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Torino: truffa del 'Quizzone' sulle tv private. Sei arresti

Guardia-di-FinanzaTORINO 7 nov (Però Torino) – Sei arresti fra Piemonte e Lombardia per un falso quiz televisivo che serviva solo a truffare i telespettatori. Il raggiro è stato scoperto dalla guardia di finanza di Torino che questa mattina ha eseguito gli arresti su ordinanze emesse dal gip Cristiano Trevisan, su richiesta del pm Alberto Benso.

 

Cinque le persone finite in carcere: Maurizio Dessì, 39enne nato a Moncalieri; Costantin Parata, 42 anni nato a Torino; Francesco Maria Rossi, 47 anni di Torino; Alessandro Cerruti, commercialista torinese di 44 anni; Paolo Pelaggi, 39 anni, già detenuto a Pavia dove gli è stato notificato il provvedimento in parola. Inoltre, sono stati concessi gli arresti domiciliari a Giuseppe Cerruti, commercialista di 73 anni nato in provincia di Asti. Inoltre sono ancora in corso attività di ricerca per l'arresto di un'altra persona.

 

I reati contestati a vario titolo sono di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffa, bancarotta, emissione di fatture per operazioni inesistenti e riciclaggio.

 

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L'indagine ha riguardato la società Csc (Credits Security Consultants) Srl, con sede legale a Napoli, ma di fatto operante a Torino come call center. La Csc aveva pubblicizzato in alcune tv private, risultate del tutto estranee ai fatti, un concorso a premi denominato "Quizzone", nel quale i partecipanti erano invitati a chiamare telefonicamente un numero del tipo "899" che, a loro insaputa, prevedeva una tariffazione pari a ben 15 euro al minuto. Gli aspiranti concorrenti venivano quindi lasciati in attesa per un certo tempo e, infine, le chiamate venivano interrotte. In questo modo, la Csc è riuscita ad incamerare, nell'arco di un triennio, quasi 9 milioni di euro. Il denaro è stato successivamente fatto transitare nei conti personali degli indagati o trasferito all'estero attraverso società italiane e non.

 

Per gli investigatori è stato fondamentale il ruolo dei due commercialisti che avrebbero ideato una rete di società svizzere e polacche che, attraverso un sistema di false fatturazioni, avrebbero consentito alla Csc di documentare costi fittizi idonei a giustificare il trasferimento dei proventi illeciti all'estero e, in particolare, in Svizzera e San Marino.

 

Parte dei proventi illecitamente ottenuti attraverso le truffe secondo gli inquirenti veniva investito dagli indagati per l'acquisto di società dei settori della ristorazione e dello stampaggio di lamiere, le quali venivano progressivamente svuotate e pilotate verso il fallimento, determinandone dolosamente lo stato d'insolvenza.

 

Ma non finisce qui: secondo gli investigatori nei confronti di uno degli arrestati, Maurizio Dessì, sono emersi anche episodi di usura ed estorsione. Secondo quanto scoperto dalla Finanza l'uomo avrebbe prestato a conoscenti somme di denaro con tassi d'interesse pari al 70% all'anno, non esitando a ricorrere alle minacce per pretenderne la restituzione.

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