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A Borgo Vittoria vince l'insicurezza Stampa
Scritto da Marco Spadavecchia   
Lunedì 22 Marzo 2010 18:52

“Ormai qui non si vive più''. Borgo Vittoria, la denuncia di un quartiere esausto e ferito. Gli abitanti dell'antico borgo operaio di Torino non ne possono davvero più. Violenza, droga ed immigrazione clandestina punteggiano l'odierno ritratto di quello che un tempo fu una tranquilla zona residenziale e commerciale, ormai chiusa nella morsa di delinquenti e teppisti.

Due fatti di sangue in una settimana e quattro giovani romeni finiti dietro alle sbarre, accusati di violenze brutali a cavallo di gennaio e febbraio. Due persone uccise: un quindicenne, Giorgio Monteanu, accoltellato dopo essersi rifiutato di consegnare il cellulare ai suoi aggressori, romeni come lui e un settantanovenne, Domenico Trichilo, picchiato a sangue dopo essere stato derubato della pensione di 900 euro. Tutto è successo a cinque giorni di distanza nello stesso isolato, nel quartiere di Borgo Vittoria: quello che corre attorno alla chiesa di Nostra Signora della Salute. Una zona popolare, tra le case di ringhiera e le bancarelle del mercato rionale, che, sconvolta, si è trovata improvvisamente sbattuta sulle prime pagine dei giornali per la crescente spirale di odio.
Abbiamo voluto fare il punto della situazione a bocce ferme, per capire come vive la gente del Borgo. Oggi il quartiere, come tutta la quinta Circoscrizione di Torino è una delle aree più densamente abitate della città, ricca di attività commerciali ma anche di zone ''a rischio'', angoli malfamati e insicuri, nidi di illeciti e criminalità, pur incastrati nelle tante realtà positive della zona, piena di gente onesta e di una miriade di attività economiche anche piuttosto floride. 
“Se si continua così c’è il rischio di un grave effetto domino”, è stato l’allarme lanciato qualche giorno fa alle agenzie dal parroco, don Danilo Magni. “Bisogna fermare la violenza - ha aggiunto - al più presto”. Le piaghe maggiori che affliggono il quartiere “sono sempre le stesse: violenza, criminalità e spaccio, che tradotte in soldoni per i residenti della zona significano paura”, spiega Luigi, un giovane che abbiamo incontrato in una sala giochi. Paura di uscire di casa a tarda ora, paura di imbattersi in qualche regolamento di conti, paura per i propri figli, paura a parlare. Davide Balena, capogruppo del PDL della Circoscrizione, sottolinea i rischi dell’attuale situazione: “Esistono evidenti difficoltà legate alla sicurezza dei cittadini. Non siamo il Bronx, ma è chiaro che in molti hanno la netta sensazione di vivere una sorta di coprifuoco, specie dopo una certa ora. Non posso tacere che anche molti consiglieri di maggioranza la pensino come me, compresa la presidente, ma tante volte si trovano in imbarazzo politico nel denunciare lo stato delle cose, perché non possono andare contro i loro compagni di partito Chiamparino e Borgogno, secondo cui invece tutto va bene in tutti i quartieri della città”.
In questa porzione di Torino Nord la multietnicità risulta lampante: è la Circoscrizione più popolosa della capitale sabauda con almeno 12mila residenti stranieri regolari, oltre i tanti irregolari, su un totale di abitanti che supera le 120.000 unità. La borgata, inoltre, confina con Barriera di Milano, ed è prossima al Parco Sempione, sede del noto ''ex'' mercato della droga di Toxic Park: di certo una vicinanza che non assicura benefiche influenze ed affluenze. 
Senza dubbio l'aspetto dell'immigrazione non lascia indifferenti i numerosi abitanti della zona, convinti che da questo dipenda l'altissimo regime del motore delittuoso del quartiere. Una tendenza pericolosa come la stessa presidente della Cinque, Paola Bragantini, constata: ''La criminalità è in aumento e non possiamo negarlo. Qualcosa di preoccupante sta accadendo e, nonostante non credo si possa parlare di quartiere ghetto, nessuno deve sottovalutare i recenti trascorsi''. 
