TORINO 22 feb (Però Torino) - Nell'ultimo numero di Però (clicca qui per sfogliare la rivista) dedicavamo un articolo alla cosiddetta "movida". Articolo più che mai attuale viste le numerose sanzioni (compresa la chiusura) che i locali del Centro stanno subendo in queste settimane.
Ecco quello che scrivevamo nel numero di gennaio.
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CHI VUOLE UCCIDERE LA MOVIDA?
La notte torinese attira turisti da ogni parte della regione e d’Italia. Eppure a qualcuno non piace. Parte così la contro-raccolta di firme
"Torino ha una nuova regina, la notte. Intere zone sono rinate per offrire mille occasioni di vedersi, incontrarsi, ballare, far tardi". Non sono parole di promozione di qualche night club o dei circoli dei Murazzi. È il Comune di Torino che sul sito definisce così una delle sue armi migliori per l’attrazione turistica: la cosiddetta “movida”.
Eppure, forse c’è qualcuno che vuole detronizzare la regina.
Ci sono infatti alcuni cittadini di Torino che costantemente protestano con le istituzioni, alzando polveroni sulla situazione del week end che, a loro dire, sarebbe intollerabile per la convivenza civile. L’amministrazione comunale, però, finora non è riuscita a dare risposte efficaci se non quella solita: multe a tutto spiano. Anche per questo adesso i gestori dei locali si sono riuniti in una raccolta firme che faccia un po’ di pressione sulle istituzioni affinché affronti la situazione senza danneggiare chi offre lavoro e divertimenti.
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“Secondo me si esagera un po’ sul disturbo che si crea veramente”, dice Giuseppe Ferrauto, titolare dell’Obelix. “Certamente c’è un disagio, ne siamo coscienti. Ma non si possono colpevolizzare in maniera indiscriminata i locali. Per questo noi gestori cerchiamo sempre un dialogo, con le istituzioni e con i residenti, per trovare una quadra alla situazione che stia bene a tutti. Purtroppo non sempre troviamo altrettanta disponibilità al dialogo”.
Al momento ci sono leggi abbastanza restrittive per i locali. C’è l’ormai noto divieto di servire bevande alcoliche dopo le 3 di notte nel fine settimana. Divieto che comunque – si lamentano alcuni – si fa rispettare più in alcune zone che in altre, magari più periferiche, della città. Ma la legge più strana è quella secondo cui se alcune persone recano disturbo con i loro comportamenti fuori dal locale o anche solo sostano all’esterno, i titolari sarebbero obbligati a intervenire “facendo opera di persuasione attraverso personale che assolva questa funzione”. In pratica, se due persone entrano in un pub, si fanno una birra e si fermano fuori per farsi due chiacchiere, i gestori sarebbero obbligati ad allontanarli. E se non intervengono? Multa. E non parliamo di bruscolini, ma di migliaia di euro.
“Basterebbe far rispettare le leggi che già esistono”, dice Roberto Bettonte, titolare del Lab e presidente dell’associazione esercenti di Piazza Vittorio. “Basta farsi un giro il sabato sera qui in piazza e vedere macchine parcheggiate ovunque. Non basta fare le multe e andarsene: ci vorrebbe una presenza costante e ben visibile dei vigili che faccia anche da deterrente”. In effetti sui giornali c’è sempre chi si lamenta delle risse o dei furti che avvengono la notte. Ma, a parte il fatto che sono cose che purtroppo avvengono ovunque ci sia una forte concentrazione di persone, basterebbero un paio di pattuglie che monitorino costantemente la situazione per non farla sfuggire via di mano.
“Sicuramente qualche fastidio per i residenti c’è. Ma la gente non ricorda com’era la zona fino a sei o sette anni fa, con spacciatori ovunque e donne costrette a farsi accompagnare non appena calava il sole. Vogliamo tornare a quella situazione?”, si chiede Eleonora Carotenuto del Cafè 21, che può vantare di essere la prima ad aver aperto un locale in piazza Vittorio Veneto, nel 2002, quando nessuno credeva ancora nelle potenzialità della zona. “Bisogna trovare un punto di equilibrio, un accordo che vada bene per tutti. Avere dei bagni pubblici e un controllo costante della piazza sarebbe già un buon inizio. Certo non può essere imputato tutto a noi”.
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“Colpire le attività commerciali è come sparare sulla Croce Rossa”, dice ancora Ferrauto. “Noi lavoriamo e diamo anche lavoro a tante persone e tanti ragazzi che magari si mantengono in questo modo. Già paghiamo un ditta privata esterna che la notte, appena chiudiamo, pulisce i portici e la piazza. Molti hanno anche un servizio di sicurezza. Ma non possiamo occuparci di tutto e sostituirci anche alle forze dell’ordine”.
È indubbio che dalla movida ci guadagnino in molti: i locali, che sono sempre pieni; i ragazzi, che si divertono; la Città, che attira turisti e ha una splendida cartolina da mostrare al di fuori; e non ultimi, anche quegli stessi residenti che a volte si lamentano. Perché grazie alla riqualificazione urbana gli appartamenti in zona piazza Vittorio – e ultimamente anche San Salvario – hanno visto aumentare di molto il loro valore. Sarà importante quindi un intervento dell’amministrazione affinché non si arrivi in alcun modo allo scontro fra cittadini e locali.
“Meno di due mesi fa ho attivato un tavolo di lavoro triangolare composto dalla Città, dai residenti e dai gestori dei locali della zona di piazza Vittorio. Il primo incontro è stato cordiale ed estremamente proficuo”, dice l’assessore al Commercio Giuliana Tedesco. “Bisogna giungere a un punto di equilibrio che continuo a credere non sia lontano tra diritto al divertimento e diritto alla quiete. Anche perché Torino è una città che sta cercando di reinventarsi, a dispetto di una crisi dell’industria iniziata ormai alcuni anni fa e di una conclamata crisi economica internazionale. Tutta l’economia che attiene dunque allo svago è un’economia preziosa, che speriamo cresca e sostenga la nostra Città. Credo fortemente – continua l’assessore – che la movida sia un valore aggiunto. Vogliamo una Torino viva e bella, che offra opportunità di divertimento per i nostri giovani e risulti attraente con la propria offerta culturale a tutto tondo”.
Bisognerebbe quindi forse smetterla di prendersela con i locali in massa, senza distinzione. Ci sono molti gestori responsabili e attenti al rispetto delle regole, che fanno di tutto per evitare problemi alla cittadinanza. Meglio sarebbe concentrarsi coi locali fuorilegge, con chi non rispetta le regole – dal servire alcol fuori orario alla musica troppo alta – ed evitare blitz che a volte sembrano più spedizioni punitive che altro. Proprio per questo, gli esercenti hanno iniziato la raccolta di firme, per “fermare l’accanimento nei confronti dei gestori dei locali ed evitare la perdita di centinaia di posti di lavoro che nessuno mai più restituirà”. Perché alla fine è di questo che stiamo parlando: di lavoro.












