Rear
Rear

Però Torino

ekomsmoke

Dalle macerie di una Torino che non c'è più

Vota questo articolo
(2 Voti)

torino
La gente va dove c'è il lavoro. Inutile illudersi che una città si popoli per la sua bellezza, per la simpatia degli abitanti, per i monumenti antichi o per la ricca offerta culturale che vi si può reperire. Se così fosse, Venezia o Firenze avrebbero 10 milioni di abitanti. L'area metropolitana di Torino è sempre cresciuta, tumultuosamente sino agli anni settanta, poco, negli ultimi lustri. Però è arrivata a contare quasi due milioni di abitanti che, se non cambierà qualcosa, dovranno per forza ridursi prima o poi. Quando una società è ricca, ci si interroga se sia meglio vivere in un posto piuttosto che in un altro. L'opulenza rende annoiati, pretenziosi, arroganti. "Ma vuoi mettere Parigi? Ma ti pare che possiamo paragonarci a Londra?", si diceva negli anni ottanta, pure nei novanta, senza pensare troppo al fatto che i soldini per pagare l'aereo e l'albergo erano stati guadagnati in riva al Po.

 

Ora Torino è molto più vivibile rispetto alla città fabbrica che era diventata dopo decenni di dominio incontrastato Fiat. Il contrappasso rispetto all'apertura di tanti locali, alla ripulita dei palazzi, alla pedonalizzazione di vie e piazze, al recupero del Lungopò e del centro storico, è che a Torino c'è sempre meno lavoro. La nostra metropoli, bellissima ma misconosciuta, ricca ma masochista, capace ma modesta, aperta agli altri ma intrattabile soggettivamente, non ce la fa proprio a tirar fuori la testa. Ad avere tanto lavoro per tanta gente, tanta offerta di tempo libero, tanti trasporti pubblici efficienti, tanta sanità all'avanguardia. Manca sempre un pezzo per la normalità totale.

 

Però è anche su Facebook, entra qui e clicca su "mi piace"

 

Negli ultimi anni il "ma" di Torino è diventato il lavoro. Insieme alla crisi economica che ha colpito tutta l'Europa meridionale, c'è stato l'abbandono fisico da parte di Fiat della città. La Fabbrica Italiana Automobili Torino non produce più qui. Non fornisce più occupazione in modo consistente. Non crea più ricchezza sul territorio. Mantiene i capisaldi del suo potere, certo un po' annacquato, con il suo giornale, con i suoi uomini nei posti chiave delle decisioni cittadine, attraverso i rapporti forti e costanti con chi – eletto dai cittadini – dovrebbe governare Torino e il Piemonte a vantaggio dei propri elettori e non della grande industria che se ne sta andando. Con le difficoltà che si vivono tutti i giorni viene da chiedersi se non fosse meglio la città grigia, chiusa la sera e la notte, la Torino scorbutica e difficile dove però tutti avevano un lavoro, una casa, dove la società era piena di certezze e povera di colpi di testa.

 

Oggi la crisi tocca tutti o quasi: per i giovani trovare un lavoro, anche a tempo determinato, è diventata un'impresa da record. Per chi è stato espulso dal ciclo produttivo oltre i 50 c'è il problema di arrivare alla pensione in qualche modo. Per chi continua a provare a darsi da fare le difficoltà sono enormi. Ma non possiamo lasciarci andare alla retorica del rimpianto. Il "Si stava meglio quando si stava peggio" non ci può andare giù. Torino ha sempre trovato in sé le risorse per rinascere e ricrescere: anche questa volta lo può fare e la liberazione dal giogo (politico, economico, culturale) della grande industria va accelerata, non vista come un pericolo. Da lì, finalmente liberi, potremo provare ancora una volta a risorgere.

Giovanni Monaco

Gli editoriali

Video

Altro in questa categoria: « Agli immigrati diamo del lei

5 commenti

  • candido

    Questa citta' ha attirato un grande numero di extracomunitari perchè hanno tutto gratis passando davanti a quelli che pagano tutto, e un sacco di case vecchie a buon prezzo.e lo scopo è creare nuovi futuri elettori per la sinistra.. Le fabbriche non si tirano su' con la bacchetta magica ,non basta fare retorica con luoghi comuni e slogan del tipo diamo lavoro ai giovani,bisogna fare i conti con le leggi del mercato,ora diventato planetario, la fiat era una fabbrica drogata che viveva dei soldi dello stato e in cambio manteneva i posti di lavoro,ma alla fine la bolla è scoppiata, e nessuno ha fatto niente,se non sprecare altri soldi,pe rimanere al passo con i tempi. p.s. chi qui a torino pagava le fiat? riflettete...

    candido Mercoledì, 25 Luglio 2012 11:11 Link al commento
  • candido

    Questa citta' ha attirato un grande numero di extracomunitari perchè hanno tutto gratis passando davanti a quelli che pagano tutto, e un sacco di case vecchie a buon prezzo. Le fabbriche non si tirano su' con la bacchetta magica ,non basta fare retorica con luoghi comuni e slogan del tipo diamo lavoro ai giovani,bisogna fare i conti con le leggi del mercato,ora diventato planetario, la fiat era una fabbrica drogata che viveva dei soldi dello stato e in cambio manteneva i posti di lavoro,ma alla fine la bolla è scoppiata, e nessuno ha fatto niente,se non sprecare altri soldi,pe rimanere al passo con i tempi. p.s. chi qui a torino pagava le fiat? riflettete...

    candido Mercoledì, 25 Luglio 2012 11:08 Link al commento
  • franco

    Ma allora perchè la città ha assorbito un numero molto alto di stranieri? Invece di mollare tutto occorre rilanciare le fabbriche torinesi.

    franco Mercoledì, 18 Luglio 2012 08:05 Link al commento
  • franco

    Ma allora perchè la città ha assorbito un numero molto alto di stranieri? Invece di mollare tutto occorre rilanciare le fabbriche torinesi.

    franco Mercoledì, 18 Luglio 2012 08:04 Link al commento
  • franco

    Ma allora perchè la città ha assorbito un numero molto alto di stranieri? Invece di mollare tutto occorre rilanciare le fabbriche torinesi.

    franco Mercoledì, 18 Luglio 2012 08:04 Link al commento

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Commenti...

Clandestine Fantasie
Tropicana
Autoingros
eMotiKO 300 x 250 Nuovi
Wolmer Group
Bimbotta 300x250
salamandra luglio 2012
Banner eMotiKO 980x50