Einstein
Machissenefrega
Pensione familiare Juventus Fc
La gobba è come quegli alberghetti equivoci vicino alle stazioni, con un andirivieni di troioni e travestiti, quegli esercizi che sui permessi hanno due stelle più o meno abusive, ma sulla targa fuori ne dichiarano tre.
(Cit. Manlio Collino, commento su Facebook)
'Ikea sfruttò prigionieri politici della Stasi'
L'IKEA, che a Torino ha un enorme punto vendita e sta lavorando per costuire il secondo, avrebbe utilizzato dei prigionieri politici arrestati dall'ex polizia segreta della Germania dell'Est come forza lavoro a basso costo, nella produzione di mobili negli anni Settanta e Ottanta. Della storia parla il Daily Mail, che sostiene che la vicende verrà in uno speciale in onda oggi del canale televisivo Sveriges Television (SVT). Lo riporta il sito "Giornalettismo".
Mamma, lo spread!!
The Italian Job (Turin Car Chase)

Un colpo all'italiana (The Italian Job) è un film del 1969 diretto da Peter Collinson. Un gruppo di ladri inglesi arriva a Torino per organizzare una rapina ai danni di un convoglio che trasporta i ricavi della FIAT dall'Aeroporto di Torino-Caselle fino alla città. Sabotando il sofisticato sistema computerizzato di controllo dei semafori cittadini, la banda riesce a paralizzare il traffico, compiere il furto, seminare la polizia e fuggire a bordo di tre Mini Cooper.
Un colpo all'italiana (The Italian Job) è un film del 1969 diretto da Peter Collinson. Un gruppo di ladri inglesi arriva a Torino per organizzare una rapina ai danni di un convoglio che trasporta i ricavi della FIAT dall'Aeroporto di Torino-Caselle fino alla città. Sabotando il sofisticato sistema computerizzato di controllo dei semafori cittadini, la banda riesce a paralizzare il traffico, compiere il furto, seminare la polizia e fuggire a bordo di tre Mini Cooper.
Nei contenuti speciali presenti nell'edizione in DVD della pellicola vengono svelate molte curiosità legate alla pellicola ed alla sua realizzazione:
Nel 1969 la città di Torino disponeva veramente di un centro di controllo computerizzato del traffico, all'epoca tra i primi sistemi del genere in Europa. Proprio questo fu uno dei motivi che spinsero la produzione del film a scegliere il capoluogo piemontese come location del film.
Il film nacque da un'idea del fratello dello sceneggiatore Troy Kennedy-Martin, e doveva essere, nelle intenzioni iniziali, un semplice sceneggiato televisivo per la BBC ambientato tutto in Inghilterra.
L'ambientazione italiana della pellicola fu un'idea di Troy Kennedy-Martin, la cui sorella viveva a Milano da molti anni. La pellicola infatti avrebbe dovuto essere ambientata nel capoluogo lombardo, ma la produzione incontrò subito molti problemi in fase di sceneggiatura (soprattutto per quanto riguardava i permessi per creare l'enorme ingorgo automobilistico nel centro della città); così, quando si venne a conoscenza del sistema di controllo del traffico di cui era dotata Torino, gli sceneggiatori colsero l'occasione al volo e decisero di spostare l'ambientazione in Piemonte.
All'epoca la British Motor Corporation (la casa automobilistica produttrice delle 3 Mini protagoniste del film) non intuì le possibilità commerciali che poteva offrire la pellicola, a differenza della FIAT: quando la casa italiana venne a conoscenza del film contattò la produzione e gli offrì la somma di 50.000 dollari per sostituire le 3 Mini con 3 Fiat 500 dotate di turbocompressore, ed inoltre si disse disponibile a fornire anche tutte le auto di altre marche di cui necessitavano per il film. La produzione di Un colpo all'italiana declinò questa offerta, motivando il rifiuto con il fatto che «il film era uno scontro tra noi [gli inglesi] e loro [gli italiani], dovevamo dimostrare che noi eravamo intelligenti e loro sciocchi».
Un colpo all'italiana doveva essere diretto da Peter Yates, regista di Bullitt, ma la Paramount Pictures impose Peter Collinson.
La pappa dei cervelli italiani [clicca sull'immagine per ingrandirla]
L'informazione italiana e il cervello degli ascoltatori/lettori. Un disegno del grande torinese Gianni Chiostri.
Si è fatta come Barbie! [clicca per ingrandire le immagini]
Si è fatta tale e quale a Barbie, con il bisturi: occhi da cerbiatta, capelli biondi che più biondi non si può, zigomi alti e appena accennati, labbra carnose, naso sottile e senza la minima imperfezione, pelle bianca e liscia come porcellana. E poi: seno almeno da quarta misura, vitino da vespa, un "lato b" che farebbe crepare d'invidia la Michelle Hunziker dello spot degli slip "Roberta" degli anni '90, gambe lunghe e sottili da cerbiatta.
Trota New Job
"Il mio nome è Trota, creo problemi". Mentre in Piemonte il reggitore di posacenere Roberto Cota sta cercando di capire come non avere contraccolpi troppo gravi dalla crisi della Lega Nord, la rete si scatena per trovare un nuovo lavoro a Renzo Bossi, improvvisamente trovatosi disoccupato, dopo i 12 mila euro mensili che era abituato a veder accreditati sul proprio conto, come stipendio da consigliere regionale.
Al grido di "TrotaNewJob", gli italiani - come sempre - dimostrano grande ironia e tanta fantasia. Quando non siamo seri, siamo in gamba, verrebbe da dire. "Cavia per l'addestramento alla colonscopia di medici affetti da Parkinson", dice Caratteracci. "La controfigura di Giuliano Ferrara nelle scene di sesso", propone Andrea H. Sesta. "Addestratore di vongole per documentari", twitta sempre Caratteracci. E poi "Parafulmini sul Pirellone", "Manichino per i crash test in Germania" (La pausa caffè), "Spingitore di cavalieri" (Le Fifre), "Ruttivendolo" (Matteo Grandi), "Allevatore di orsetti di peluche" (David Di Tivoli), "Ambasciatore di nazioni inesistenti" (L'Ideota), "Portaborse di Nicole Minetti" (Asino Morto). Insomma, c'è da ridere per non piangere.
A sua insaputa [clicca per ingrandire l'immagine]
La matematica non è un'opinione
Il 5 aprile 2012 Umberto Bossi si dimette da segretario federale del partito dopo l'inchiesta delle Procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria che ha fatto emergere che parte dei soldi della Lega Nord sarebbero stati utilizzati dalla famiglia Bossi e soprattutto dal figlio Renzo, detto "il Trota". Nel corso del medesimo Consiglio Federale durante il quale rassegna le proprie dimissioni, viene nominato Presidente della Lega Nord, succedendo a Angelo Alessandri. Nel ruolo di Segretario Federale, gli succede un triumvirato composto da Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago.



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