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'Ndrangheta: arrestate 19 persone, c'è anche un consigliere comunale di Alessandria Stampa
Scritto da Agenzie   
Martedì 21 Giugno 2011 10:10

Blitz questa mattina da parte dei Carabinieri del Ros nelle provincie di Alessandria, Asti e Cuneo contro la 'ndrangheta.

I militari hanno eseguito - nell'ambito dell'Operazione "Maglio" - un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa su richiesta della procura distrettuale antimafia di Torino, nei confronti di 19 indagati per associazione mafiosa ed altri delitti, ritenuti esponenti di vertice delle cosche della 'ndrangheta reggina in Piemonte. Tra gli arrestati c'è anche un consigliere comunale di Alessandria, Giuseppe Caridi, del PDL.

In particolare, le indagini condotte dal Ros dei Carabinieri, hanno consentito di documentare le dinamiche associative di alcune 'ndrine, attive nel basso Piemonte e riproducenti il modello dell'area calabrese di origine, per coordinare le iniziative criminali extraregionali a favore dell'organizzazione madre.

Le indagini hanno inoltre confermato l'adozione delle tradizionali cariche e formule 'ndranghetiste, documentando tecnicamente incontri, rituali ed affiliazioni.

Ecco il comunicato ufficiale dell'Arma dei Carabinieri:
"Nella mattinata odierna, nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo i Carabinieri del R.O.S., collaborati dai Comandi dell’Arma territorialmente competenti, hanno eseguito un’Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Torino, su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia, nei confronti di 19 indagati per associazione di tipo mafioso, ritenuti gli esponenti di vertice di proiezioni delle cosche della ‘ndrangheta reggina in Piemonte.
Le indagini hanno consentito di documentare le dinamiche associative di alcune ‘ndrine attive ad Asti, Alba (CN) Sommariva del Bosco (CN) e Novi Ligure che, riproducendo il modello organizzativo dell’area calabrese di origine, si collocavano all’interno del locale del “basso piemonte” il cui esponente di vertice è stato individuato nell’arrestato PRONESTI’ Bruno Francesco.
Quest’ultimo, con il ruolo di “capo società”, dirigeva e organizzava il sodalizio assumendo le decisioni più rilevanti, comminando sanzioni agli altri associati a lui subordinati, dirimendo i contrasti interni ed esterni al sodalizio e curando i rapporti con le altre articolazioni dell’organizzazione.
Le prime risultanze comprovanti l’esistenza di un “locale di ‘ndrangheta” sul territorio piemontese derivano dalle acquisizioni tecniche confluite nell’operazione “IL CRIMINE” nel cui contesto, il 30 agosto 2009, era stato documentato un incontro avvenuto all’interno di un agrumeto di Rosarno tra il “Capo Crimine” OPPEDISANO Domenico e i due indagati ZANGRA’ Rocco e GARIUOLO Michele nel corso della quale era stata ipotizzata la costituzione di un nuovo “locale” di ‘ndrangheta, da insediare ad Alba (CN). Proprio in quel frangente era emerso il ruolo di vertice della struttura piemontese di PRONESTI’, che non condivideva la creazione di un’altra struttura territoriale, ma il cui assenso era ritenuto necessario dallo stesso OPPEDISANO Domenico.
L’odierna indagine delinea, quindi, nel dettaglio l’esistenza e l’operatività di un locale di ‘ndrangheta nel basso Piemonte, insediato nella zona di Novi Ligure e collegato alle strutture di vertice dell’organizzazione calabrese, caratterizzato da tutti gli elementi tipici dell’organizzazione di riferimento: struttura verticistica, ordinata secondo una gerarchia di poteri, di funzioni e di una ripartizione dei ruoli degli associati; pratica di riti legati all’affiliazione dei membri dell’associazione ed all’assegnazione di "doti" o "cariche"; comunanza di vita e di abitudini, scandita dall’osservanza di “norme interne”; forza di coesione del gruppo che assicura omertà e solidarietà nel momento del bisogno, nonchè, assistenza agli affiliati arrestati o detenuti e sussidi economici ai loro familiari; impermeabilità verso l’esterno ottenuta anche l'utilizzo di linguaggi convenzionali; disponibilità di armi.
In particolare, per quanto attiene gli aspetti organizzativi e rituali, si è rilevato come l’ingresso e il conferimento di gradi all’interno dell’“onorata società” avvenisse attraverso l’attribuzione delle cc.dd. “doti”, il cui conseguimento è espressione di potere e di prestigio in seno all’organizzazione. Nel corso delle indagini emergono, ad esempio, in tutta la sua sacralità il conferimento della dote di "picciotto" a CARIDI Giuseppe, consigliere comunale di Alessandria, a sua volta destinatario del provvedimento di cattura, che viene ammesso ufficialmente a partecipare alle attività del locale guidato da PRONESTI’, nonché, l’attribuzione della “santa” ad alcuni degli affiliati avvenuti il 28 febbraio 2010 presso l’abitazione dello stesso CARIDI Giuseppe.
Alcune conversazioni intercettate all’indomani dell’operazione “IL CRIMINE” comprovavano, oltre all’esistenza dell’organizzazione e l’appartenenza al sodalizio degli odierni arrestati, il timore che le indagini giudiziarie dell’epoca potessero riguardare anche gli affiliati del basso Piemonte, evidenziando la consapevolezza di far parte della stessa organizzazione mafiosa e di avere intrattenuto stretti contatti con i vertici calabresi del sodalizio.
Sono, inoltre, emblematici alcuni episodi che documentano come anche la partecipazione ad eventi lieti o tristi riguardanti gli affiliati (il funerale di un congiunto o il matrimonio di un appartenente al locale) non trovi esclusivo fondamento nella condivisione del dolore o della gioia, ma sia determinata da un ben preciso vincolo associativo che impegna ogni singolo appartenente ad essere partecipe come membro del gruppo. Esigenza che veniva ribadita anche nel corso di alcune riunioni tenutesi nell’abitazione del PRONESTI’, laddove gli appartenenti alla c.d. società maggiore sottolineavano la necessità di partecipazione come rappresentanti del locale, incitando quelli meno convinti a farsi carico anche di questi aspetti che comunque erano parte integrante delle incombenze inerenti la vita del sodalizio.
In definitiva, le acquisizioni investigative hanno confermato la tradizionale configurazione della ‘ndrangheta, funzionale al coordinamento delle iniziative criminali delle articolazioni extraregionali, con gli interessi dell’organizzazione madre. "

Si terrà alle 11.30 di questa mattina la conferenza stampa, indetta dalla Procura di Torino, per illustrare i dettagli dell'operazione.

L'Operazione "Maglio" segue dunque quella dell'8 giugno, soprannominata "Minotauro", la quale aveva portato all'esecuzione di 151 ordinanze di custodia cautelare in tutta Italia proprio nei confronti di presunti affiliati a una rete 'ndranghetista diffusa nella Provincia di Torino: gli arresti furono 146 e cinque persone sono tuttora latitanti.

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Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 14:25
 

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