22 milioni di euro di fatture false: arrestato barista torinese
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- Categoria: Economia
- Pubblicato Mercoledì, 18 Luglio 2012 12:47
- Scritto da Paola Fabris
TORINO 18 lug (Però Torino) - E' uno dei più tradizionali meccanismi di evasione dell'Iva. I prodotti arrivano effettivamente dall'estero, ma, nel passaggio tra il fornitore comunitario e l'acquirente nazionale, interviene un terzo soggetto che, almeno sulla carta, acquista la merce dal reale fornitore e contestualmente la rivende all'effettivo acquirente.
In gergo tecnico, le imprese interposte sono chiamate "cartiere", appunto perché effettuano, solo sulla carta le operazioni commerciali.
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Proprio in questo contesto, un altro evasore torinese è finito sotto la "lente d'ingrandimento" del Fisco: è un barista disoccupato che, dopo il fallimento della sua attività commerciale, non ha perso tempo, riconvertendosi formalmente nella compravendita di prodotti informatici. Le cessioni di computer, memorie Usb e hardware erano totalmente inventate. Un giro di fatture fasulle, insomma, che ha consentito a due società di Torino e provincia di evadere l'Iva su un imponibile di oltre 22 milioni di euro.
Il vorticoso volume d'affari, in assenza di una struttura imprenditoriale e di mezzi finanziari, è stato messo in piedi in meno di un anno, se si pensa che la prima fattura è del mese di marzo 2011 e l'ultima di dicembre 2011.
Inevitabile l'epilogo: il finto imprenditore dell'informatica è stato arrestato dai Finanzieri del Nucleo Polizia Tributaria Torino, i quali, nei giorni scorsi, hanno eseguito l'ordinanza di custodia cautelare richiesta dal pool "penale dell'economia" della locale Procura.
Le manette sono scattate dopo una verifica fiscale condotta dall'Agenzia delle Entrate e grazie all'incrocio dei dati delle Amministrazioni finanziarie dei singoli Paesi UE riguardanti le cessioni intracomunitarie di prodotti informatici.
Le indagini finanziarie condotte sul conto corrente dell'ex barista hanno permesso di ricostruire, oltre al giro d'affari simulato, anche il compenso illecito ottenuto dall'interposizione fittizia, pari al saldo tra le entrate e le uscite del conto.
Il "giochetto" consentiva, da una parte, di commercializzare i prodotti acquistati ad un prezzo competitivo sul mercato, a danno delle imprese concorrenti, dall'altra, di "scaricare" il consistente debito Iva sul titolare dell'impresa fantasma, che non sarebbe mai stato versato. In pochi mesi, infatti, il debito con l'Erario aveva raggiunto la ragguardevole cifra di oltre 4 milioni di euro.
L'ex-barista, portato in carcere a disposizione dell'Autorità giudiziaria, dovrà rispondere del reato di frode fiscale per l'emissione di fatture false per operazioni inesistenti.
Bloccato il flusso dei documenti falsi, le indagini proseguono nei confronti delle società che hanno effettivamente beneficiato del sistema evasivo.
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