Gran Torino, Grande Sballo: la città delle droghe Stampa
Scritto da Marco Scabbia   
Venerdì 01 Luglio 2011 11:10

Chetamina, smart drug, cocaina, crack, ecstasy, sono solo alcuni dei nomi delle sostanze che i giovani torinesi utilizzano per trascorrere il tempo libero. Dalla Crocetta alle periferie più malfamate, nuove e sempre più potenti sostanze sono a portata di mano di chiunque e Torino si sta dimostrando tragico laboratorio per questo fenomeno. Gli ultimi dati, diffusi durante un convegno organizzato recentemente dal Gruppo Abele, parlano di 24 nuove sostanze immesse sul mercato negli ultimi anni e di un raddoppio delle morti per cocaina tra il 2008 e il 2010. L'aggettivo “nuove” indica modalità e contesti diversi di assunzione rispetto alle droghe tradizionali. Del resto, eroina e cannabis reggono ancora l'usura del tempo.

IL VECCHIO E IL NUOVO
La vera differenza fra vecchio e nuovo consiste nelle diverse modalità di assunzione: rispetto a quelle tradizionali le nuove droghe sono più potenti del 20-25% . Il motivo è dovuto alla modificazione genetica dei loro principi attivi in modo da raggiungere più rapidamente l'effetto desiderato. Preoccupa particolarmente quello che gli esperti chiamano il “policonsumo” di droghe da parte dei giovani: vengono associate alla cannabis, agli stimolanti e all’alcol (fino al 91,2% di casi di assunzione associata ad altre droghe). Dal 2006 è anche triplicato il numero di donne che consuma alcool a livelli di “rischio”. Cresce il rito del “binge drinking”: assunzione di varietà diverse di alcolici molto forti, in un lasso di tempo ridottissimo. L’associazione alcol-cocaina è responsabile di incidenti stradali e di esplosioni di violenza. In ascesa il consumo di chetamina, sostanza ad uso veterinario che può portare ad un forte annebbiamento della coscienza e produrre effetti allucinogeni. Ma le sostanze primarie rimangono l’eroina (69%), la cocaina (16%), la cannabis (9,3%). In calo l’uso dell’eroina in vena (oggi è soprattutto fumata) e aumenta del 20% il fenomeno di persone che si iniettano morfina, come facevano le anziane signore nei vecchi romanzi di Simenon.
L’ONDA1
Per cercare di capire la realtà torinese, abbiamo fatto visita all’Onda 1 - Operatori Nuove Droghe Asl 1 - la struttura nata nel 2002 per volontà della Dottoressa Paola Buzzoni, direttrice del Dipartimento delle dipendenze Torino est 1. “Soprattutto qui da noi a Torino il crack si sta diffondendo rapidamente”, spiegano Filippo Bellavia e Paolo D'Elia, psicologi e psicoterapeuti impegnati da diversi anni nell'attività di prevenzione e recupero. Anche gli addetti ai lavori torinesi confermano come il nostro capoluogo sia in prima fila nel panorama nazionale, per quanto riguarda l’uso delle droghe. Gran Torino, grande sballo, verrebbe da dire parafrasando la ventata d’artificiale ottimismo elettorale: il Gruppo Abele segnala che il fenomeno della morfina in vena, per esempio, è concentrato quasi esclusivamente in Piemonte. Torino è “nell’occhio del ciclone”, dice Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele, ricordando le molte persone morte per overdose negli ultimi mesi: una strage simile a quella che nel 2010 uccise in poche settimane quasi una dozzina di persone.

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IL CRACK
Fino a cinque anni fa erano i giovani, in molti casi, a prepararselo: ora invece lo si può trovare tranquillamente già pronto per l'uso. “Lo scorso anno i Carabinieri hanno scoperto tracce di diserbanti chimici usati per tagliare il crack”, ricordano. Ma il vero problema, continuano, “è dato dai mix. Mescolare queste sostanze, per tutta la notte in modo da ottenere uno stordimento totale può essere pericolosissimo per la salute”. Ovvie anche le ripercussioni a livello sociale. “In molti casi i giovani non hanno presente quello che accade, per cui sono in balia della situazione. Incidenti automobilistici e aggressioni sono dietro l'angolo”.
L’EROINA
C'è anche un aspetto culturale nell'uso delle droghe. Infatti, l'eroina, appannaggio dei cosiddetti “vecchi tossici” è utilizzata di frequente dagli arabi che vivono a Torino. A differenza degli slavi, dediti soprattutto all'alcool. L'eroina una volta veniva assunta attraverso una sorta di rituale, in cui si stava in cerchio scambiandosi la siringa. Oggi il suo utilizzo è più di tipo individualistico. Si compra la dose e si corre a casa o dove capita, in solitudine. L'amico, il compagno di giochi è utile se possiede del denaro e se ha i ganci giusti per trovare la sostanza.
ISOLAMENTO
A lungo andare, se queste sostanze all'inizio danno gioia e fanno sentire agli onori del mondo, poi portano l'individuo ad isolarsi, e fare terra bruciata intorno a sé. Il problema della dipendenza è di tipo psicologico, perché è fortissima la ricerca del piacere estremo. Inoltre non esistono più le vecchie barriere sociologiche.
SENZA DIFFERENZE DI CETO
Ora tutti, dai figli dei ricchi a quelli dei meno abbienti, sono alla ricerca dello sballo facile, immediato. È importante far notare che nell'ambito delle nuove droghe molti non si percepiscono come “drogati” o disadattati. Anzi, credono di essere proprio il contrario. Per cui è importante, a detta dei due psicologi, un lavoro di prevenzione che coinvolga le

Cocaina e vaccini

scuole, le famiglie e i medici di base, “i quali a volte sono del tutto estranei al fenomeno col rischio di formulare una diagnosi errata”.

