| Scritto da agenzie |
| Martedì 19 Aprile 2011 12:41 |
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Annamaria Franzoni e' stata riconosciuta colpevole di calunnia ''in concorso con altri'' non identificati (cosi' come recitava il capo d'accusa) per la denuncia, depositata il 31 luglio 2004 dal suo difensore dell'epoca, Carlo Taormina, in cui, a distanza di piu' di due anni dall'omicidio e di qualche giorno dalla sentenza di condanna di primo grado, si invitavano gli inquirenti a indagare sul conto di Ulisse Guichardaz, un vicino di casa. La donna sta scontando nel carcere Della Dozza, a Bologna, la pena (ormai definitiva) per la morte del figlioletto Samuele. Al processo era stato chiamato in causa un secondo imputato, il fotografo svizzero Eric Durst, che partecipo', nel luglio del 2004, insieme ad altri collaboratori dell'avvocato Taormina, a un sopralluogo nella villetta: sua fu un'impronta digitale lasciata su uno stipite che in un primo tempo la difesa aveva presentato come uno degli indizi che potevano scagionare la Franzoni. Durst ha detto di essersi appoggiato al muro inavvertitamente. Per lui la condanna e' a otto mesi con la condizionale. Il nuovo legale della Franzoni, l'avvocato Paola Savio, si e' detta ''curiosa di vedere quale e' stato il ragionamento seguito dal giudice per arrivare alla condanna'' di Annamaria, la quale secondo un'interpretazione della consulenza disposta durante il processo, e' cosi' profondamente convinta della propria innocenza da non ricordare nulla dell'episodio.
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