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Sexy Shop, il record torinese Stampa
Scritto da Elisa Nibale   
Venerdì 02 Aprile 2010 11:57

oneda culo (davide esposito)Chi continua a dipingere Torino e i torinesi come freddi, addirittura algidi, dovrà ricredersi. Lo dicono i numeri, che a sorpresa potrebbero trasformare quella che tutti conoscono come la città della Mole nella città del sesso, stando almeno alla quantità di sexy shop che negli ultimi anni hanno aperto i battenti proprio a Torino.

Un fenomeno, quello legato ai sexy shop, che pare non conoscere crisi, a differenza di altri settori che ormai da anni hanno gli allarmi che suonano ininterrottamente. Le attività, soprattutto quelle che si presentano con eleganza e non come luoghi di perdizione – diversamente da come vogliono tante leggende popolari - funzionano bene e non sono covi di malfattori. Soprattutto non sono realtà così peccaminose come spesso vengono dipinte, con ambienti cupi e tetri in cui vengono commesse le nefandezze peggiori. Tanto per sgombrare il campo dagli equivoci, nei sexy shop difficilmente vi imbatterete in una clientela composta da educande, ma non troverete nemmeno dei maniaci sessuali.
I NUMERI - Partiamo dai numeri. Nella sola Torino ci sono ben 40 esercizi dedicati al pianeta dell’erotismo. Milano ne ha appena cinque in più, a fronte però di una popolazione ben più numerosa. Roma, tanto per fare qualche esempio, vanta 35 negozi. Genova, città e porto di mare, ne ha appena 12. Firenze si concentra sull’arte e sui musei, e a registro ha soltanto sette sexy shop. Ancora di meno – soltanto cinque – nella caldissima Napoli. E Torino si trova con un primato inaspettato, ma interessante dal punto di vista sociologico. L’erotismo del resto ha mille sfaccettature e il compito del sexy shop e dei titolari dell’attività, è quello di saperle cogliere, riservando però la massima discrezione al cliente. La professionalità è un elemento imprescindibile, anche se l’ennesimo luogo comune vuole che a gestire questo tipo di esercizio siano prevalentemente ex pornostar, ex ballerine di lap dance o persone dal passato e dal presente comunque promiscuo. Altro tabù da sfatare. I titolari sono persone discrete ed educate. E paradossalmente parlano quasi con pudore della loro attività, comprendendo il disagio che può accompagnare i clienti, soprattutto nei primi momenti.
TIMIDEZZA - Va infatti detto che se i numeri premiano Torino come città del “famolo strano”, i torinesi si confermano decisamente pudichi e riservati. E nel 2010 ci si vergogna ancora a entrare in un sexy shop. Lo confermano gli stessi negozianti, che anche oggi, nel terzo millennio, raccontano come “la gente si vergogni” a entrare nel negozio. Un senso del pudore che pare superabile se a entrare in un sexy shop si è in due, solitamente uomo e donna, quasi si volesse dimostrare che non è la perversione a spingerli. Oppure, meglio ancora, online. Parecchi negozi hanno infatti deciso di tuffarsi in Rete e di darsi all’e-commerce. Una scelta evidentemente azzeccata, che ha permesso di incrementare le vendite arginando anche la timidezza più profonda. I clienti hanno così la possibilità di “nascondersi” dietro a un monitor e ordinare vibratori, capi in lattex oppure oggetti fetish. L’anonimato diventa un traguardo più semplice da raggiungere, tanto più che i prodotti ordinati via Internet vengono consegnati direttamente a casa - o dove si preferisce - all’interno di confezioni discrete e a prova del ficcanaso più curioso.
Risulta difficile tracciare le caratteristiche del cliente “tipo”. Parlando con i gestori di alcuni esercizi commerciali sono emerse peculiarità variabili, anche se sono tutti concordi su un punto: la maggior parte dei clienti è uomo. A volte acquista oggettistica per sé, soprattutto riviste e dvd hard, altre invece compra per la propria compagna. Subito dopo vengono le coppie, normalmente eterosessuali. 
