La polizia di Torino: 'Ragazzi, attenzione ai pericoli in videochat'
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- Categoria: Cronaca
- Pubblicato Mercoledì, 27 Febbraio 2013 12:26
- Scritto da Redazione Però
TORINO 27 feb (Però Torino) - "Buongiorno, sono Loredana (nome di fantasia), ho quindici anni ed ho bisogno d'aiuto". La voce flebile di una ragazzina arriva al telefono della polizia postale di Torino. "Buongiorno Loredana, siamo qui per aiutarti. Cosa ti è successo". Ed il racconto comincia con una storia già tante volte ascoltata dagli investigatori, specie quando le vittime sono minorenni.
Tutto inizia con una richiesta di amicizia su Facebook, poi si entra in confidenza, si condividono gli amici. A quel punto scattano le pressioni ed i ricatti. "Dopo un po' ha chiesto delle mie foto intime e poi di mostrarmi a lui con la chat, mentre mi spogliavo. Solo che ha registrato tutto e mi ha detto che se non continuo manda tutto ai miei amici. Io non voglio continuare, ma ho paura perché lui mi minaccia e non ho il coraggio di dirlo ai miei. Mi vergogno, li deluderei troppo". Scattano le indagini e dopo diversi accertamenti si arriva ad identificare il responsabile. Con un decreto di perquisizione la Polizia arriva a casa di S.T.: "Sono stato io", dice chinando la testa.
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Questo fenomeno è diventato frequente: un numero sempre maggiore di cittadini, il più delle volte adulti, si sta rivolgendo alla polizia postale di Torino per segnalare o denunciare casi di estorsione da parte di ignoti incontrati in rete, attraverso chat o messaggeria immediata (MSN, Facebook, ecc) o anche tramite i numerosi siti di incontri. Inizialmente le conversazioni mirano alla conoscenza reciproca, poi si spostano su un piano più intimo.
L'intento dell'autore, che spesso si presenta come un'avvenente ragazza, è quello di instaurare un rapporto di fiducia e di attaccamento sentimentale, così da indurre la vittima a mostrasi alla webcam in atteggiamenti sessuali o equivoci. In un secondo momento, avendo registrato le comunicazioni video, costringe il malcapitato a versare del denaro attraverso vari sistemi di pagamento, sotto la minaccia della divulgazione del filmato in rete, attraverso i canali di YouTube e Facebook. In molti casi, la polizia postale ha riscontrato la presenza in rete delle registrazioni, postate da utenti che utilizzano connessioni verosimilmente associate a server stranieri.
Purtroppo, anche qualche minorenne cade nella trappola e si ritrova costretto a sottostare ai ricatti dell'aguzzino, che spesse volte lo intrappola in richieste continue di fotografie e filmati pedopornografici autoprodotti.
La polizia postale invita a prestare la massima attenzione nell'utilizzo delle webcam e qualora si incappasse in situazioni simili, suggerisce di non dare seguito al pagamento richiesto dall'autore del reato, interrompendo immediatamente la comunicazione. Cedere al ricatto, inoltre, non garantisce che il materiale compromettente non venga diffuso in rete, ma pone le condizioni affinché le richieste di denaro continuino magari in misura maggiore.
Gli agenti, poiché sovente i malintenzionati agiscono con ritualità, consigliano di inserire in un motore di ricerca Internet il nickname dell'interlocutore, il suo indirizzo e-mail o nome e cognome da lui forniti; alcune vittime, infatti, pubblicando a titolo informativo su siti dedicati gli estremi dell'identità fittizia incriminata, consentono di visualizzare eventuali altri video già postati dallo stesso ai danni di altri internauti.
La polizia postale chiede soprattutto ai ragazzi, in quanto maggiori fruitori dei social network, di prestare un'elevata attenzione, affinché diffidino da chi chiede loro di mostrarsi in atteggiamenti intimi, e di rivolgersi alle forze dell'ordine per ricevere l'aiuto dovuto nel caso incappassero in situazioni delittuose.
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