Rear
Rear

MDV
A+ A A-

Carcere per Sallusti, ecco l'articolo incriminato

sallusti-alessandroTORINO 27 feb (Però Torino) - Il dibattito nazionale, coinvolgendo la libertà di stampa e di opinione, in questi giorni è monopolizzato dalla vicenda dell'ex direttore di Libero (oggi a il Giornale) Alessandro Sallusti: 14 mesi di carcere per un articolo pubblicato sul suo giornale con lo pseudonimo Dreyfus che, oggi, Renato Farina ha ammesso essere suo, scusandosi tra l'altro con il giudice Cocilovo di Torino, che autorizzò l'aborto di una tredicenne della nostra città.

Pochi hanno letto, però, l'articolo incriminato, che riproponiamo qui sotto per esteso e con il link dell'archivio stampa della Camera dei deputati (clicca qui).

Il giudice ordina l'aborto

La legge più forte della vita

Una adolescente di Torino è stata costretta dai genitori a sottomettersi al potere di un ginecologo che, non sappiamo se con una pillola o con qualche attrezzo, le ha estirpato il figlio e l’ha buttato via.

Lei proprio non voleva. Si divincolava. Non sapeva rispondere alle lucide deduzioni di padre e madre sul suo futuro di donna rovinata.
Lei non sentiva ragioni perché più forte era la ragione dei cuore infallibile di una madre.

Una storia comune. Una bambina, se a tredici anni sono ancora bambine, si era innamorata di un quindicenne. Quando ci si innamora, capita: e così qualcosa è accaduto dentro di lei. Lei che era una bambina capiva di aspettare un bambino. Da che mondo è mondo non si è trovata un’ altra formula: non attendeva un embrione o uno zigote, ma una creatura a cui si preparava a mettere i calzini, a darle il seno.
I genitori hanno pensato: «È immatura, si guasterà tutta la vita con un impiccio tra i piedi».
Hanno deciso che il bene della ñglia fosse: aborto. In elettronica si dice: reset. Cancellare. Ripartíre da zero.
Strappare in fretta quel grumo dal ventre della bimba prima che quell’Intruso frignasse, e magari osasse chiamarli, loro tanto giovani, nonna e nonno. Figuriamoci.
Tutta ’sta fatica a portare avanti e indietro la pupa da casa a scuola e ritorno, in macchina con la coda, poi a danza, quindi in piscina. Ora che lei era indipendente, ecco che si sarebbero ritrovati un rompiballe urlante e la figlia con i pannolini per casa.

Il buon senso che circola oggi ha suggerito ai genitori: i figli devono essere liberi, vietato vietare. Dunque, divertitevi, amoreggiate. Noi non eccepiamo. Siamo moderni. Quell’altro che deve nascere però non era nei patti, quello è vietato, vietatissimo. Accettiamo che tutti facciano tutto, ma non che turbino la nostra noia.

Un magistrato allora ha ascoltato le parti in causa e ha applicato il diritto – il diritto! – decretando: aborto coattivo. Salomone non uccise il bimbo, dinanzi a due che se lo contendevano; scelse la vita, ma dev’ essere roba superata, da antico testamento.

Ora la piccola madre (si resta madri anche se il figlio è morto) è ricoverata pazza in un ospedale.
Aveva gridato invano: «Se uccidete mio figlio, mi uccido anch’io».

Hanno pensato che in fondo era sì sincera, ma poi avrebbero prevalso in lei i valori forti delle Maldive e della discoteca del sabato sera, cui l’avevano educata per emanciparla dai tabù retrogradi. Che vanno lavati con un bello shampoo di laicità. Se le fosse rimasto attaccato qualche residuo nocivo di sacralità, niente di male, ci vuole pazienza. E una vacanza caraibica l’avrebbe riconciliata dopo i disturbi sentimentali tipici dell’età evolutiva.

Non è stato così. La ragazzina voleva obbedire a qualcosa scritto nell’anima o – se non ci credete – in quel luogo del petto o del cervello da cui sentiamo venir su il nome del figlio. Ma no: non anima, né petto, né cervello.
Le dava dei calci proprio nella sua pancia che le dava il vomîto.
Una nausea odiosa, ma così rasserenante: più antica dell’effetto serra, qualcosa che sta alla fonte del nostro essere. Si sentiva mamma. Era una mamma. 
Niente.
Kaput.
Per ordine di padre, madre, medico e giudice per una volta alleati e concordi. Stato e famiglia uniti nella lotta.

