| L'acqua di Torino va nello spazio: 20mila euro al litro |
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| Scritto da Redazione Però | ||||
| Martedì 25 Ottobre 2011 11:25 | ||||
Non la stessa nel senso di “prodotta da un'azienda di Torino”. Se si esclude qualche trattamento dovuto al fatto che i litri debbano viaggiare nello spazio, l'acqua è proprio la stessa che esce dai rubinetti della nostra città. Gli astronauti della Stazione spaziale internazionale (Iss) infatti bevono acqua che viene spedita loro dalla Smat, la Società metropolitana acque Torino. Una responsabilità non da poco, come racconta l'amministratore delegato di Smat Paolo Romano. Anche perché i gusti degli uomini dello spazio sono difficili. “Gli americani chiedevano per i loro astronauti acque leggere, poco mineralizzate e trattate con sali di iodio, mentre i russi preferivano acque più pesanti, cioè più consistenti in termini di presenza di minerali, trattate con sali d'argento. E tutti avevano bisogno di un'acqua molto stabile, capace di mantenere le proprie caratteristiche per mesi in assenza di gravità”, racconta Romano al Corriere della Sera. Per gli americani, quindi “abbiamo scelto l'acqua del Pian della Mussa, raccolta dalla centrale di Venaria, che scende dalle valli di Lanzo, ed è quindi un'acqua montana molto leggera. Quella dei russi proviene invece da pozzi situati nella regione di Collegno per il loro contenuto minerale naturale”. Soltanto quest'acqua viene pagata da russi e americani fino a 20mila euro al litro. Un affarone per Smat, si direbbe, visto che i carichi sono da 400 litri. «No, macché - risponde, intervistato dal Corriere, Romano -. I 20 mila euro al litro comprendono tutta una serie di passaggi, l'approvvigionamento, il propellente, la navicella, che giustificano questo prezzo. Che è praticamente lo stesso di un chilo di qualsiasi altra cosa spedita sulla stazione». Ci sono le spese, insomma, come direbbe qualsiasi ristoratore. Ma la cosa da sottolineare, come detto, è che “se si escludono i trattamenti particolari, l'acqua che va in orbita è la stessa che i torinesi bevono dal rubinetti”, spiega Romano. Un invito in più per i torinesi per fidarsi dell'acqua pubblica. |









