Quasi 15 milioni di contributi a fronte di 8 investimenti "ammissibili" per 67 milioni (complessivi 185), con la creazione di 265 posti di lavoro. I risultati della prima fase del Contratto di insediamento, avviato dalla Regione Piemonte nel 2008 per favorire l’arrivo di imprese straniere o di altre regioni, intenzionate ad aprire centri di ricerca o ad avviare attività produttive, hanno luci ed ombre. Ad esempio, alle casse pubbliche ogni posto di lavoro costa oltre 56 mila euro. Non poco, specie se si pensa che talvolta gli occupati non lo saranno per trent’anni, ma le aziende finita la festa, gabbano il santo.
Economia
Il crollo del mercato tedesco penalizza Fiat. A marzo le immatricolazioni del gruppo sono state quasi 134 mila, il 2,6% in meno rispetto a marzo 2009, mentre nel primo trimestre le vendite sono state più di 326 mila (+5,8% in confronto allo stesso periodo del 2009).
Gnocchi alla romana o lasagne al forno come primo, polpettine della cuoca o arrosto di tacchino per secondo e per contorno, a scelta spinaci al vapore o patate al forno o piselli in padella. E' solo un esempio dei molteplici 'Menu' in offerta', menu' fissi per un pasto completo al prezzo di 6 Euro che, dal 12 aprile all'8 maggio, i torinesi si vedranno proporre attraverso il bis dell'iniziativa 'Commercio Amico. Io aderisco', lanciata per la prima volta a fine novembre 2008, dal sindacato dei Salumieri Pastai e Gastronomi' aderenti all'Ascom torinese.
Finito il predominio di Crt e di Sanpaolo, ormai milanesizzate entrambe, la nostra città è diventata terra di conquista per gli sportelli di tanti gruppi nazionali e internazionali. C’è un vero e proprio “liberi tutti” nel sistema credito
Niente uova contro Sergio Marchionne, a meno che non siano ben cotte. Questa mattina, agli operai della Fiat che protestavano di fronte ai cancelli di Mirafiori, per i tagli all'occupazione dello stabilimento, che una fuga di notizie ha anticipato, i poliziotti hanno impedito di lanciare uova contro un manifesto raffigurante l'Ad Sergio Marchionne. Secondo le forze dell'ordine, infatti, lanciare uova "non cotte", avrebbe causato l'imbrattamento del suolo pubblico. Una ragione come un'altra: i poliziotti, hanno aggiunto che i manifestanti avrebbero legittimamente potuto gettare contro il Marchionne in cartone, delle uova sode. Per le prossime manifestazioni, quindi, si consiglia di premunirsi di un piccolo pentolino ed eventualmente di un fornello da campo. Sprovvisti al momento, i manifestanti hanno dovuto sospendere il tiro al bersaglio, onde evitare problemi "giudiziari" riguardanti la cottura più o meno prolungata dei loro oggetti di protesta.
Nessuna certezza, e sarebbe comunque inutile fidarsi delle promesse di una famiglia e di un gruppo che hanno sempre fatto carta straccia di tutti gli impegni presi pubblicamente. Qualcuno ricorderà le storie sugli stabilimenti del Sud, «fabbriche aggiuntive e non sostitutive rispetto agli stabilimenti del Piemonte», secondo le promesse dell’allora corso Marconi. Si è visto come è andata a finire: Chivasso chiusa, Rivalta chiusa, Mirafiori ridotta ad un terzo della superficie produttiva, il Lingotto trasformato in un centro fieristico. In compenso la Fiat si appresta anche a chiudere una delle fabbriche aperte al Sud con soldi pubblici.
E se il passato suscita indignazione, le prospettive future non inducono all’ottimismo. Marchionne va infatti ripetendo in ogni angolo del pianeta che il problema dell’auto è rappresentato dalla sovracapacità produttiva degli impianti sparsi nei 5 continenti e, in particolar modo, in Europa. Una surplus di produzione potenziale valutato in oltre il 30%. Bene, che fa allora la Fiat? Si allea con i russi di Sollers per andare a produrre mezzo milione di vetture con gli aiuti del governo di Mosca. Auto fabbricate in Russia, ma non solo per i russi. Perché il mercato interno non sarebbe in grado di assorbirle e, dunque, si parla già di esportazioni che non dovranno scendere sotto una soglia minima del 10% ma che potranno salire a piacere.
Che tipo di mercato andranno a fronteggiare le auto russe? Un mercato aggiuntivo o sostitutivo, tanto per ritornare alle inattendibili promesse della Fiat? È evidente che solo in minima parte il mercato potrà essere aggiuntivo. Per il resto la produzione russa toglierà ossigeno a quella realizzata da Fiat in altri Paesi. Non certo alle fabbriche del gruppo in Brasile e Argentina. Non certo agli impianti rilevati con la Chrysler in Canada, Stati Uniti e Messico. Non certo alle nuove fabbriche in via di ultimazione in India e in Cina.
