Unione Industriale Torino, è battaglia (ma nessuno lo dice)
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- Categoria: Economia
- Pubblicato Venerdì, 22 Giugno 2012 09:18
- Scritto da Redazione Però
TORINO 22 giu (Però Torino) - Entra nel vivo la battaglia per la presidenza dell'Unione industriale di Torino. Anche se la stampa ufficiale (quindi tutti o quasi i quotidiani su piazza) parla di un unico possibile candidato, nella realtà si sta svolgendo una dura disputa tra diverse fazioni e anime imprenditoriali, che naturalmente vede sempre tra i protagoisti la principale azienda cittadina che, forse con una punta di apparente disinteresse, tenta sempre comunque di avere sulla poltrona personaggi a essa graditi.
Così, mentre leggiamo che soltanto Licia Mattioli (nella foto) sarebbe "papabile" per il posto (un'imprenditrice nel settore orafo con un'azienda dal fatturato di soli 4 milioni di euro), ci sono anche personaggi da 700 milioni di fatturato e oltre, pronti a metterci la faccia e l'impegno, per cercare nuove politiche industriali nella nostra città e nella nostra provincia e, ovviamente, per accrescere la propria infulenza.
Però, a quanto pare, cordate che sanno troppo di autonomia e soggetti non facilmente controllabili non sarebbero troppo graditi all'establishment. Tanto che nemmeno se ne parla e, nella riunione dei "saggi" di lunedì 25 giugno, senza aver consultato nessuno, probabilmente ci sarà la candidatura unica della Mattioli. Persona, da quanto si dice, assolutamente degna, ma certo non forte di una propria indipendenza economica e decisionale, persino verso l'uscente Gianfranco Carbonato, che punterebbe a Confindustria Piemonte per mantenere posizioni di influenza, dopo aver fallito l'assalto all'ingresso nella confederazione nazionale.
Già, perché Carbonato, che non può più candidarsi all'Unione, ha prima vagheggiato l'idea di fondere l'organizzazione degli industriali con Api (associazione piccola impresa), progetto che pare essersi perso nei meandri dell'impossibile, ora ha messo in moto il piano 'B'. La fusione annunciata, comunque, gli avrebbe consentito di prendere tempo, sino alla conclusione delle ipotetiche trattative.
Ora vorrebbe la poltrona di Confindustria Piemonte, tradizionalmente di poco peso negli equilibri di potere territoriale, perché quelle che davvero contano sono le unioni provinciali. Meglio quindi, anche per lui, avere a Torino (chiaramente la più importante di tutte) una presidente debole, facilmente etero dirigibile o quantomeno influenzabile.
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