Ci sono ferite che esigerebbero una cura che non c’è. Qui ora esagero. Ma prima domani di pentirmi, lo scrivo: se ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo e il giudice.

Quattro adulti contro due bambini. Uno assassinato, l’altro (l’altra, in realtà) costretto alla follia. 
Si dice: nessuno tocchi Caino, ma Caino al confronto avevale sue ragioni di gelosia. Qui ci si erge a far fuori un piccolino e a straziare una ragazzina in nome della legge e del bene.

Dopo aver messo in mostra meritoriamente questo scempio, il quotidiano torinese la Stampa che fa? Mette pacificamente in lizza due pareri. Sei per il Milan o l’Inter? Preferisci la carne o il pesce?

Non si riesce a credere che ci possano essere due partiti. Sì, perché in fondo la vera notizia è questa, e cioè che ci sia un’opinione ritenuta rispettabile e che accetti la violenza più empia che esista: il costringere una madre a veder uccidere il figlioletto davanti ai suoi occhi. 
Non c’è neanche bisogno del cristianesimo. Basta l’Eneide di Vlrgjlio, la saggezza classica. L’orrore è quando i greci assassinano davanti agli occhi di Priamo il figlio.

Invece qui già ci sono`due partiti. Quello pro e quello contro. È incredibile. Come se fosse possibile fare un bel dibattito sul genocidio: uno si esprime a favore, il secondo è perplesso. Ma che bella civiltà, piena di dubbi.
Come scriveva Giovanni Testori, più battiti e meno dibattiti. Specie quando il battito di un innocente è stato soffocato con l’alibi della libertà e della felicità di una che non sa che farsene, se il prezzo è l’aborto.

Questo racconto tenebroso è specchio dei poteri che ci dominano. Lasciamo perdere i genitori, che riescono ormai a pesare solo come ingranaggi inerti. 
Ma che la medicina e la magistratura siano complici ci lascia sgomenti. Però a pensarci non è una cosa nuova.
Nicola Adelfi propose, sempre sulla Stampa, l’aborto coattivo, in grado di eliminare i fastidiosi problemi dicoscienza, perle donne di Seveso rimaste incinta al tempo della diossina (2 agosto 1976).

Abbiamo udito qualcosa di simile aproposito di lager nazisti e di gulag comunisti. Ma che questo sia avvenuto in Italia e che abbia menti pronte a giustificarlo è orribile. 

Sei lenti a contatto mensili all'acido ialuronico a soli 15 euro, invece di 48

La vicenda, però, è diversa da quella descritta nell'articolo e da tanti altri articoli delle agenzie e di tutte le fonti d'informazione di quel periodo (che poi rettificarono). Nel 2007 una tredicenne torinese si accorge di essere incinta. I genitori sono separati. La ragazzina ha problemi di alcol ed ecstasy e vuole abortire. Non si sa se spinta o meno dalla madre, che comunque concorda con la decisione, mentre al padre non lo si vuole nemmeno dire. Ecco perché c'è bisogno dell'autorizzazione da parte del giudice, che la dà. Non "obbliga" nessuno ad abortire, però.

Ecco quello che ha dichiarato oggi Gaetano Farina, ex giornalista radiato dall'ordine per avere preso soldi dai servizi segreti e ora parlamentare del Pdl:

"La condanna di Sallusti è un abominio giuridico. E' vero, l'articolo in questione era sbagliato e chiedo umilmente scusa al giudice Cocilovo, che non aveva ordinato l'aborto, ma lo aveva semplicemente autorizzato. Ma non lo ha scritto Sallusti, l'ho scritto io. E per evitare un'ingiustizia chiedo per il direttore la Grazia del Presidente della Repubblica o la revisione del processo. Comunque Sallusti non ha scritto quell'articolo, se qualcuno deve pagare, quello sono io".

Commenti...

Clandestine Fantasie
Waste Km Verde
Tropicana
Sconti a Torino
eMotiKO 300 x 250 Nuovi
Bimbotta 300x250
salamandra luglio 2012

ANSO Associazione Nazionale Stampa Online

Clandestine Fantasie 300x250
Banner eMotiKO 980x50