Il risiko bancario a Torino Stampa
Scritto da Redazione Però   
Martedì 06 Aprile 2010 13:35

torino_1Finito il predominio di Crt e di Sanpaolo, ormai milanesizzate entrambe, la nostra città è diventata terra di conquista per gli sportelli di tanti gruppi nazionali e internazionali. C’è un vero e proprio “liberi tutti” nel sistema credito

C’era una volta il Sanpaolo. E c’era pure la Cassa di Risparmio di Torino. Le due grandi realtà bancarie subalpine che monopolizzavano, di fatto, il panorama locale del credito. Certo, nella capitale sabauda erano aperti anche gli sportelli di altre banche, da quelle nazionali (dalla Commerciale al Credito Italiano) agli istituti locali. Ma era una sorta di magnanima concessione del potere finanziario che non voleva apparire troppo oligopolista.
Poi, però, i sogni di grandezza ed un’errata percezione del mercato globale hanno portato alla nascita dei due colossi nazionali. Da un lato Banca Intesa che si è presa – a buon mercato – il Sanpaolo e dall’altra Crt che è stata fagocitata dall’Unicredit. Al di là delle chiacchiere, è evidente che i centri decisionali dei due gruppi siano stati collocati a Milano. Nessuna collegialità, nessun potere diffuso. Milano propone e dispone, Torino si limita a distribuire i fondi che le due fondazioni bancarie (Crt e Compagnia di Sanpaolo) portano a casa.
Ma è sotto gli occhi di tutti come lo spostamento del centro di potere a Milano abbia comportato una specie di "liberi tutti" per il sistema del credito a Torino ed in Piemonte. Sportelli bancari si sono moltiplicati ma, soprattutto, si sono moltiplicate le insegne nonostante i processi di concentrazione in atto. Ormai Torino dispone di filiali di banche grandi, piccole, familiari, popolari, di credito cooperativo.
Sino a quando gli sportelli erano della Banca Sella di Biella, pareva quasi normale: area ricca del Piemonte, forte di grandi capitali delle storiche aziende tessili, con alla guida uno dei massimi esponenti del mondo bancario italiano. Ma poi è stato soprattutto il Cuneese a scatenarsi a Torino. Indubbiamente perché la provincia Granda offre un’immagine complessiva di stabilità, di onestà, di rigore. Immagine fondamentale quando si ha a che fare con le banche. Inoltre i torinesi originari delle varie parti della Granda sono tanti e sono legati alle proprie radici. Anche in questo caso l’aspetto psicologico non era da sottovalutare.
Soprattutto, numerose banche cuneesi potevano sfoggiare dati economici decisamente brillanti, a dimostrazione di una forza reale che si coniugava con un invidiabile savoir faire nei rapporti con la clientela. Così a Torino è sbarcato il colosso del Credito Cooperativo, la Banca d’Alba, al termine di una prima fase di espansione territoriale che è poi proseguita nel resto del Piemonte, sempre con enorme successo. Ed è sbarcata anche la Bcc di Cherasco, probabilmente la Bcc italiana che ottiene i migliori risultati in termini di efficienza e redditività. Basti pensare che Cherasco ha chiuso il 2009, dunque un anno particolarmente difficile, con impieghi (cioé i prestiti concessi alle piccole e medie imprese e alle famiglie) cresciuti del 14,8% e con un margine operativo lordo migliorato del 18%.
Se Cherasco e Alba restano le due punte di diamante del credito cooperativo, anche le altre Bcc si sono insediate nel capoluogo, comprese quelle più piccole e non solo cuneesi. E sono arrivate le varie Casse di risparmio del Piemonte, senza dimenticare la storica presenza della Popolare di Novara. Aperture di sportelli destinate ad aumentare, in città e nella cintura. Perché il risparmiatore torinese è ormai sotto assedio, con offerte di ogni tipo che mettono a dura prova la resistenza dei burocrati lenti ed ingessati dei due grandi gruppi nazionali.
La guerra – tra Intesa e Unicredit da un lato e l’esercito dei piccoli dall’altro – è però avvenuta sino ad ora solo sul fronte della clientela delle famiglie e delle piccole imprese. Non sullo scenario politico e di potere dove i due colossi continuano a fare indisturbati ciò che vogliono. Le fondazioni che incidono su Torino sono unicamente quelle legate ai due gruppi. Anche la Banca d’Alba, che pure a Torino raccoglie decisamente molti risparmi, a livello di fondazione opera quasi esclusivamente sul territorio di Langa e Roero. È mancata, sino ad ora, la voglia di incidere sul territorio della capitale piemontese. In questo modo si evitano, sicuramente, dei fastidiosi contrasti con i due colossi. Ma si rinunica anche ad un più stretto rapporto con la città. È evidente che il mantenimento di questa situazione favorisce i politici e le associazioni di riferimento (politico) che hanno piazzato propri rappresentanti o amici vari nei centri di decisione delle due fondazioni. Perché le immense risorse di Crt e Compagnia di Sanpaolo sostengono le iniziative dei politi di riferimento. Tutti, rigorosamente, del centro sinistra. Ma solo perché il centrodestra non è mai stato capace di gestire decentemente un rapporto con le banche e, ancor meno, con le fondazioni. L’incapacità di qualcuno non è una colpa per chi invece dimostra di sapersi muovere. I prospettiva la situazione potrebbe cambiare con l’arrivo di Carito, figlia di Carige (la Cassa di Genova) e Fondazione Crt. Perché appare già decisa ad intervenire sullo scenario non solo economico ma anche politico cittadino. Probabilmente continuando ad avere un rapporto privilegiato con il centro sinistra per mancanza di alternative. In attesa che, magari nelle altre province piemontesi, il centro destra provi a confontarsi concretamente anche con il sistema bancario, smettendo di esserne semplicemente succube.

 

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