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Collegno, Strada della Berlia: la via dove ti rapinano

campo nomadi collegno
Da lì non si passa. Strada Della Berlia a Collegno, dove ha sede il campo nomadi (nella foto), la sera si trasforma in una trappola. Dove, se va bene, si subisce solo qualche danno alla macchina; ma se va male, ci si ritrova in braghe di tela. Arrivando da viale Certosa, in direzione Torino, dopo aver superato il campo volo, ci si imbatte in una piccolo villaggio fatto di casette in mattoncini rossi che si alternano con altre di lamiera. I suoi abitanti sono una trentina di famiglie rom, stabilitesi in quella zona nel '97, anno in cui il comune di Collegno decise di risolvere definitivamente il problema causato dalle carenze strutturali dell'allora campo di via don Milani. Il tipico paesaggio di periferia insomma, degradato e spersonalizzante. E se nelle ore diurne Strada della Berlia registra un via vai continuo, al calare delle tenebre assume i contorni del posto isolato, inquietante, dimenticato da Dio e dalla Costituzione. È qui infatti che alcuni giovani nomadi danno sfogo alla loro irruenza contro gli automobilisti.

 

La modalità delle aggressioni è sempre la stessa. Il gruppo, o meglio il branco, si apposta davanti all'ingresso del campo. Al sopraggiungere di un'auto si scatena una fitta sassaiola con annessa pallonata. L'intento è semplice: spingere l'aggredito a fermarsi in modo da poterlo circondare. E a quel punto scatta la richiesta di denaro, se non addirittura l'accusa di aver investito qualcuno del gruppo. Calci, pugni e sputi è la risposta a chi non si sottomette.

 

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Un ricatto in piena regola, un racket che colpisce inevitabilmente gli automobilisti più deboli: donne e anziani. L'ultimo episodio risale a qualche settimana fa. La vittima, il Signor. B.L., che per ovvie ragione ha chiesto di mantenere l'anonimato, ci ha raccontato la sua storia. "Era sabato sera. Stavo tornando a casa dopo aver riaccompagnato la mia fidanzata. Io vivo a Collegno e come altre volte anche quella sera avevo scelto di passare da Strada della Berlia". Ma la decisione si è presto rivelata pessima.

 

"Credo fossero le 23.30, quando a un certo punto, mentre transitavo davanti al cancello d'ingresso del campo nomadi, ho notato un gruppo di persone. È stato un attimo", racconta. All'inizio infatti l'uomo sente un gran botto e un rumore di vetri che vanno in frantumi e immediatamente dopo va a sbattere contro il cordolo del marciapiede poco più avanti. "Nel giro di pochissimo – continua – mi sono trovato circondato. Fortunatamente l'auto è ripartita subito e sono riuscito ad allontanarmi prima che la situazione degenerasse. Una sera come tante ha rischiato di trasformarsi in un incubo. E per che cosa, poi?".

 

Lo sfortunato automobilista non ha subito chiesto l'intervento delle forze dell'ordine. "Ero spaventato e al tempo stesso nervoso. Ovvio che abbia pensato di chiamare i carabinieri. Però mi sono immaginato la situazione, un po' grottesca, con la pattuglia intenta a chiedere a una ventina di zingari chi fosse stato a lanciare le pietre o a tirare la pallonata. Così ho preferito lasciare stare. Il giorno dopo però sono andato ugualmente a sporgere denuncia contro ignoti. Forse può essere utile affinché questi fatti non avvengano più".

 

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Purtroppo però quello avvenuto a B.L non è un fatto isolato. Secondo quanto abbiamo appurato, vicende simili sono avvenute altre volte e sempre nello stesso posto. "Questa situazione va avanti già da alcuni mesi, forse anni", spiega Damiano Tripi, comandate della stazione dei carabinieri di Collegno. "È difficile stilare una casistica, perché qualcuno denuncia ma molti altri no. Il problema è rappresentato dal fatto che gli agguati avvengono di notte, per cui è praticamente impossibile identificare gli esecutori. Sappiamo però che a compiere questi atti sono i più giovani, soprattutto nel fine settimana, magari dopo aver alzato un po' il gomito. Scelgono automobilisti soli, facili da colpire, complice il buio e l'isolamento. E se le cose dovessero prendere una piega inaspettata si può sempre contare sull'intervento dei più grandi".

 

Non bisogna tuttavia fare del facile allarmismo. "Il campo nomadi di Collegno – continua il Comandante – è molto migliore rispetto ad altre realtà simili. Qui le famiglie che danno problemi non sono più di quattro o cinque. Ma non per questo bisogna abbassare la guardia. Anzi, negli ultimi tempi abbiamo intensificato i controlli all'interno del campo, in modo da far sentire costante la presenza della Stato".

 

Si cerca sempre di non lasciare nulla al caso. Ma non è facile. "Monitorare l'attività dei residenti all'interno del campo 24 ore su 24 è umanamente impossibile. Ci tengo però a ribadire che quando capitano fatti del genere è sempre utile richiedere l'intervento delle volanti, aldilà di quello che si possa pensare".

 

Come detto quindi: niente allarmismo. Ma nemmeno far finta di nulla. Affinché non si aspetti di risolvere la situazione una volta per tutte solo dopo che ci è scappata la vittima di turno.

 

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