Alcune generalizzazioni giungono dal mondo dei media, ma se tanti ne parlano, qualcosa deve pur esserci: zona a rischio, quartiere malfamato, ghetto e altri antipatici sinonimi hanno riempito giornali e tiggì per vari giorni. Ci sono timide ammissioni anche da parte dei vertici circoscrizionali, ma si coglie facilmente il discreto imbarazzo nel classificare in modo univoco il ruvido spaccato della borgata, come lo stesso Balena denuncia: “È palese, come dicevo, che per i nostri vertici risulti difficile andare contro la scuderia madre, il Comune; ma è Palazzo di Città il primo a doverci fornire aiuti concreti. Finché si continua a negare che il problema esista davvero, difficilmente le cose potranno mutare in meglio''. E il consigliere d’opposizione ammette come da tutto il consiglio della Cinque si remi verso fini comuni, Presidente in primis, con un atteggiamento atipico in quest'era di muro contro muro.
“La questione immigrazione, quella dello spaccio ma anche e soprattutto quella delle baby gang, ci affliggono”, sostiene Sandro, un pensionato che abbiamo incontrato in un bar. “Giovani e giovanissimi armati ed incoscienti - continua - una tendenza reale che affligge buona parte del quartiere, i giardini di via Sospello, via Stradella e la Spina Reale”. Lo conferma anche Rashid, un magrebino di 23 anni residente in borgata: ''Qui ci sono ragazzini di quattordici anni che girano con il coltello in tasca, che rubano, bevono e spaccano tutto quello che gli pare''. Scarsa educazione e cattivo esempio le cause principali del degrado, secondo la piazza, più che mai in balia della rabbia e del dolore, con gli occhi rivolti alle candele, alle foto ed ai numerosi cimeli che colmano i muri ed il suolo dei giardini di via Vibò, triste memoria di Giorgino. Giovani contro giovani. Sono loro ad urlare la denuncia più forte, per un contesto palese quanto inquietante. ''Non ci sono più regole, bisogna avere paura a tutte le ore. In pratica viviamo un perenne coprifuoco'' dice Bartolomeo, amico di Giorgio. Rabbia e delusione anche contro le forze pubbliche e le istituzioni. Prima l'esercito, poi le numerose pattuglie dei funzionari dell'ordine ed ora anche i City Angels, tutte manovre che non convincono per nulla gli abitanti del borgo. ''Non serve che ora pattuglino la zona, dovevano pensarci prima. Tanto tutto tornerà come era e gli assassini usciranno tra due mesi. Non crediamo nella giustizia italiana'', è l'amara asserzione del diciannovenne. “Il fermo dei responsabili dei due episodi di violenza ha rassicurato la popolazione del quartiere - ha obiettato qualche giorno fa il questore di Torino, Aldo Faraoni -, non si è quindi creato nessun allarme e ora la zona è al sicuro”. Anzi, secondo Faraoni, la gente ha reagito, a partire dai familiari, “dimostrando un’estrema compostezza e civiltà”. Soddisfatto del risultato anche il procuratore Giancarlo Caselli, che ha commentato: “Le risposte rapide della squadra mobile, che ha immediatamente trovato i responsabili delle aggressioni, hanno tranquillizzato un quartiere che sinceramente ad un certo punto era parso preoccupato e agitato”.
Ma oggi ci vorrebbe un’altra vittoria, per questo antico borgo, omaggiato di cotanto nome dopo l'assedio del 1706: qui si tenne la battaglia contro i francesi, alla fine della quale gli eserciti sabaudi costrinsero alla ritirata le truppe avversarie, sconfiggendole. Però adesso il nemico da far battere in ritirata, si chiama criminalità. ì

Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Aprile 2010 18:09
 

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