scoppiasse l'incendio nel 1997
-Un'immagine della cupola in questi giorni, finalmente libera da ponteggi e schermature
-Panoramica dal ponteggio all'interno della cupola
- Le 110 casse in cui sono stati conservati i materiali staccati dalle fiamme in attesa del restauro e la ricollocazione
-In località Pra del Torno, a Frabosa Soprana (Cuneo) si coltiva nuovamente la cava di marmo "bigio" che fornì 350 anni fa il materiale originale
-Un'altra immagine del "cestello"
S.L