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Le sigarette torinesi schiacciate dalle multinazionali

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-YesmokE Ad- by - Gaja - Smoking Life on flickr.com

TORINO 11 gen (Però Torino) - Le grandi compagnie del tabacco stritolano le sigarette "made in Turin". Non è facile rivaleggiare con multinazionali potentissime e cariche di miliardi, capaci di influenzare anche le politiche delle varie nazioni. Così la Yesmoke, di Settimo Torinese (50 lavoratori a rischio) ora potrebbe addirittura chiudere i battenti. Anche perché sono gli stessi Monopoli dello Stato a pretendere che la serranda si abbassi per sempre su questa fabbrica italiana.

Premesso che fumare non è un'attività salubre, lo Stato continua tranquillamente a vendere tabacco e sigarette, con tanto di bollo. Preferisce però favorire - chissà perché - le grandi multinazionali, imponendo prezzi minimi di vendita. Da anni la dirigenza di Yes Smoke si batte per poter vendere a un prezzo inferiore le proprie sigarette. Ha anche intentato varie cause, per riuscire a far pagare il pacchetto 2.50 oppure 3 euro. Invece, le viene imposto dai Monopoli (in virtù di un decreto Mastella) di chiedere almeno 4 euro ogni 20 sigarette. Difficile sfondare quando marchi ben più noti sono sugli scaffali dei tabaccai a 4,20 o 4,30 euro. Prezzi, tra parentesi, altissimi. Ma si pensi a quanti fumatori, pagando circa la metà un prodotto equivalente, si orienterebbero invece sul marchio torinese. Diversi giornalisti torinesi e anche alcuni di Settimo, del resto, già per pochi centesimi hanno scelto di passare all'autarchia subalpina in fatto di tabacco.


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Intanto, l'assessore al Lavoro della Regione Piemonte, Claudia Porchietto, domani vola a Roma, ai Monopoli di Stato, per verificare la possibilità di una strada condivisa per tutelare i livelli occupazionali della Yes Smoke. Ad annunciarlo è stata lo stesso assessore: 'La Regione Piemonte - dice - martedì scorso ha accompagnato l'azienda per incontrare Unicredit per studiare possibili nuove soluzioni creditizie. Ora insieme con i parlamentari Andrea Fluttero e Stefano Esposito, ci recheremo anche a Roma per capire quali soluzioni, legislativamente sostenibili, possano essere messe in campo per venire incontro alla azienda e ai lavoratori''.

''La Yes Smoke oggi ha 50 dipendenti ma ha la possibilità di crescere nel futuro - conclude Porchietto - è importante che si riesca a sbloccare una situazione normativa che rischia di portare alla chiusura di un'attività dall'alto potenziale occupazionale nei prossimi anni''.


Sulla battaglia contro le multinazionali, Yesmoke scrive sul proprio sito: "Lo Stato italiano, che con i suoi organi e istituzioni sostiene le multinazionali del tabacco, è il maggiore ostacolo allo sviluppo di un'azienda italiana nel settore del tabacco. Lo Stato oggi non si pone problemi davanti alla prospettiva di determinare la chiusura di un'azienda italiana, e la perdita del lavoro per i suoi dipendenti, per tutelare gli interessi finanziari di aziende straniere. Italia o Italietta? Non è più il tempo in cui ci si armava per cacciare l’invasore. Gli ultimi decenni sembrano aver prodotto una classe politica schierata a favore di forze occulte, che vogliono un paese dalle istituzioni servili, pronte a fare torto alla propria stessa gente pur di non dispiacere allo straniero di turno".


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