La concorrenza russa – che si aggiunge a quella polacca, serba, turca – sarà diretta con gli stabilimenti italiani del Lingotto. Perché l’Italia ha fabbriche vecchie, e Mirafiori è la più vecchia di tutte. Perché è vero che i lavoratori italiani sono i peggio pagati in tutta l’Europa Occidentale, ma all’Est i salari sono ancora più bassi. Ma i rischi sono anche nei numeri. In Italia la Fiat produce attualmente poco più di 750 mila vetture all’anno. E l’obiettivo è di tornare a 900mila auto, un livello comunque decisamente basso rispetto al passato e non in grado di giuistificare la sopravvivenza di tutti gli stabilimenti della Fiat ancora aperti in Italia (ed escludendo già quello di Termini Imerese). Sono vetture destinate al mercato interno ed a quello europeo. Cioé allo stesso bacino di Paesi dove sarebbe facile esportare le vetture fabbricate in Russia.
Ma la produzione Fiat-Sollers destinata all’estero andrà a ridurre il numero delle vetture made in Italy. Con inevitabili ripercussioni sull’occupazione nazionale. D’altronde le strategie annunciate dal Lingotto per il polo di Torino non sono particolarmente rassicuranti. All’ex Bertone si produrrà qualche vettura con marchio Chrysler, a Mirafiori i monovolume. E basta. Siamo ormai ridotti alle nicchie produttive. Testa e cuore? Ma va là. Certo, Torino ha ancora il Centro ricerche e l’Abarth, ma quanti operai possono essere impegnati su queste lavorazioni particolari? Quanto mercato possono conquistare le monovolume?
Ma, soprattutto, quanto sono ancora disposti ad investire sull’auto gli azionisti della famiglia Elkann che, sino ad ora, hanno ampiamente dimostrato di non essere particolarmente interessati al settore? Lo stesso Luca Cordero di Montezemolo, presidente del Lingotto, è stato miracolato da una mega retribuzione che grida vendetta di fronte a 30 mila lavoratori messi in cassa integrazione, ma dal prossimo anno "Libera e bella" dovrà occuparsi dei suoi treni ad alta velocità e non basteranno i continui autogoal (chissà quanto involontari) di Moretti e delle Ferrovie per garantire il successo della compagnia ferroviaria di Montezemolo. Che dovrà lavorare sul serio, e la Fiat sarà solo un bancomat dove andare a ritirare i mega stipendi.
Carito non è ancora nata ma Enrico Salza, per il momento ancora ai vertici di Intesa Sanpaolo, ha subito messo in dubbio le capacità manageriali della futura banca in arrivo sotto la Mole. E prima di Salza gli stessi dubbi erano stati avanzati da Camillo Venesio, della Banca del Piemonte. Potrebbe trattarsi di banale timore della concorrenza, ma è evidente – quando in ballo ci sono Salza e Venesio – che le ragioni sono molto diverse. D’altronde entrambi i banchieri, da ex liberali, si affrettano a precisare che la concorrenza è sacrosanta, fa bene, è utile.
Sì, ma. Ma quello che lascia perplessi i due, e non solo loro, è il progetto alle spalle di Carito. Perché la nuova banca, che riprende di fatto il vecchio nome della Crt cioé della Cassa di risparmio di Torino, è figlia di un matrimonio ben strano e politicamente pure inquietante. Da un lato, infatti, Carito è figlia di Carige, ossia la Cassa di risparmio di Genova che fa capo all’industriale Flavio Repetto. Imprenditore e finanziere ligure, certo, ma con notevoli interessi in Piemonte visto che è il proprietario della Novi e della Elah-Dufour. Industriale vero, dunque, e anche decisamente capace. Forse già questo potrebbe inquietare i troppi imprenditori subalpini in costante crisi di astinenza dalla capacità.
Ma partner di Carige, nell’avventura Carito, sarà la Fondazione Crt, cioé uno dei principali azionisti del colosso Unicredit. E qui le perplessità aumentano: perché la Fondazione dovrebbe investire le proprie abbondanti liquidità non per iniziative a favore del territorio ma per creare un nuovo istituto di credito?
Un’ipotesi meramente imprenditoriale porterebbe a credere che Carito andrebbe ad intercettare tutta quell’attività bancaria legata alle famiglie e alle piccole imprese dimenticate dal colosso Unicredit, troppo impegnato sul fronte della finanza internazionale per occuparsi delle vicende locali. Non a caso, grazie alle strategie di Unicredit e di Intesa, in Piemonte si sono rafforzate le varie Banche di Credito Cooperativo, a partire da quelle di Alba e di Cherasco, mentre hanno potuto tirare il fiato anche le Popolari.
Qualche maligno potrebbe perfino pensare ad una sorta di exit strategy della Fondazione Crt timorosa di ritrovarsi a fronteggiare un eventuale disastro di Unicredit legato proprio alle non brillanti operazioni all’estero. Lo stesso Salza, d’altronde, pur senza mai fare il nome del colosso bancario concorrente, ha più volte parlato di grandi istituti con gravi problemi non ancora risolti. E vista la mancanza di altri colossi italiani del settore, l’associazione di idee porta inevitabilmente verso il gruppo guidato da Profumo.
