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Roberto Rosso assolto: il fatto non sussiste

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TORINO 20 feb (Però Torino) - Assolto. Il castello accusatorio della procura era una "bufala". Eppure, prima ancora che l'inchiesta partisse ufficialmente, il quotidiano della Fiat 'La Stampa', lo aveva già massacrato, spingendolo a lasciare la carica di vicepresidente della Regione Piemonte.

Parliamo di Roberto Rosso, ex deputato ed ex sottosegretario del Lavoro, che si oppose a un favore chiesto proprio dalla Fiat, la quale pretendeva che i contribuenti pagassero 3mila prepensionamenti dei suoi quadri.

Quando subentrò Prodi, concesse immediatamente l'obolo, naturalmente, permettendo all'azienda oggi olandese di liberarsi di 3mila 45-50enni, ben più costosi del migliaio di ventenni che poi assunse. La carriera di Rosso proseguì, sino a che i magistrati e appunto 'La Stampa', non lo presero di mira, per fatti che oggi si scopre non erano affatto illeciti. Tutto ciò mentre - dopo 717 giorni di massacro mediatico e giudiziario - anche l'x presidente del Consiglio regionale lombardo, il leghista Davide Boni, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Intanto la sua carriera politica è finita, poco importa la colpevolezza o l'innocenza, specie se non si appartiene alla parte giusta: la condanna pubblica arriva con due bei paginoni di giornale e un Pm non troppo attento nel controllare la riservatezza delle notizie.

Questa mattina alle 10, l'inchiesta sulla Fondazione Terre d'Acqua di Roberto Rosso, come detto, si è risolta con un nulla di fatto. E l'ex avversario di Chiamparino alla poltrona di sindaco di Torino è stato assolto perché il fatto non sussiste. Al Tribunale di Vercelli è stata letta la sentenza nella quale sono stati prosciolti anche Alessandro Giolito, ex assessore di Trino, Nicola Sirchia assessore del Comune di Casale e consigliere provinciale di Alessandria, Tino Candeli, l'ex assessore provinciale di Vercelli Roberto Saviolo, Gianfranco Chessa, Giovanni Ravasenga ex sindaco di Trino e Cinzia Ioris. Sono stati condannati per due episodi legati all'inchiesta Giolito (peculato) e Saviolo (concussione) a cui è stata inflitta una pena di due anni ciascuno.

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