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Ritratto di Alberto Musy: famiglia, lavoro e passioni

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Alberto Maria Musy 1850TORINO 21 mar (Però Torino) – Ma chi è Alberto Musy? Però Torino l'aveva intervistato nell'aprile del 2011, in occasione delle elezioni amministrative. Il 44enne esponente dell'Udc si era candidato sindaco per conto del Terzo Polo (Udc, Fli e Api), ottenendo il 4,9% dei voti.


Sposato, padre di ben quattro figlie (di 12, 10, 8 e 2 anni), un gatto, uno studio da avvocato e un lavoro da professore di giurisprudenza a Novara, Musy aveva sfidato i ben più forti Michele Coppola e Piero Fassino ponendosi come alternativa al solito dualismo politico.


"Sappiamo di poter costruire qualcosa di importante per questa nostra grande città – ha dichiarato – di poter portare la parte migliore del tessuto civile, produttivo, sociale, nell'alveo liberale e moderato che ci contraddistingue".


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"Torino – ha aggiunto – ha bisogno di una opposizione in consiglio comunale che sia coesa, propositiva e che controlli l'operato della giunta".


Una delle sue passione era la lettura. "Uno degli autori che sto leggendo in questo periodo è Jonathan Franzen. Anche se resto uno all'antica: tra i miei scrittori prediletti ricordo sempre Francis Ford Fitzgerald, anche perché descrive un periodo di scintillante progresso, quello dell'America degli anni '30, che noi in Italia abbiamo saltato a più pari e che quindi è molto affascinante".


Alberto Maria Musy 1846Musy ha insegnato giurisprudenza sia in California, a Berkeley, sia in Canada, a Montreal. "Mi piace molto Mordecai Richler – ha aggiunto – l'autore della 'Versione di Barney'. La storia si svolge in buona parte nella città canadese dove ho vissuto con mia moglie e proprio negli stessi anni '90 descritti nel testo. Inoltre, Barney Panofsky, il protagonista, è un ex alunno della McGill, l'università dove ho lavorato".


La sua casa è un bell'appartamento con i soffitti alti e arredato con gusto. Posto in una zona che a lui piace molto. "In questo quartiere è come stare in un paese, anche se con tutti i vantaggi della città", ha detto. "Vado a lavorare a piedi, ho lo studio a un paio di isolati, una passeggiata un po' più lunga e sono a Porta Susa per prendere il treno per Novara".


Nessuno, tantomeno lui, si sarebbe potuto immaginare un agguato proprio nei "suoi" cari vicoli.

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