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Steve Jobs amava Torino: "Piena di vita"

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TORINO 25 ott (Però Torino) - «Passai due settimane meravigliose - si legge nella biografia postuma - Torino è una città industriale piena di vita. Il distributore Atari che mi ospitava era un tipo incredibile. Mi portava tutte le sere a cena in un posto dove c’erano solo 8 tavoli e nessun menù». A raccontarlo, nella sua biografia appena uscita, è il compianto fondatore della Apple, Steve Jobs, mancato qualche giorno fa. Uno dei tavoli di quella trattoria, racconta ancora Jobs nelle pagine della biografia, era riservato al presidente della Fiat.

A notare questo passaggio della biografia è il sito www.macitynet.it, che ieri con un lungo articolo ha reso onore alla nostra città, sottolineando l'amore che il grande Jobs aveva dichiarato per la metropoli della Mole. Jobs stimava l'Italia per i suoi designer, il paesaggio e l'arte e ci era stato molte volte. Ecco che cosa si può apprendere dalle inedite citazioni sul nostro paese che appaiono nel libro su Steve Jobs, nelle librerie (e su iBookstore a 12,99 euro) dalla giornata di ieri.

Jobs venne in Euopa negli anni settanta per due motivi. Il primo era per lavorare con la filiale europea del costruttore di videogiochi Atari al fine di aggiustare la frequenza di refresh dei coin op portandola da 60 frame al secondo a 50 (standard europeo), la seconda perché voleva andare in India e facendosi pagare da Atari il viaggio da Usa ad Europa e pagandosi di tasca sua quello dall’Europa all’India avrebbe speso meno. Prima tappa a Monaco, dove Jobs, al tempo sostanzialmente un hippie non si trovò per nulla bene e anche i manager locali, faccia a faccia con un giovane non troppo pulito e non troppo profumato ma soprattutto piuttosto sgarbato, non lo apprezzarono per niente («se vi interessa - disse Alcorn manager di Atari - ve lo rimando per sistemare altri problemi» «no grazie - fu la risposta dei dirigenti tedeschi - ce la caviamo da soli»). Jobs non apprezzò la Germania anche perchè i tedeschi volevano propinargli carne e patate: «e non hanno neppure un termine per vegetariano».

Da Monaco Jobs prese un treno e andò a Torino «dove la pastasciutta italiana e il cameratismo del suo ospite piemontese (un distributore locale che si occupava di giochi Atari, per l'appunto) gli ispirarono molta simpatia». Insomma, la proposta di dedicare a Torino una via o una piazza al nome di Steve Jobs, comincia ad avere qualche tipo di fondamento concreto anche nella storia del rivoluzionario manager.

Jobs a ravello

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