I PRODOTTI - Carpe Diem, noto negozio di via Marco Polo, curato nei minimi dettagli all’interno del locale e nelle vetrine, ha scelto di puntare sulla qualità dei prodotti venduti. Bando, per lo meno quando è possibile, al made in China e ricerca accurata dei particolari. “L’età media – fanno sapere dal negozio – è compresa tra i trenta e i trentacinque anni. Offriamo capi di abbigliamento particolare, che vengono acquistati soprattutto da uomini e da coppie eterosessuali. Si tratta di articoli eleganti, anche se sicuramente piccanti. Cerchiamo di non scendere mai nella volgarità. Abbiamo poi qualche cliente più avanti con gli anni, che però ci richiede prevalentemente materiale fotografico o cinematografico. Il nostro negozio è sicuramente specializzato per quanto riguarda il sadomaso, che ultimamente è molto richiesto, ma avendo una buona fornitura di dvd naturalmente possiamo accontentare anche la clientela più “attempata”. Di giovanissimi ne vediamo pochi, perché i ragazzi hanno accesso facilmente a Internet, dove possono trovare i filmati che preferiscono gratuitamente. I più anziani invece hanno meno dimestichezza con la tecnologia, e così vengono direttamente in negozio”.
Non manca però l’oggettistica più variegata. Abbiamo scoperto essere di gran moda e particolarmente richiesta la paperella vibrante. Grande successo anche per l’ovetto, che è possibile comandare anche a distanza. Un oggetto utilizzato per l’autoerotismo, ma anche per giocare all’interno della coppia.
LA CLIENTELA - Ma cosa spinge un uomo o una donna a entrare in un sexy shop? Le ragioni sono le più disparate. C’è chi semplicemente cerca un regalo originale o uno scherzo per un amico prossimo alle nozze. C’è chi invece vuole stupire il proprio compagno o la propria compagna con effetti speciali. Chi invece prova a ravvivare un rapporto spento. Chi invece sceglie gadget particolari per la sua prima volta. Ancora – e questo vale per i locali, peraltro numerosi in città, che sono dotati di salette private – c’è chi preferisce gustarsi un film hard in un ambiente riservato e con ampia possibilità di scelta tra le pellicole a disposizione. Proprio per questa ragione alcuni sexy-shop sono dotati di quella che a tutti gli effetti è considerata una videocabina. Anche in questo caso gli habitué sono uomini, come conferma la titolare di Le tentazioni torinesi, in corso Orbassano 370. “Abbiamo anche clienti donne, ma la prevalenza è data dai maschi – conferma la proprietaria del negozio -. Va sottolineato un aspetto importante: chi sceglie di comprare determinati articoli in un sexy-shop solitamente è una persona benestante. A praticare un tipo di sesso che prevede oggettistica o capi in lattex, per esempio, solitamente è una persona che ha una buona disponibilità finanziaria, perché si tratta di articoli che hanno un costo abbastanza elevato, almeno attorno ai trenta euro. Si sale poi a cifre più alte se si richiedono accessori particolari, come frustini, collari e manette, o addirittura set completi”. Anche qui bazzicano alcune coppie, che evidentemente scelgono di giocare un po’ con il sesso. “Sono uomini e donne assolutamente normali – continua la titolare -, che semplicemente vogliono provare esperienze nuove e amplificare il piacere che può derivare dal rapporto sessuale. Il sexy shop non è un postaccio, anche se mi rendo conto che può sembrare un concetto strano per chi non ha mai messo piede in un negozio come questo. In Italia siamo sicuramente indietro come mentalità: all’estero le cose vanno diversamente e c’è molta più disinibizione, che, non dimentichiamolo, non va mai confusa con la perversione o con la volgarità”. Ma passiamo agli scaffali. Ci sono i classici gadget dedicati ai prossimi sposi (non soltanto falli finti, tanto per intenderci, ma anche divertenti grembiuli da cucina con scritte spiritose). Ancora, riviste dedicate all’hard e biancheria curata e particolare che qualunque casalinga potrebbe indossare comodamente. La temperatura sale quando ci si imbatte nell’oggettistica prediletta dai feticisti: maschere, tute in lattex, pinze per i capezzoli, corsetti osé. E poi materiale che le donne sono abituate a vedere dal ginecologo: divaricatori, su tutti, che vengono utilizzati per la penetrazione. Non possono mancare le classiche bambole gonfiabili, con una somiglianza davvero impressionante con le donne “vere”, che vengono utilizzate per simulare la penetrazione. Oggetti che sono esposti e che la gente compra abitualmente. A questo punto, non è forse arrivato il momento di staccare definitivamente l’etichetta di bugianen che i piemontesi hanno appiccicata addosso dai tempi della storica battaglia dell’Assietta? 

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