Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Ad
Da Lampedusa a Porta Palazzo: il Sermig, l'Arsenale e i migranti Stampa
Scritto da CittAgorà   
Mercoledì 25 Maggio 2011 10:38

l'Arsenale della Pace Sono 50 uomini e 6 donne gli ultimi ospiti arrivati all’Arsenale della Pace. Vengono da Tunisia, Libia, Costa d’Avorio, Mali, Ghana, Nigeria, Somalia.
Tranne i tunisini, in possesso del permesso temporaneo concesso dal governo a 20.000 persone provenienti da quel paese, sono tutti richiedenti asilo. Alcuni non sanno neppure cosa vuol dire e credono di avere risolto con quella carta ogni problema, non sanno che alla fine sarà una commissione prefettizia a stabilire se potranno fermarsi o no.

Il Sermig ha messo a disposizione l’Arsenale ad aprile, dopo aver ricevuto una richiesta del Prefetto e una del Vescovo della città. In realtà, spiegano al Sermig, “..noi eravamo pronti ad accogliere…negli ultimi venti anni abbiamo ininterrottamente accolto stranieri e non solo, nel corso di qualunque emergenza sociale, l'Arsenale della Pace internazionale, cittadina, personale”.
Le giornate degli ospiti sono scandite dalle attività. Si svegliano presto e molti fanno il bucato alle 7 del mattino, prima di fare colazione ed iniziare le lezioni di italiano, le visite mediche, i turni di pulizia delle stanze e dei bagni. Per ora i cibi arrivano dalle cucine in vassoi usa e getta, ma poi si cominceranno ad usare i piatti e inizieranno i turni per rigovernare la sala da pranzo e lavare le stoviglie. Si procede per gradi, tenendo conto delle abitudini dei paesi di provenienza, dei legami tra gruppi etnici e tra compagni di viaggio, della fatica l'Arsenale della Pacel'Arsenale della Pace e dell’angoscia che questi ragazzi e ragazze (sono tutti molto giovani) si portano dentro. Hanno vent’anni, spiegano i volontari e sono dei ragazzi, ma c'è chi ha già due figli e magari una moglie nelle mani dei carcerieri libici.
Sono nervosi e litigano, ma sono subito di nuovo insieme, seduti allo stesso tavolo a mangiare o a preparare le lezioni. Sono molto diligenti. E i più poveri tra loro lo sono di più, accolgono ogni cosa che viene loro data con gratitudine e consapevolezza.
Un po’ alla volta le attività formative incorporano obbiettivi più ampi: dalla lingua all’educazione civica, primi mattoni dell’edifico dell’integrazione sociale. Loro non sanno niente di noi e dell’Europa, salvo i Tunisini, che hanno aspettative mutuate dalla visione assidua dei programmi televisivi italiani.
Per accoglierli il Sermig ha dovuto spostare alcune delle attività destinate ai ragazzi dell’oratorio. Sono italiani e stranieri di Porta Palazzo e hanno fatto nascere l’oratorio con un’invasione spontanea e non proprio amichevole degli spazi dell’Arsenale qualche hanno fa. I volontari raccontano di aver in un primo momento pensato di rimettere ordine e dare una bella sgridata a tutti, poi prevalse l’intuizione di risolvere il “conflitto di potere” con una partita a pallone. Vinsero i grandi, ma vinsero anche i ragazzi perché da quel giorno l’Arsenale cominciò l'Arsenale della Pacel'Arsenale della Pace ad offrire quotidiani spazi di gioco. Le offerte attuali dell’Arsenale sono: l’accoglienza notturna dei senza-casa, un asilo nido per 70 bambini, convenzionato con il Comune di Torino, una serie di gabinetti medici per visite di medicina generale e specialistiche gestito da 60 medici volontari, che effettuano annualmente 8.500 visite, due attrezzate scuole professionali: una di restauro e una di musica, una sala di registrazione professionale, sale per convegni e spazi di gioco al chiuso e all’aperto, un’”ospiteria” che accoglie 50.000 persone all’anno, una decina di mini-appartamenti che ospitano famiglie straniere ma anche italiane i cui figli sono ricoverati per cure molto lunghe negli ospedali torinesi.
Il 93% degli aiuti ricevuti nelle tre sedi del Sermig in Brasile, in Giordania e a Torino, proviene da offerte in l'Arsenale della Pace denaro e in materiali da amici e gente comune, il restante 7% da enti pubblici e banche.
Nel 47° anniversario della fondazione del Sermig, che ricorre proprio il 24 maggio, Ernesto Olivero, fondatore e animatore del Sermig e i numerosi volontari consacrati della “Fraternità della speranza”, non hanno intenzione di fare celebrazioni. “Questa sera –dicono - dopo il lavoro, pregheremo”.

Nelle foto, dall'alto:
- Lezione di italiano per i profughi
- La chiesa
- Due dei laboratori della scuola di restauro
- Locali dell'asilo nido
- I progetti del Sermig interessano 130 paesi del mondo

 

Silvio Lavalle

Comments for Da Lampedusa a Porta Palazzo: il Sermig, l'Arsenale e i migranti

 
Banner
Banner