LA RICHIESTA D’AIUTO
Paradossalmente ciò che spinge i ragazzi a chiedere assistenza è l'utilizzo di cocaina e crack, che entrando in contrasto con le altre sostanze assunte portano alcuni a prendere coscienza della propria dipendenza da sostanze. Inoltre esiste, proprio a Torino, un Protocollo di lavoro ufficiale fra prefettura e ASL con cui i ragazzi trovati in possesso di sostanze stupefacenti prima di venire sanzionati (non esiste più differenza fra droghe leggere e droghe pesanti) vengono inviati alle asl di competenza. Qui i giovani vengono sottoposti ad percorso di recupero.
I TREDICENNI
L’età di accesso al mondo della droga, raccontano all’Onda1, si sta sempre più abbassando. “Nella nostra città ci sono molti 13-14enni che hanno provato almeno una volta qualche sostanza psicotropa pesante”. E alcuni ci vanno giù duro, tanto da finire già in tenera età sotto l’ala protettrice dei vari Sert, per il recupero dalle intossicazioni. Hashish e marijuana sono le sostanze più utilizzate dai minorenni. Il numero delle segnalazioni, tra i ragazzi fino a 14 anni e tra i 15 e i 17, è cresciuto costantemente fino al 2000, poi a partire dal 2001 la percentuale è leggermente diminuita fino al 2006. Anche se il trend è rimasto in aumento dal 1991 fino a oggi.
LE NUOVE DROGHE
Ma vediamo più da vicino alcuni di questi paradisi artificiali. La chetamina, usata in ambito veterinario, è un potente anestetico “dissociativo” per cavalli, in piccole dosi produce euforia e crea empatia con gli altri, a dosi più alte produce invece esperienze extra corporee, con il distacco completo dalla realtà: “A Torino – si spiega – è molto utilizzata”. La chetamina può essere usata per via orale, inalatoria o intramuscolo. Le smart-drugs, letteralmente droghe furbe, sono dei composti vegetali o sintetici contenenti vitamine e principi attivi vegetali (caffeina, efedrina, taurina, ecc.) con cui si crede di poter aumentare le proprie prestazioni fisiche e mentali. Spesso, però, si tratta di sostanze tossiche. In Italia non sono illegali. Si possono trovare fra gli scaffali dei cosiddetti smart shop, vendute sotto forma di “concimi” per piante, “incensi” e “profumatori” ambientali.
SOSTANZE “BIO”
Ad aumentarne la fama è il mito che queste sostanze siano innocue per l'organismo perché “bio”. Non lasciano tracce nel sangue, e questo spinge a farne un uso smodato, con la tranquillità di non essere scoperti. I nomi commerciali di queste droghe sintetiche sono i più fantasiosi: Jamaican Gold, Bonzai, Afghan Incense, Forest Green, Jamaica Spirit, Spice Diamond, Yucatan Fire, Amazonas, N-Joy. Addirittura fra i principi attivi c'è anche la Mandragora, che ha come effetto indesiderato la morte per paralisi cardiaca. Ma nel foglietto delle controindicazioni, tale effetto collaterale non è specificato.
L’ESCSTASY
L'ecstasy, detta anche Mdma, una molecola che combina anfetamina (la parte eccitante) con mescalina (la parte allucinogena). Tale sostanza produce empatia, cioè ci si sente in armonia con gli altri e con il mondo che ci circonda. La si può trovare in pasticche, capsule e polvere. E poi c'è il già menzionato Crack: è la cocaina che viene fumata. Il nome deriva dal rumore che la sostanza produce durante la cristallizzazione del principio attivo della cocaina pura. In tutti questi casi il rischio di dipendenza e di contrarre patologie del disturbo dell'umore e del sistema cardiovascolare è elevatissimo.
L’ASL NON È LA POLIZIA
È importante che i ragazzi non percepiscano l'ASL come il braccio sanitario della Polizia di Stato. Infatti è molto difficile “estorcere” una domanda di aiuto. A farlo deve essere la persona direttamente interessata, dicono gli esperti dell’Onda1. Prima dei danni fisici è importante capire la qualità dei rapporti umani in cui questi soggetti vivono. Le metodologie di approccio riguardano tre colloqui iniziali nell'arco di una settimana: è importante ricostruire la rete delle relazioni sociali. Il “paziente” può scegliere di comune accordo con chi lo segue se avvalersi solo dei colloqui individuali, se necessita invece di un sostegno farmacologico. Poi ci sono i gruppi di ascolto formati dagli stessi ragazzi, nei casi più gravi invece viene consigliato il ricovero presso strutture del servizio sanitario quali le comunità. Inoltre sono in fase di sperimentazione degli stage residenziali per cocainomani e eroinomani che prendono il nome di Sta.Re.Mo. Cinque giorni di full-immersion con esperti. Ma il problema della droga è più complesso di quello che sembra. Non a caso l'uomo fa uso di sostanze stupefacenti fin dalle origini. “Condannare le sostanze in sé non serve a nulla, bisogna capire quali sono i veri motivi che spingono le persone ad abusarne”, chiariscono i professionisti del recupero. La condanna ideologica, fine a sé della droga non serve a risolvere il problema, anzi lo nasconde e nascondendolo lo alimenta: il fascino del proibito è sempre molto forte.

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