Al di là delle interpretazioni meramente finanziarie ed imprenditoriali, la nascita di Carito potrebbe però rispondere ad altre logiche. Innanzi tutto all’immensa fame di potere di Palenzona, uomo di grande peso all’interno di Unicredit, uomo di grande potere nell’Alessandrino dove opera Repetto, uomo di grandi alleanze dagli aeroporti di Roma sino alle autostrade di Gavio. Amato dal centrosinistra, Palenzona è anche blandito dal centrodestra, benché sia stato presidente della provincia di Alessandria proprio per la sinistra (ma la capacità del centro destra di muoversi nel settore bancario è proverbiale..). E qualora avesse a disposizione un ulteriore istituto bancario maggiormente presente sul territorio, nel senso della capacità di intervenire più a fondo e più capillarmente, Palenzona acquisirebbe un peso ancora maggiore.
Non va inoltre sottovalutato il ruolo di Angelo Miglietta, ottimo segretario della Fondazione Crt ma in rotta di collisione con il potere interno. Resterà nell’attuale posizione? Verrà parcheggiato in Carito? Verrà accompagnato alla porta? E se dovesse andar via, da chi potrebbe essere sostituito? Sicuramente da qualcuno disposto a finanziare con i denari della Fondazione le politiche culturali e non solo del Comune di Torino. Un ruolo fondamentale in vista delle elezioni del prossimo anno.
Ma non va dimenticato neppure che la presenza maggioritaria di Carige in Carito potrebbe riportare sotto la Mole quel Rodolfo Bosio che, dopo una non serena presenza nella Compagnia di Sanpaolo, sta ottenendo ottimi risultati come segretario della Fondazione Carige. Ligure di origine, professionalmente cresciuto a Torino, Bosio è amico di Repetto. Ma è anche amico di Venesio e, nonostante i ripetuti contrasti, è rimasto amico di Salza.
E allora tutto si complica. Soprattutto se Salza dovesse perdere la guerra contro l’asse Chiamparino-Benessia per la sua poltrona da presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo. Salza vuole la riconferma, Chiamparino e Benessia metterebbero chiunque pur di mandare a casa Salza che, pure, era stato tra gli artefici dell’elezione di Chiamparino al primo mandato.
Uno scontro senza esclusione di colpi, tutto interno al centrosinistra piemontese mentre Pdl e Lega restano fuori, a cercare di capire nella speranza che qualche strapuntino possa saltar fuori quando gli altri avranno finito di duellare. ì
Il restauro di questo isolato, compreso tra via Roma, via Amendola, piazza Cln e via dell’Arcivescovado, sarà realizzato da Nexity, una multinazionale di origine francese, la cui neonata divisione riservata alle abitazioni d'alta gamma ha scelto proprio Torino come primo banco di prova. Il progetto sarà condotto in collaborazione con il Politecnico, per rendere gli 8.000 metri quadri distribuiti su cinque piani allineati ai più recenti standard in materia di contenimento energetico, abbattimento dell’inquinamento acustico e ridotto impatto ambientale. L’edificio sarà inoltre dotato di pannelli solari e fotovoltaici per la fornitura di energia elettrica alle aree comuni.
Torino - Dopo i disastri dell’era di Carlo Debenedetti, il fallimento e lo smembramento, l’unica azienda produttrice di personal computer in Italia torna a produrli. L’Olivetti, vale a dire la più grande occasione sprecata per l’industria nazionale, si presenta sul mercato con una serie di notebook e netbook che spera di piazzare almeno in Italia. Sembrano graziosi, ma fa ancora più piacere leggere che Olivetti ha ancora la sua sede legale in via Jervis 77 - 10015 Ivrea (TO) e che è iscritta al Reg. delle Imp. REA di Torino 547040. Oddio, i pc li fanno tutti in Cina, ci mancherebbe altro. E il “cervello” di ciò che resta è quasi del tutto a Milano e dintorni. Ma insomma, un po’ di orgoglio subalpino per quella che è stata un’azienda informatica all’avanguardia nel mondo, continua a restare. Debenedetti, intanto, sulle colonne di Repubblica, pontifica di onestà e di correttezza, al calduccio dei suoi miliardi di euro.
Fiat, returning to the United States market late this year, has named Laura J. Soave, VW’s general manager of experiential marketing, to head its operations in North America, reports Reuters. She reports directly to Sergio Marchionne, chief executive of Fiat and the Chrysler Group.
“Laura joins Chrysler with extensive experience in automotive marketing,” said Mr. Marchionne in a news release. “Her rich background will serve as a springboard for reintroducing the Fiat brand when it takes to U.S. and Canadian roads this December after more than a 25-year absence.”
Fiat’s return will be marked by the introduction of its Fiat 500 compact car. The retro-themed 500, based on a famed model sold by the company 50 years ago, was Europe’s Car of the Year in 2007 and has been a strong seller. The 500 will be integrated into the Chrysler marketing, sales, service and dealer network organizations.
Ms. Soave, before her marketing activities at VW, worked as a brand manager at the Ford Motor Company.
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