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Manovre all'Unione Stampa
Scritto da Alan Graines   
Sabato 21 Luglio 2007 09:40

È stato Sergio Marchionne a incoronarlo. Con una procedura inconsueta, al limite della scortesia istituzionale, l'amministratore delegato della Fiat è intervenuto all'assemblea dell'Amma (l'associazione delle industrie metalmeccaniche) per spiegare agli imprenditori che il futuro presidente dell'Unione industriale di Torino deve essere Gianfranco Carbonato. Fiat dixit.   Carbonato è l'attuale presidente dell'Amma e ai vertici dell'organizzazione si è mosso molto bene, con equilibrio e decisione. In più è alla guida di un gruppo, Prima Industrie, che sta conquistando mercati internazionali grazie alla qualità eccelsa delle produzioni. Senza dubbio un ottimo candidato. Però Alberto Tazzetti, attuale numero 1 di via Fanti, resterà in carica ancora per un anno. Diventa quindi imbarazzante dover assistere, in diretta, alla propria destituzione per lo meno morale. Marchionne non è stato proprio leggero. Pur senza nominare Tazzetti, ha messo in evidenza limiti ed errori di una gestione che ha acuito le tensioni e che non è servita a delineare un vero cambio di rotta.  Perché quando era arrivato alla presidenza degli industriali, Tazzetti aveva giustamente promesso fuoco e fiamme, una rivoluzione per l'imbolsita struttura imprenditoriale. Rinnovamento, idee giovani, meno burocrazia. Come non essere d'accordo? Certo, all'interno non potevano mancare le resistenze. Da parte di chi si sentiva messo in gioco senza averne voglia. E sono iniziati i mugugni, i colpi bassi ricordando trascorsi industriali non proprio entusiasmanti del presidente. Ma sino a qui, tutto nella norma. Nessun burocrate, in nessuna struttura, ama il cambiamento. Il posto di sottopotere è mio e me lo gestisco io.  Alle prese con una opposizione passiva all'interno, il presidente ha guardato fuori. Ma si è allineato pressoché supinamente al sistema politico e finanziario locale. Nessun colpo d'ala, nessuna polemica coraggiosa. Tutto va ben, madama la marchesa. In questo caso la marchesa si chiama Sergio. E quando il responsabile di uno dei settori dell'Unione industriale di è permesso di difendere la categoria, e la città, criticando la gestione dello scalo aereo di Caselle e dei low cost, Tazzetti è prontamente intervenuto a difesa del sindaco, sconfessando l'imprenditore.  Gesti che non aiutano l'armonia interna. Così come si è rivelata controproducente la guerra dichiarata dal presidente ai direttori dell'Unione industriale. Dimenticando che i direttori, soprattutto quando non più giovanissimi, hanno una rete di rapporti e di relazioni consolidati negli anni.  Inevitabile, dunque, il malcontento Fiat. Che ora, considerata la ripresa ormai consolidata, ha deciso di tornare a giocare il ruolo da protagonista all'interno dell'associazione confindustriale. La vacanza è finita. Non si chiedono più lumi a corso Marconi, ma è cambiato solo l'indirizzo. Gli ordini si prendono nuovamente dal Lingotto.  Così Marchionne ha potuto incoronare Carbonato di fronte al ministro del Lavoro, Cesare Damiano, e a un parterre de roi del tutto inusuale per l'assemblea dell'Amma. Tazzetti, invece, può contare su invitati di minor caratura. Anche questo un segnale di minor potere e di nessuna influenza. Poco più di quanto si è visto all'assemblea di Piccola Industria.  Ovviamente anche Carbonato dovrà adeguarsi. Solo pochi mesi or sono polemizzava apertamente con il governo a proposito di federalismo, sostenendo che le aziende piemontesi avevano il diritto di promuoversi all'estero secondo le proprie necessità, molto diverse dai bisogni di altre aree. Dopo l'investitura, invece, Carbonato ha cominciato a lisciare l'amministrazione, promuovendo le iniziative per Torino. D'altronde anche Luigi Rossi di Montelera, presidente di Confindustria Piemonte, cerca di non uscire dal coro. Plaudendo, ad esempio, al rettore del Politecnico, quel Profumo che la sinistra vorrebbe candidare per il dopo Chiamparino. E ignorando il rettore dell'Ateneo che invece procura tanti grattacapi alla zarina di piazza Castello con le pretese di autonomia e libertà.  

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